Gentilissime signore. Dieci lettere alle donne della Bibbia/La madre dei Maccabei

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Carissima Signora,

sapesse quante volte penso a lei con affetto e commozione! Ora mi è data perfino la straordinaria possibilità di scriverle. La colgo tremando, tanto che sarei tentato di mettermi in ginocchio come faceva S. Francesco Saverio quando scriveva al suo superiore S. Ignazio di Loyola.

PENSO A LEI QUANDO MI IMBATTO IN CERTI GENITORI PARAFULMINI

Penso a lei ogni volta che mi imbatto in quei genitori che si fanno in quattro per risparmiare ai loro rampolli anche il più piccolo fastidio. Veri e propri allevatori di lumaconi gonfi e mollicci. “Ho sofferto tanto io – dicono alcuni – che mio figlio deve avere anche quella felicità che è mancata a me”. “La vita è già tanto difficile per conto suo – dicono altri – che fin che mi è possibile cercherò di evitare ai miei figli ogni problema”. E così questi genitori-parafulmini, che sono un esercito sterminato, proteggono i figli da ogni minimo spiffero d’aria avversa e da ogni più piccolo sforzo di volontà e nello stesso tempo provvedono a tenerli seduti nel burro e a fornirgli la soddisfazione di ogni più strampalato capriccio, col risultato di infestare la società di fuchi inetti e fastidiosi.
Se con questi chiari di luna si osa anche solo vagamente accennare a lei e al sostegno da lei dato ai suoi sette figli perché fossero coraggiosi e non venissero meno non solo nelle comuni difficoltà della vita, ma addirittura nelle atrocità del martirio, la cattiva coscienza dei maestri di pensiero di questa nostra società buontempona liquida la questione dicendo che lei è soltanto una creazione letteraria, simbolica, e che la sua è una storia inventata a scopo moraleggiante e basta. Il numero sette dei figli, secondo loro, è una cifra simbolica, che sta ad indicare appunto l’improbabilità del racconto biblico che la riguarda. Per noi italiani c’è voluta la storia tragicamente reale dei sette fratelli Cervi per ridare credibilità “storica” alla sua vicenda.

LE MAMMINE NUTELLOSE LA DENUNCEREBBERO AL TELEFONO AZZURRO

Tante di queste discussioni sulla storicità del vostro racconto si fanno anche perché non si vuole ammettere, anzi si trova intollerabile che una madre supplichi, come ha fatto lei, i propri figli perché tengano duro sotto la tortura per non venir meno a degli ideali… astratti. Tante mammine nutellose della mia parrocchia sono certo che, se conoscessero la sua storia (la loro ignoranza in materia biblica è monumentale), la giudicherebbero a dir poco una madre snaturata da denunciare al telefono azzurro per crudeltà mentale. Però deve sapere che la loro educazione morale dei figli arriva al massimo ad insistere perché i figli non rompano troppo in casa e non si impiccino troppo fuori casa. E guai a chi si azzarda a turbare la psiche libera e incontaminata di questi superprotetti con interventi pedagogici traumatizzanti.
Nel vocabolario di questi genitori sono completamente assenti termini come sacrificio, esercizio, sforzo, costanza, impegno, fedeltà, pagare di persona… Roba da pedagogia medievale per loro: repressiva e inibitoria. Questi hanno scambiato il piacere per la gioia e la fatica dell’esercizio formativo per l’infelicità: scambio tragico anche per la realizzazione delle loro stesse ambizioni pedestri. Non è possibile infatti che i loro figli arrivino a realizzare i sogni mancati dei genitori in campo artistico, o sportivo, o altro, senza esercizi faticosi e snervanti.

“PIANGETE PIUTTOSTO SU VOI STESSE E SUI VOSTRI FIGLI”

Cara Signora, sono certo che è d’accordo con me nel pensare che aveva ragione Gesù quando alle pie donne, che tenerone piangevano su di lui e sulla sua passione, diceva: “Piangete piuttosto su voi stesse e sui vostri figli”. Ma chi gli ha dato ascolto? Chi gli dà ascolto anche tra i genitori e gli educatori cristiani? E così l’allevamento dei molluschi continua senza il minimo ritegno.
“Ne perderemo ancora di guerre noi italiani!”, diceva un vecchietto mio amico osservando l’andazzo moderno nell’educazione dei ragazzi e dei giovani. A parte le guerre che speriamo di non dover più combattere contro nessuno, “noi – diceva S.Paolo – siamo impegnati in una lotta senza quartiere non contro gli uomini in carne ed ossa, ma contro il potere tenebroso” che minaccia la nostra realizzazione personale e sociale. In una lotta di questo genere e di questa importanza servono persone solide, formate da personalità forti, proprio come lei e i suoi figli, me lo lasci dire, Signora.
Speriamo in bene. E lei preghi per noi credenti di oggi, perché non sfiguriamo troppo di fronte ai campioni che ci hanno preceduto.
Un caro saluto.

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