Il cardinale Bagnasco: «L’ora di religione non è catechismo ma cultura. Un’opportunità per tutti»

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L’ora di religione a scuola «non è catechismo», che «si fa in parrocchia», ma «cultura», per questo «raccomando ai giovani di non lasciarsi guidare da pregiudizi che circolano, e di non perdere un’opportunità formativa importante come persone e cittadini». Lo scrive il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nel messaggio per la Giornata di sensibilizzazione alla scelta dell’ora di religione nelle scuole. Il cardinale ricorda che «è tempo di iscrivere gli studenti alla scuola per il prossimo anno» e quindi «è tempo di scelte che andranno a segnare il percorso formativo di tanti giovani, ragazzi e bambini» che «sono il nostro futuro». Ai genitori ricorda che il meglio per i figli «coincide innanzitutto con la formazione della mente e del cuore ai grandi valori della vita, a ciò che conta veramente, smascherando miti e ingannevoli apparenze». La scuola, prosegue il porporato nel testo diffuso sul sito web della diocesi di Genova, «si affianca al compito educativo che la famiglia ha per sua naturale vocazione» e l’ora di religione cattolica «è l’esposizione della storia e della dottrina cristiana; è l’affronto dei grandi temi dell’uomo e della vita». L’insegnamento della religione, pertanto, «introduce non solo agli universali interrogativi dell’esistenza, ma anche offre a tutti, cristiani e non cristiani, la possibilità di comprendere la società e la cultura del nostro Paese e dell’Europa».
«Pensare di marginalizzare la dimensione religiosa sarebbe ingenuo e antiumano, perché vorrebbe dire privare l’uomo di una dimensione essenziale che proprio oggi si rivela indispensabile». Don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale della Cei per l’insegnamento della religione cattolica (Irc), replica in questi termini a chi teorizza l’irrilevanza delle religioni per scongiurare lo scontro di civiltà e il ripetersi di tragedie come quella di Parigi. Spiega in che modo, in Italia, l’insegnante di religione possa fare “chiarezza” non solo sulla identità cristiana, ma anche su quella islamica e delle altre religioni, nel rispetto della coscienza degli alunni e all’insegna del confronto e del dialogo. Questo dialogo può cominciare già sui banchi di scuola, visto che quasi il 90% degli studenti, tra cui molti stranieri, sceglie di avvalersi dell’ora di religione. L’Italia, spiega don Saottini, a differenza di altri Paesi da 30 anni ha fatto la scelta di un Irc di tipo culturale: «Si tratta di una disciplina scolastica, non di una catechesi, però offerta da una persona – l’insegnante – con una forte identità e anche con una forte sensibilità per il rispetto della coscienza altrui. Quasi il 90% degli insegnanti di religione cattolica, del resto, non sono sacerdoti o religiosi, ma laici, soprattutto donne».
L’Irc, che rientra a pieno titolo nelle discipline scolastiche, «è un’offerta di contenuti di tipo culturale che si rivolge a tutti, anche agli studenti stranieri, appartenenti ad altre culture, etnie o religioni, per accompagnarli nel cammino di costruzione della propria identità. Siamo ormai alla seconda e terza generazione d’immigrati e la strada da percorrere è sempre più quella dell’integrazione, attraverso la conoscenza dei reali caratteri della cultura italiana, di cui la religione cattolica è una componente essenziale e qualificante, presente nell’arte, nella storia, nella letteratura, nella musica del nostro Paese». Nelle indicazioni nazionali sull’Irc, inoltre, è prevista e richiesta una graduale presentazione delle altre religioni: «Compito del docente – spiega il responsabile del Servizio Irc della Cei – è di offrire una presentazione il più possibile equilibrata e autentica delle altre religioni, quindi anche della religione musulmana, servendosi di sussidi, testi e incontri».

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