Redona, la coesione sociale si realizza a cena. Giovani e anziani a tavola si scoprono più vicini

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Una cena tra giovani e anziani, scambiandosi sorrisi e servendo ai tavoli insieme. Nella serata di sabato 12 dicembre, al Polo Civico di Redona, si è tenuta la cena di Coesione Sociale tra le associazioni, i gruppi e gli enti che promuovono attività di coesione per il quartiere. Tre lunghe tavolate e un ambiente semplice (ma denso di calore) sono stati gli ingredienti di questa cena fuori dagli schemi e dai cliché, che ha visto concretizzarsi il tanto invocato dialogo intergenerazionale. Gomito a gomito hanno infatti lavorato, a titolo di esempio, Giancarlo Galimberti, presidente del Circolo Anziani di Redona, e Greta Zambelli, 21 anni, presidente dell’associazione Mellow Moood.
«Stare insieme, uniti, è la cosa più importante- ha sottolineato lo stesso Galimberti- il dialogo tra giovani e anziani si realizza attraverso la collaborazione: noi vogliamo essere presenti, essere disponibili, non solo rispetto alle nostre attività sociali, ma anche nei loro confronti, offrendo il nostro supporto». E lo sguardo di affetto che Galimberti riservava in ogni momento a Greta Zambelli era decisamente significativo, analogo a quello di un nonno nei confronti della nipote più giovane. «Per noi la cena di stasera rappresenta un gesto molto importante- ha spiegato il presidente dell’associazione Mellow Mood- i miei coetanei si sono infatti resi disponibili a passare una serata con le persone anziane, che magari non utilizzano le nostre stesse parole, ma con cui ci si può divertire in maniera diversa dal solito. In fondo sono stati giovani anche loro e ci raccontano episodi legati alla loro gioventù, ma non solo: ci danno sempre una mano, quando dobbiamo organizzare un’iniziativa». Alla cena hanno partecipato anche don Marco Scozzesi, curato dell’oratorio di Redona e il parroco don Gianangelo Ravizza. «Credo che la cena di stasera sia un segno d’amicizia e di dialogo tra generazioni, sia a tavola ma anche nella condivisione del servizio- ha spiegato lo stesso don Scozzesi- in poche parole ha un valore di auspicio e di augurio. E non dimentichiamo che il ruolo dei nonni nella nostra società è molto importante e i ragazzi sono spontaneamente riconoscenti alle persone anziane che si dimostrano attente nei loro confronti. Alla serata partecipano anche le associazioni di quartiere che si occupano dei temi legati alla disabilità e credo che anche questo sia importante, per far interagire in modo amichevole mondi solo apparentemente lontani: questo è in fondo il compito della comunità cristiana, ma anche del territorio. E per tradurre tutto questo è giusto puntare anche su aspetti legati alla quotidianità, abituando le persone a condividere uno spazio “casalingo”, sedendosi insieme a tavola: non è scontato, è un percorso che va preparato e condiviso, ma quando si realizza si trova sempre grande disponibilità in tutti gli attori coinvolti». E anche per Alberto Cattaneo, redonese e uno dei soci dell’Edoné (lo spazio situato nel quartiere e frequentatissimo dai più giovani) «è importante che i giovani servano ai tavoli e non siano serviti: è un aspetto significativo, ma certamente non l’unico. E’ molto bello, infatti, che ci sia la possibilità di passare una serata diversa dal solito, non solo con i coetanei, ma anche persone che hanno molta più esperienza e da cui i giovani possono imparare qualcosa, in un’ottica di scambio». Entusiasta dell’esito della serata anche Marisa Casu, volontaria instancabile e tuttofare del Centro Anziani. «Adoro i giovani e bisogna stare in contatto con loro: e la serata di stasera ha rappresentato un bel connubio». Al termine della cena (a base di antipasti bergamaschi, pizza, panettone e biscotti “homemade” senza glutine), un signore ammette di essere rimasto piacevolmente stupito nel corso di questo incontro. «È bello vedere questi giovani così bravi che si danno da fare: chi non vive queste realtà può rimanere prigioniero di pregiudizi o stereotipi dei media legati al mondo giovanile, pensando che tra di loro regni il menefreghismo. In realtà, entrando nelle situazioni ci si accorge che ci sono tanti giovani attivi e che si rimboccano le maniche, anche vicino a noi».

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