Effetto serra II. L’arte supera i confini del carcere. Alla scoperta delle piante dormienti dell’orto botanico

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“Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici”. Su queste parole, che compongono l’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, si basano le attività che si rivolgono alla casa circondariale di Bergamo da parte dei Servizi Educativi della Gamec – Galleria d’arte moderna e contemporanea. “L’intenzione è quella di portare il museo in luoghi dove altrimenti non ci sarebbe – spiega Giovanna Brambilla, responsabile dei Servizi educativi – Permettere anche ai detenuti di fruire dell’arte attraverso diverse attività: vedere filmati e immagini sulle mostre in programmazione alla Gamec, come l’attuale su Malevic, ammirare da vicino, magari, un’opera d’arte. Tempo fa era stato fatto con una scultura di Manzù, rimasta più di un mese in carcere. E, infine, come in questo caso, anche partecipare a vere e proprie attività creative. Prendendo spunto dalle opere che compongono di volta in volta le esposizioni del museo si creano nuove suggestioni da condividere al di fuori della casa circondariale, creando così anche un legame tra detenuti, arte e città”. Il primo progetto risale a 9 anni fa, l’ultimo si chiama “ Effetto Serra II” ed è stato realizzato con l’artista ed educatore della Gamec Giovanni Fornoni, in collaborazione con l’Orto Botanico “Lorenzo Rota” e con il contributo del Credito Bergamasco. Fino a domenica 17 gennaio sarà possibile vedere il lavoro di due anni di percorso svolto attorno all’erbario di Giacomo Manzù: trenta studi di erbe e fiori realizzati dall’artista con china su carta nel 1944 a Laveno durante un soggiorno nella villa di amici. Le tavole che compongono questo prezioso patrimonio, conservato dalla Gamec e di proprietà della Fondazione Credito Bergamasco, sono state “portate all’interno della casa circondariale per mostrarle ai detenuti e sono state lo spunto per il lavoro di illustrazione delle piante dormienti dell’orto botanico, condotto dall’artista ed educatore museale Giovanni Fornoni”, continua Brambilla. La tecnica usata per realizzare le piante dormienti è quella della penna Bic (su carta da spolvero): “semplice da usare, ma di grande effetto, produce lavori raffinati. E’ stata scelta sia perché si avvicina a quella dell’erbario sia perché permette ai detenuti di proseguire in un cammino personale e autonomo, e quindi anche di perfezionarsi”. Una serie di tavole, tra cui 3 di grandi dimensioni, compongono questo progetto che è rivolto al pubblico: “Coloro che hanno realizzato le tavole non avevano pregressi artistici, ma hanno creato lavori di qualità – prosegue Brambilla – Tutti i progetti artistici nella casa circondariale sono pensati per uscire dalle mura del carcere per una restituzione alla città e al tempo stesso per permettere ai detenuti di rendersi visibili, un po’ come i detenuti hanno fatto con le piante dormienti rendendole visibili sulla carta”. Piante che, grazie ai disegni, i visitatori dell’Orto botanico possono vedere. L’arte dunque lega la casa circondariale e la città, sia come Gamec sia come Orto Botanico sia come visitatori. Ad arricchire l’esposizione, un depliant-catalogo presente sia in Gamec sia all’Orto Botanico con tutte le piante dormienti. Per osservare i lavori bisogna recarsi alla Gamec nello spazio Caleidoscopio, da martedì a domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L’ingresso è libero.

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