Porta Santa tipo porta Far West

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Foto: “Sarebbe bello entrare e anche uscire dalla stessa Porta Santa”

COME LE PORTE A SPINTA DEI SALOON

Quando nei precedenti Giubilei si andava a Roma, di solito, i pellegrini, per non intasare il traffico, entravano nella basilica dalla Porta Santa, ma poi uscivano da un’altra porta. Secondo me, in questo Giubileo della Misericordia, sarebbe bello entrare e anche uscire dalla stessa Porta Santa.

Se ci pensiamo bene, la Porta Santa, (ma di per sé ogni porta di chiesa) è come le porte a spinta dei saloon del Far Est, che si aprono allo stesso modo sia verso l’interno che verso l’esterno.

Mi dicono che a Torino, alla porta di una chiesa, su un pannello bifrontale, entrando si legge: “Qui si entra per adorare e servire Dio“; e uscendo si legge: “Da qui si esce per servire i fratelli“.

Nel Giubileo si passa la soglia della Porta Santa col desiderio di avere grazia e misericordia dal Signore, di cui abbiamo tutti bisogno (“Se tu guardi le colpe, Signore, chi potrà stare davanti a te?”). Ma la parabola del servo spietato (Mt 18, 23-35) ci fa capire che dalla stessa porta si dovrebbe uscire con l’impegno di usare poi a nostra volta misericordia verso chi ha dei debiti verso di noi.

LA PORTA È SANTA IN ENTRATA MA ANCHE IN USCITA

A questo proposito. trovo perfettamente calzante un’osservazione che il Vescovo emerito di Livorno, Mons. Alberto Ablondi, faceva a riguardo della Messa domenicale. A un giornalista che gli chiedeva se non era preoccupato per il fatto che ben il 90% dei livornesi non andasse a Messa la domenica, quel Vescovo rispose: “Certo che sono preoccupato. Come potrei non esserlo? Ma le dirò che ciò che mio preoccupa ancora di più è come esce dalla Messa il 10% dei praticanti”.

Riferendoci al Giubileo, conterà non tanto il numero di chi varcherà in entrata la Porta Santa, ma come (con che animo, con che impegno) ne usciranno i pellegrini che hanno ottenuto la misericordia del Signore. Prima di uscire, ognuno dovrà sentirsi dire nel cuore dal Signore e dalla Chiesa: “Hai ricevuto grazia e perdono. Ora va’ e fa’ anche tu lo stesso. Porta misericordia e perdono nella tua famiglia, sul lavoro, nella vita sociale, nel divertimento stesso”. Con concretezza! “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3, 18).

USCENDO DALLA PORTA SANTA. LE OPERE DI MISERICORDIA

Ma in concreto, che cosa vuol dire? Qui possono servire gli elenchi delle famose “opere di misericordia”. Innanzi tutto le sette opere di misericordia spirituale (Consigliare i dubbiosi; Insegnare a chi non sa, Ammonire i peccatori, Consolare gli afflitti, Perdonare le offese, Sopportare pazientemente le persone moleste, Pregare Dio per i vivi e per i morti); Poi quelle di misericordia corporale (Dar da mangiare agli affamati, Dar da bere agli assetati, Vestire chi non ha di che vestirsi, Alloggiare chi non ha casa e accogliere rifugiati e migranti, Visitare gli infermi, Far arrivare la propria carità anche ai carcerati, Curare la sepoltura dei morti).

Attenzione: non si tratta di elenchi esaustivi, ma di indicazioni suscettibili di ampliamenti in base alla fantasia dell’amore di ognuno. Ulteriore attenzione: le opere di misericordia non vanno fatte per accumulare meriti e aspettarne la ricompensa, ma vanno fatte per pura riconoscenza per tutto il bene che il Signore ha dato a noi. In altre parole, il Giubileo ci impegna a fare come Zaccheo, lo strozzino. Ricordate? (Lc 19, 1-10). Zaccheo non ha cominciato a fare il bravo per meritare che Gesù andasse da lui a premiarlo, ma ha cominciato a fare il giusto dopo che Gesù lo aveva visitato e perdonato dei suoi gravissimi peccati contro i poveri. Buon Giubileo a tutti, dunque!

 

 

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