Mia figlia, adolescente, non va più a messa. Non so cosa fare

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Mia figlia, sedici anni, ha deciso: non andrà più a messa. Non mi ha spiegato molto il perché della sua decisione. Ma mi pare che si senta la “bestia rara” nel gruppo degli amici. Ho cercato di spiegarle la bellezza della fede e della messa. Ma ovviamente non ci sono riuscito. Tu cosa le avresti detto al mio posto? James

Probabilmente, al suo posto, avrei detto le stesse cose, caro James, sottolineando che, abbandonare con superficialità “un tesoro”, senza essersi presi la briga di dissotterrarlo, dispiace molto. Sono consapevole, tuttavia, che nell’ambito della fede “le prediche” e gli ammonimenti, spesso, sortiscono l’effetto contrario e che il miglior atteggiamento è il rispetto, la testimonianza personale e l’accompagnamento silenzioso e nascosto della preghiera. Nella fede non si può imporre nulla!

ANCHE IL RIFIUTO DELLA MESSA FA PARTE DELLA CRESCITA

La scelta di sua figlia sedicenne è, in un certo senso, indice del processo di crescita e di autonomia tipico della sua età: la fede ricevuta in dono dalla famiglia ha bisogno di essere rimotivata in modo personale e libero, per essere nuovamente scelta con responsabilità, pena l’inaridimento della scelta stessa.
La pratica cristiana non è facile da comprendere per nessuno, a maggior ragione per una giovane di questa età: le motivazioni che sono sempre state alla base delle sue scelte non bastano più, sono necessarie risposte nuove che rispondano agli interrogativi che abitano nel cuore inquieto di ogni adolescente e giovane.
L’Eucarestia è realmente, per tutti, una celebrazione complessa, difficile da capire: spesso può rivelarsi un rito vuoto e sterile, staccato dalla nostra esistenza, pesante e dai tocchi moralistici, che chiude la nostra libertà, anziché aprirla a respiri e ad orizzonti più grandi, mortificando anziché promuovere, oppure una “bella” pausa settimanale che aiuta a prendere le distanze dalla quotidianità, una sorta di “festa” comunitaria, ma niente di più!

SPESSO NELLE NOSTRE CHIESE LA “BELLA NOTIZIA” NON È BELLA

Dispiace molto constatare che nelle nostre chiese, l’annuncio cristiano, per diversi motivi, a volte non è recepito come la buona notizia capace di dare pienezza alla vita! Siamo così assuefatti dalle cose di Dio che non ci stupiamo più di nulla. A ragione i giovani e gli adolescenti abbandonano una simile religiosità e si gettano alla ricerca di “quell’altro” di cui sono affamanti e assetati! Molti di essi non vi ritorneranno più se non dopo cammini esistenziali dolorosi e la loro adesione al Vangelo sarà simile a una vera e propria conversione, una autentica esplosione di fede.

SPESSO GLI ADULTI VOGLIONO LA PRATICA MA NON CURANO LA FEDE

Afferma don Armando Matteo che “i giovani di cui i sociologi evidenziano l’estraneità alla fede, sono figli di adulti che non hanno dato più spazio alla cura della propria fede cristiana: hanno continuato a chiedere i sacramenti della fede, ma senza fede nei sacramenti, hanno portato i figli in Chiesa, ma non hanno portato la Chiesa ai loro figli, hanno favorito l’insegnamento di religione, ma hanno ridotto la religione a una semplice questione scolastica. Hanno chiesto ai loro piccoli di pregare e di andare a Messa, ma di loro spesso neppure l’ombra, in Chiesa. E soprattutto i piccoli non hanno colto i loro genitori nel gesto della preghiera o nella lettura del vangelo. Hanno imposto, questi adulti, una divergenza netta tra le istruzioni per vivere e quelle per credere, una divergenza che, pur non negando direttamente Dio, ha avallato l’idea che la frequentazione della vita in parrocchia e all’oratorio e pure la scuola di religione fosse un semplice passo obbligato per l’ingresso nella società degli adulti e tra gli adulti della società”.
Potrebbe essere utile, allora, che anche noi adulti, praticanti o meno, ci domandassimo quali sono le motivazioni vere che ci hanno spinto verso questa decisione, poiché, forse non ne siamo del tutto consapevoli.
Certo è che la questione è molto delicata, e non può risolversi con qualche ammonimento moralistico.

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