Attacco terroristico in Libia. Oltre 60 vittime a Zliten, e 150 feriti. L’Isis rivendica

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Attentato terroristico in Libia. A Zliten un camion imbottito di esplosivo è stato lanciato contro un centro di addestramento della polizia provocando diverse decine di vittime, secondo le prime stime potrebbero essere circa 60, ma il bilancio è provvisorio. Ci sono anche oltre 150 feriti. L’azione terroristica è stata rivendicata dalla branca libica dell’Isis. La notizia viene riportata dall’agenzia Amaq, uno dei media ufficiali del califfato, secondo la quale l’attentato è stato messo a segno “da uno degli eroi dello Stato islamico a Zliten”. I commenti si affollano sui social network. In un messaggio su Twitter, il gruppo terroristico sostiene di aver provocato la morte di 100 persone. “Abbiamo attaccato un gruppo di più di 100 tra soldati e poliziotti tiranni spargendo i loro resti dappertutto”.
L’esplosione nella città di Zliten che si trova sulla costa del Mediterraneo nell’Ovest del Paese è avvenuta intorno alle 8 di mattina dell’ora locale mentre centinaia di reclute erano affollate davanti all’ingresso del centro di addestramento.
La situazione in Libia è tesa da tempo. Molti i segnali arrivati negli ultimi mesi.  Secondo Francesco Strazzari, docente di relazioni internazionali alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa “l’unica strada percorribile” per evitare il divampare del conflitto e contrastare l’avanzata dello Stato islamico nel Maghreb è l’appoggio ad un governo di unità nazionale in Libia con “la scommessa su una distensione regionale”. Altrimenti si rischia che il conflitto interno degeneri, provocando addirittura la migrazione dei libici sui barconi. L’Italia, secondo Strazzari: «Dovrebbe comportarsi con coerenza per mantenere la soluzione politica di un governo di unità nazionale come bussola del proprio orientarsi sul teatro libico, anche a costo di affrontare le contraddizioni dovute agli interessi economici. Dovrebbe dotare questo governo di strumenti, ad esempio la messa in sicurezza dei porti, il training dell’esercito. L’Italia deve riuscire a mantenersi ben agganciata alla legalità internazionale e ad una coalizione con i due grandi rivali, Egitto ed Algeria. La linea intrapresa finora dal ministero degli esteri è saggia. Potrebbe andare un po’ più in là, rassicurando rispetto all’entità dei propri interessi. La scommessa su una distensione regionale è l’unica strada percorribile».

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