La Giornata per l’insegnamento della religione cattolica: educare alla speranza

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Domenica nella diocesi di Bergamo ricorre la Giornata per l’insegnamento della religione cattolica. La scuola è “un luogo di incontro – scrive il vescovo Francesco Beschi nel messaggio scritto per questa occasione – in cui si può sperimentare uno stile, un criterio, un principio vitale di servizio che supera la neutralità indifferente e il pluralismo dispersivo e vuoto. E’ importante che soprattutto i nostri figli, i nostri giovani trovino sulla loro strada testimoni credibili di misericordia, che con la vicinanza, la condivisione e la risposta ai loro bisogni più veri, credibili di misericordia che con la vicinanza, la condivisione e la risposta ai loro bisogni più veri, parlino il linguaggio dell’amore e aprano – nello smarrimento di questi nostri tempi – porte di speranza e grandi orizzonti”. Il vescovo mette l’accento sull’importanza del ruolo degli insegnanti e degli educatori: “Hanno la responsabilità di entrare in un dialogo costruttivo ed efficace con i loro alunni, mostrando come la ricchezza delle relazioni continuative e quotidiane sia capace di promuovere la persona, di liberarla dall’isolamento e dalle paure e di farla crescere in dignità e coraggio. Particolarmente delicato è il compito degli insegnanti di religione…A loro è affidato anche il compito impegnativo della trasmissione e della rielaborazione della cultura cristiana nel contesto della società attuale, che tende a prescindere dalle sue radici più vere e profonde”. Non catechesi, dunque, non indottrinamento, ma un approfondimento culturale, una formazione umana a tutto tondo “che favorisce negli alunni l’accostamento, la scoperta e il riconoscimento della verità, della bellezza, della bontà e della giustizia, aspirazioni e valori che trovano nel Vangelo un fondamento reale, unico e originale e che hanno permeato la nostra civiltà italiana ed europea”.
Sono quasi 120 mila a Bergamo e provincia i bambini e ragazzi che si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, dalla scuola dell’infanzia alle secondarie di promo grado. In percentuale rappresentano l’82% del totale. I docenti sono 427, soprattutto laici (355). Sono soltanto 72 i preti, presenti quasi esclusivamente nella secondaria di primo grado. Sono 150 quelli assunti a tempo indeterminato (di ruolo dopo il concorso del 2004), gli altri sono incaricati annuali o supplenti. Sono soprattutto uomini e donne sposati con figli. La preparazione professionale, coniugata con l’esperienza familiare ed ecclesiale, definisce un loro stile specifico. L’ora di religione, proprio grazie a questo stile, diventa un’opportunità per tutti: “C’è uno sforzo costante – sottolinea don Valter Pinessi, collaboratore dell’ufficio Irc – per favorire l’inclusione dei più fragili, relazioni interpersonali di qualità e l’integrazione degli stranieri. Purtroppo soltanto il 25/30% degli stranieri si avvale di questo insegnamento. È curioso notare come alcune adesioni di alunni non di religione cattolica siano aumentate dopo una corretta presentazione della religione negli open day della scuola e ancor più per la stima guadagnata sul campo da tanti bravi insegnanti. Le maggiori resistenze vengono dal mondo islamico di stretta osservanza; la curiosità e disponibilità di tanti ragazzi si scontra con la rigidità dei loro genitori. Non mancano esperienze molto belle di confronto e di socializzazione all’interno delle singole classi quando ci sono ragazzi di etnie e religioni diverse”.

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1 commento

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    Annamaria Baldo on

    L’ora di religione nelle nostre scuole VA DIFESA nonostante le enormi difficolta’ e non solo per la presenza sempre maggiori di studenti stranieri. VA DIFESA non certo per proselitismo e facili moralismi da cui i giovani (tutti) rifuggono ma perché resta uno dei rari momenti all’interno della scuola di confronto e dialogo aperto. Anche di educazione alla percezione della parte più profonda e spirituale di sé (non è un caso che da anni si pratica anche l’educazione all’affettività ). Deve rappresentare un momento importante di lettura e conoscenza dei testi evangelici e della figura di Gesù Cristo sempre così attuale, moderna e rivoluzionaria quindi “giovane”. Questione sensibile resta la formazione dei formatori. Ma questo è vero anche per tutte le altre discipline scolastiche!

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