I fondamentalisti di casa nostra. La parodia della fede

0

Foto: immagine dal film Kreuzweg – Le stazioni della fede

Lo sapete che il termine “fondamentalismo” che la gran parte di noi applica automaticamente al mondo mussulmano nasce in realtà dentro il mondo cristiano?

A partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento, negli Stati Uniti, di fronte alle interpretazioni moderniste della Bibbia che dall’Europa si erano diffuse sul Nuovo Continente, prese piede infatti un movimento di cristiani evangelicali che reagiva alla  pretesa di mettere in scacco i presupposti dell’autorità della rivelazione biblica da parte degli attacchi provenienti dall’evoluzionismo, dalla critica biblica e dallo studio comparativo delle religioni. Sostenevano che servisse un ritorno letterale alle proprie radici e denunciavano come un tradimento ogni sforzo, da parte di altri credenti della stessa fede, di confrontarsi con posizioni diverse e con la modernità. Furono così decisi che pubblicarono, nel 1910, un testo dal titolo evidente: “The Fundamentals”, cioè i “fondamenti”, gli elementi fondamentali della fede.

D’altronde, a ben pensarci, questo del fondamentalismo è un vizio antico se già nel vangelo di Luca (9, 51-55) di fronte ad un gruppo di samaritani che non intendevano accogliere Gesù perché era diretto a Gerusalemme, Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Conosciamo la risposta di Gesù: “Egli si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio”.

LE STAZIONI DELLA FEDE

Nei prossimi giorni al Cinema Conca Verde viene proiettato un film che merita di essere visto e, ancor più, discusso. Kreuzweg – Le stazioni della fede è il nome dell’opera di un regista tedesco, Dietrich Brüggemann, che ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino 2014 per la migliore sceneggiatura.  Come la  Via Crucis, il film è scandito da quattordici capitoli che hanno come titolo le singole stazioni. Attraverso quattordici lunghe inquadrature da un’angolatura fissa, è rappresentato il percorso di una giovane adolescente di nome Maria che vive in un villaggio della Germania meridionale e che appartiene, insieme alla sua famiglia, alla “Fraternità di San Paolo” (chiaramente ispirata alla “Fraternità di San Pio X”, fondata dal vescovo “tradizionalista” Marcel Lefebvre), una comunità cristiana chiusa che pensa di essere l’unica a essere rimasta fedele al vero nucleo della fede. Maria frequenta il mondo moderno come ogni ragazza della sua età, tuttavia il suo cuore è devoto a Gesù e lei è determinata a mantenersi pura per lui, seguendo l’esempio di tutti quei bambini di cui parla Padre Weber a catechismo, che, fin da piccoli, sentono la “chiamata” del Signore e diventano santi. Maria aderisce quindi completamente ai dettami del sacerdote e della madre, che severamente ne sorveglia le pulsioni innocenti e si sforza di seguire il rigore che la fede le impone anche quando questo significa allontanarsi dalla realtà che la circonda. Solo Christian, un compagno di scuola, sembra turbare i suoi propositi. Quando la invita a cantare soul e gospel nel coro di una parrocchia vicina, Maria è incuriosita e interessata ma, alla fine, è costretta a rinunciarvi: queste musiche, le è stato insegnato, sono tentatrici e demoniache e, come tutte le melodie moderne, possono scatenare gli istinti umani più irrefrenabili e primordiali. In questo contesto di chiusura verso le gioie della vita mondana e di presunzione che il peccato risieda in ogni angolo della vita terrena, Maria si convince dunque che solo attraverso l’estremo sacrificio si possa finalmente raggiungere Dio. E presa da un sincero desiderio di Dio e di l’amore per il prossimo, a costo di rinunciare a se stessa, ella intraprende il suo personale cammino verso il Golgota, lasciando dietro di sé una famiglia dilaniata che trova conforto solo nella fede, e la domanda se tutto questo fosse davvero inevitabile. A equilibrare in parte i toni – a volte eccessivamente caricati – c’è la bellissima figura di Bernadette, la ragazza alla pari che vive nella famiglia di Maria, che rappresenta il volto solare della fede.

Il film stilisticamente parlando è un gioiellino e ha il pregio di farci riflettere su una perversione della religione dalla quale nessuno è immune. Lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco sull’aereo durante il volo di ritorno dal viaggio in Africa: “Il fondamentalismo è una malattia che c’è in tutte le religioni. Noi cattolici ne abbiamo alcuni che si credono con la verità assoluta e vanno avanti sporcando gli altri con la calunnia, con la diffamazione e fanno male: fanno male. E questo lo dico perché è la mia Chiesa: anche noi, tutti! E si deve combattere. Il fondamentalismo religioso non è religioso.”  Perché? gli hanno chiesto: “Perché? Perché manca Dio. È idolatrico, come è idolatrico il denaro”.

LA VERITÀ CI POSSIEDE. NON VICEVERSA

Lo scriveva spesso l’amico Paolo Giuntella: “Noi siamo convinti di possedere la verità, mentre è il contrario. È la verità che ci possiede, e dunque ci rende liberi. La verità non è un randello, appunto perché non è nostra, non è un nostro possesso da imporre o custodire gelosamente. La verità ci possiede: dunque dobbiamo ascoltare più che urlarla in faccia agli altri. Dobbiamo servirla con i nostri comportamenti miti, umili. Per condividere la verità dobbiamo sottrarci al suo abuso, alla sua parodia identitaria”.

Parole da scolpire nella coscienza di tutti i credenti. Anche di noi cristiani.

Share.

Lascia un commento