Non ho più voglia di pregare

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Sono stato a messa per il Natale: dovere di firma per i figlioletti. Ne ho due e cominciano a frequentare la catechesi. Ma io non riesco più a pregare. Ne ho perso la voglia. Ho sentito ancora parlare del silenzio di Dio. Ma nel mio caso sono io che faccio silenzio. Che cosa mi dici, tu che invece hai un colloquio quotidiano con “lassù”? Giambattista

Caro Giambattista, la tua domanda apre vasti orizzonti di riflessione e di ricerca che tento di percorrere sapendo di poter offrire solo un piccolo contributo.

LA PREGHIERA È QUESTIONE DI RELAZIONE

Dici che non riesci a pregare e soprattutto che hai perso la voglia di farlo. Bisognerebbe capire e discernere quanto è determinante la fatica nel pregare, e quanto incida la voglia di non farlo. La preghiera risponde alla logica del desiderio e dell’amore, e apre alla dinamica delle relazioni: è entrare in relazione con Qualcuno, il Dio di Gesù Cristo, riconosciuto importante e significativo per la propria esistenza. Il desiderio anima una ricerca, spinge verso qualcosa, apre alla relazione, all’incontro; sa rimanere nella sospensione e nell’attesa, anche quando l’Altro sembra lontano o assente, e sa permanere nel silenzio, sino a che si sveli e si comunichi. Non teme la fatica perché la passione che lo anima lo spinge fuori di sé: è una realtà che trascende!

ANCHE IL SILENZIO PUÒ ESSERE PREGHIERA

Le forme della preghiera possono mutare a secondo del cammino interiore, delle età della vita e dei passaggi esistenziali e spirituali. Anche il silenzio può essere preghiera, poiché è un linguaggio intriso di una “Presenza”: quando una relazione è particolarmente significativa e importante, si esprime con il linguaggio del silenzio. Dio parla nella Parola, lui che è Parola, e nel silenzio, luogo della sua presenza. Egli nasce nel silenzio: “Mentre un profondo silenzio avvolgeva la terra e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente è discesa dal cielo”. Il silenzio di Dio non è lontananza, ma un altro linguaggio per comunicarsi all’uomo, e come tutti i linguaggi occorre saperlo e volerlo decodificare. Ma esso si colloca dentro lo spazio delle fede che è affidamento, fiducia in Colui che si ritiene affidabile perché ci ha amati sino al dono della vita. La preghiera è l’atteggiamento del figlio che racconta e consegna la propria vita e quella del mondo a Dio. Ma è anche porsi in atteggiamento profondo di ascolto per sentire ciò che Lui dice nel silenzio del cuore, nella voce della sua parola, negli eventi quotidiani … Saper ascoltare è una delle attitudini più difficili e impegnative che richiede esercizio, ascesi, impegno, per uscire da sé e dare spazio all’altro, per scorgere la parola, la richiesta che l’altro ci rivolge attraverso la voce, il volto, i gesti. Il cammino della preghiera è impegnativo ma anche affascinante, e come i cammini a volte è in salita e altre in discesa. Il Signore ci attende, anzi, è lui che ci cerca, e non si stanca mai di offrirsi a noi come opportunità di relazione significativa e totalizzante che dona vita. Anche quando noi ci allontaniamo e facciamo a meno di lui, non teme, rimane nella relazione, cerca vie per raggiungerci: solo la nostra libertà, il nostro rifiuto, possono escluderlo.

NON BASTA FARE CIÒ CHE PIACE

Nel nostro mondo così ricco di stimoli e suggestioni si rimane dispersi e un po’ smarriti, si è attratti da tante cose e si può perdere la bellezza e la freschezza della fede che anima la vita. Inoltre si è spinti a valutare ogni scelta a secondo del piacere o meno, della soddisfazione e non del valore e dell’importanza che essa può assumere per il bene della vita, per maturare come uomini e come credenti. Occorre liberarsi dalla superficialità e dal conformismo e scegliere in relazione ai valori e non al “mi piace” o al “mi sento”, accettando la fatica dell’incarnare nel quotidiano ciò in cui si crede e ritagliandosi del tempo per le cose importanti. Forse Giambattista, l’inizio della catechesi dei tuoi ragazzi può rappresentare per te la via del ritorno a Lui. Accompagnarli nel loro itinerario di fede può essere anche per te un riavvicinamento al Signore, un ritorno a Lui attraverso il loro nuovo cammino. È un’ opportunità preziosa, o meglio, un dono che il Signore ti offre: una seconda chiamata alla comunione con Lui. Anche a te, come a tutti i chiamati, è richiesto l’assenso, il tuo eccomi, perché la vita scorra in pienezza. Buon cammino!

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