C’è del brusio nell’universo. Dietro la notizia della scoperta delle onde gravitazionali

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“Fermatevi un istante. Silenziate quel cavolo di smartphone e mettetevi ad ascoltare. Usciamo dalle caverne e scopriamo la meraviglia”. Inizia così il commento di Antonio Scurati sulle pagine di un quotidiano nazionale il giorno in cui scoppiava la notizia della scoperta delle onde gravitazionali intuite da Albert Einstein.
Già nel titolo della nota dello scrittore, “Ascoltare il brusio dell’universo”, c’è un messaggio che da solo esprime, accanto all’emozione, un pensiero diverso da quelli che impone la cronaca di tutti i giorni.
Non che tante preoccupazioni debbano essere abbandonate ma la straordinaria conquista della scienza suggerisce di guardare in modo diverso a quanto sta accadendo nel mondo, senza chiudere gli occhi. La distruzione di vite umane, la cancellazione di tracce della memoria non possono essere rimosse e anche la scienza dice che la direzione della storia non è e non sarà quella voluta da un gruppo di miserabili.
Ai rumori della guerra, al fragore delle esplosioni, alle urla delle città colpite risponde un quasi impercettibile segnale sonoro: viene dall’universo e qualche media è riuscito a farlo ascoltare.
È un “suono” misterioso e affascinante, richiama quelli di antichissime avventure dell’uomo alla ricerca di qualcosa di nuovo, di diverso, di altro.
Richiamava e richiama il desiderio di andare oltre la tappa raggiunta.
Non è la prima volta che la scienza apre una porta e qualcuno, dopo averla varcata, si trova a vivere un’esperienza impensata e indicibile. Forse avverte un soffio di speranza.
Scrive però Antonio Scurati: “A noi che non abbiamo più né santi né eroi – nemmeno il progresso – quale sorpresa potrebbe riservare ancora l’universo?”.
Per questa domanda si potrebbero cercare due risposte.
La prima si richiama alla conquista dello spazio da dove provengono quei suoni e qualcuno già sta mettendo in opera progetti di sfruttamento. Le esplorazioni, come per le antiche miniere, sono già iniziate, già si stanno definendo norme per proteggere i diritti, o meglio le proprietà extraterrestri.
Il valore delle risorse disponibili, affermano gli esperti, è di inestimabile entità.
La sfida è raccolta dalle grandi potenze ma è in gara anche il piccolo Lussemburgo che ha in animo di utilizzare le tecnologie esistenti per realizzare un progetto futuristico.
Si spera che la rumorosa corsa a profitti ingenti non metta a tacere l’impercettibile suono che viene dalle onde gravitazionali.
Accanto a questa, c’è un’altra riflessione provocata dalla conferma scientifica della intuizione di Albert Einstein.
Riguarda il “brusio” che viene da quei movimenti che sembravano consegnati per sempre al silenzio.
Il sociologo Peter Berger scrive di un “brusio degli angeli” per indicare quelle voci che sopravvivono al frastuono e possono essere percepite solo da chi ha un supplemento di sensibilità, di capacità di ascolto.
Le onde gravitazionali dicono forse che occorre imparare ad ascoltare il silenzio?
Non è il caso di fare della poesia quando ci si mette davanti alla scienza.
Però viene il dubbio che anche nella scienza ci sia un’onda di poesia dal momento che riesce spesso a meravigliare, a stupire, a far impennare il pensiero.
Ma allora chi è lo scienziato? Così lo ricordava il fisico Enrico Medi, oggi in cammino verso la beatificazione: “L’uomo fa della vera scienza quando dimentica se stesso e si affida alla luce che dalla natura promana: egli sa di non essere creatore di nulla e che la sua grandezza è solo nella fedeltà con cui accetta il vero”.
C’è del “brusio” dentro queste parole.

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