L’oratorio alla prova della pastorale migratoria: la sfida è creare legami

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In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato la Diocesi di Bergamo si interroga, lasciandosi provocare dal messaggio di Papa Francesco, oltre che titolo della giornata, «Migranti e rifugiati ci interpellano». Fra le numerose iniziative, ecco il convegno che si terrà sabato 16 gennaio all’Oratorio di Terno d’Isola (inizio ore 9,15), dal titolo «L’ oratorio alla prova della pastorale migratoria», occasione durante la quale si approfondiranno le risposte offerte al fenomeno migratorio da una delle realtà più forti sul territorio bergamasco, quella dell’oratorio, e le sfide che nascono dai progetti avviati nelle comunità.
Don Massimo Rizzi, direttore dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti, e don Emanuele Poletti, direttore dell’Ufficio per la Pastorale dell’Età Evolutiva, promotori dell’iniziativa, vedono in quest’incontro il punto di partenza di un processo di integrazione e condivisione. «L’obiettivo della giornata – spiega Don Massimo – è quello di capire come e perché l’oratorio, che da sempre sul territorio bergamasco ricopre un ruolo fondamentale per la relazione e la socializzazione di bambini e ragazzi, famiglie e diverse generazioni, possa cambiare per rispondere a questa nuova realtà sempre più presente». L’ oratorio nella nostra tradizione è luogo di accoglienza, la porta e il cancello sempre aperti in cui tutti possono entrare. «Bisogna evitare – sottolinea Don Massimo – di correre il rischio di accogliere, inteso come l’accorgersi e il riconoscere l’esistenza di gruppi etnici differenti nei confronti dei quali adottare un atteggiamento di tipo caritativo – assistenziale. Ora bisogna fare di più, bisogna creare legami e aiutare a vivere una dimensione di appartenenza alla comunità. L’oratorio che è sempre stato luogo in cui i cristiani italiani hanno avuto modo di sperimentare e vivere il sentirsi parte di una comunità ora deve diventare punto di partenza su cui lavorare, luogo da cui ripartire, sconvolgendo gli schemi e i modelli di pastorale, perché possa essere ancora una risorsa a livello territoriale». Anche Don Emanuele, che rappresenta in questo dialogo la parte chiamata ad accettare la sfida che i fenomeni migratori lanciano, ribadisce come questa giornata di formazione nasca dall’esigenza tanto dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti quanto dell’UPEE di ribadire che l’oratorio dovrà e potrà continuare ad essere luogo per tutti soltanto se sarà in grado di esserlo realmente, non soltanto come luogo di accoglienza e apertura, ma di vita, incontro e relazione multiculturale e multireligiosa. «In passato l’oratorio era il luogo all’interno della comunità cristiana dedicato all’educazione dei ragazzi. Oggi è chiamato a modificare e adattare le attenzioni educative nei confronti di nuovi ragazzi, che non sono più soltanto italiani e cattolici. L’integrazione e l’intercultura ci provocano ad una riflessione della quale l’oratorio deve farsi promotore». Anche don Emanuele, come don Massimo, riconosce all’oratorio l’essere punto di partenza e risorsa per le prospettive future, nel quale e dal quale parta una domanda condivisa a livello parrocchiale, comunitario e vicariale, e cioè, «chi vuol essere l’oratorio per poter essere di tutti?».

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