Santa Lucia: il segreto di una notte magica. E la bellezza di un grazie

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«Santa Lucia è la notte più lunga che ci sia». Così si diceva una volta e così si è ripetuto tale e quale di generazione in generazione, chissà ormai da quanti lustri. Tra il 12 e il 13 dicembre infatti non sarà facile chiudere occhio per molti bambini, in trepida attesa di una qualche avventura notturna con la Santa. Ci saranno meno ore di luce, certamente, ma non è questo a rendere speciale la festività, che mobilita ogni anno genitori e maestre (in particolare della scuola dell’infanzia e della primaria) per la stesura della letterina dei desideri e la gita alla chiesa della Madonna dello Spasimo (detta “chiesa di Santa Lucia”) nel centro di Bergamo, in via XX Settembre. È una notte che si prepara col cuore, con un anticipo di diversi giorni, in ogni minimo particolare.
A mia mamma brillano gli occhi quando mi racconta le sue emozioni di bambina: «Anche se non dormivo ancora stavo con gli occhi chiusi sotto le coperte ad aspettare che suonasse il campanellino dell’asinello perché mia mamma mi diceva che se avessi visto Santa Lucia non mi avrebbe portato i regali». E lo stesso è successo a mio papà, a me e a mia sorella, e fra pochi giorni accadrà a tanti altri bambini. È forse una delle festività più sentite dai genitori, per la quale si danno molto da fare. Innanzitutto la preparazione della letterina, o magari qualche disegno, per chi non sa ancora scrivere. Oltre ad essere un momento di gioia e speranza per i bambini, che possono desiderare e chiedere qualcosa di ambito, e di divertimento per i genitori che a volte devono fare contrattazioni per scendere a compromessi col portafogli, è anche un momento di riflessione su un primo principio di moralità e di regola: «Sei stata/o brava/o tutto l’anno? Se no la Santa Lucia ti porta il carbone», anche se era lo stesso zuccherato, a chi non è capitato di riceverlo almeno una volta? Per quel che mi ricordo era buono anche quello! Da lì ha inizio il periodo di attesa, il più emozionante. Si porta la letterina in chiesa, chi coi genitori, chi con le maestre, si prega che i propri desideri vengano esauditi e si pensa ai bambini meno fortunati: alcuni lasciano vecchi giocattoli, libri o peluche per loro, oppure cercano di ingraziarsi la Santa lasciandole il ciuccio (così si diventa grandi…), accanto al baule per le offerte. I ragazzi dell’Upee da qualche anno animano le giornate più intense di consegna delle letterine leggendo con i bambini una preghiera di ringraziamento a Gesù, una filastrocca su Santa Lucia e la sua storia. Alla fine distribuiscono anche una lettera per i genitori: un invito a vivere bene questa bella tradizione con i loro figli. Stare nella chiesina tutti attorno alla teca illuminata di Santa Lucia, circondata dalle letterine e dai disegni dei bambini è un’esperienza piena di magia Passano i giorni e arrivano le insicurezze, forse qualcuno cerca di essere più buono del solito con le maestre, in famiglia o con gli amichetti di scuola. E così in men che non si dica il fatidico giorno si avvicina e i genitori si consultano. Mamma: «Siamo a posto coi regali?» papà: «Yes!» Mamma: «Preso il campanellino?», papà: «Ce l’ho», mamma: «il caffè e il latte per la Santa?», papà: «Ce li ho!», mamma: «La farina per fare la polenta?», papà: «Ehm…Amore sai che forse l’abbiamo finita?». E così si va alla ricerca di ciò che manca fino alla sera del 12 dicembre, in cui tutto è pronto. Si allestisce ogni cosa per aumentare la tensione e la veridicità del fatto. Si mettono a letto i bambini e si raccomanda di chiudere bene gli occhi, alcuni genitori più «splatter» raccontano che si può rimanere accecati se si vede la Santa (perché aveva perso la vista cavandole gli occhi quando si era convertita al cristianesimo, donando tutta la sua dote agli altri). Si preparano caffè, latte e farina, e poi si aspetta un po’ ma non troppo prima di munirsi di campanellino e ciabatte adeguatamente rumorose per salire le scale. A questo punto, si cerca di mantenere una certa calma per realizzare il piano: salire le scale e suonare davanti alla porta dei bambini il campanellino, mi raccomando, senza inciampare! Infine si beve il caffè e il latte per far vedere che la Santa ha gradito i doni e si fa sparire la farina. «La mattina ci si svegliava presto, all’alba, o comunque alle prime luci – racconta mio papà – non si poteva aspettare oltre per l’eccitazione, anche se faceva freddo. Mi ricordo quando mi hanno regalato un camion in legno che aveva costruito per me un falegname. E poi si correva in strada, nella contrada, a confrontarsi sui doni ricevuti e a giocare con gli altri bambini che abitavano vicino». Anche mia mamma conferma: «Io scendevo a parlare coi bambini in cortile, una volta le porte erano sempre aperte, nessuno girava in strada, e così appena scartati i regali si correva fuori a raccontarseli e a giocare insieme!». Tutto questo è Santa Lucia, un primo approccio al mistero della vita. In una ricorrenza di tradizione e di fede si ha la possibilità di trasmettere ai propri figli la bellezza e la grazia di alcuni valori importanti come la gentilezza, la gratitudine e la solidarietà, che non devono mai diventare scontati. Se si è buoni e gentili si ottiene il bene, così è importante ringraziare perché non è scontato riceverlo dagli altri e così è bello condividerlo, perché non sempre si ha qualcuno con cui poterlo fare.

La foto è di ©Rossella Fenili

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