Il Decamerone secondo Marco Baliani e Stefano Accorsi al Teatro Donizetti: un nuovo sold-out

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«Le storie – scrive Marco Baliani, regista del Decamerone in scena da domani sera al Teatro Donizetti di Bergamo – servono a rendere il mondo meno terribile, a immaginare altre vite, diverse da quella che si sta faticosamente vivendo. Le storie servono ad allontanare, per un poco di tempo, l’alito della morte». E c’è una grande vitalità nelle novelle del «Decamerone», che Baliani mette in scena con la drammaturgia di Maria Maglietta, le scene e i costumi di Carlo Sala e un cast con Stefano Accorsi, Silvia Ajelli, Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu. Non a caso la piéce, di grande interesse anche per il pubblico delle scuole, ha registrato ancora una volta il tutto esaurito: sta diventando una bella abitudine per la stagione di prosa preparata da Maria Grazia Panigada. Per vedere Decamerone vizi, virtù, passioni, (1-6 marzo 2016, sempre alle ore 20,30 eccetto la domenica alle ore 15,30) se non avete già il biglietto, non vi resta che sperare nella lista d’attesa istituita per l’occasione. La produzione dello spettacolo è di Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro della Pergola di Firenze – Teatro della Toscana.
Giovedì 3 marzo, alle 18, Stefano Accorsi e la compagnia saranno protagonisti anche di un incontro con il pubblico; al termine è previsto un aperitivo curato da IPPSAR San Pellegrino (ingresso libero sono ad esaurimento dei posti disponibili).
Decamerone vizi, virtù, passioni rientra in un ampio progetto di Marco Baliani, Stefano Accorsi e Marco Balsamo di portare in teatro la lingua di tre grandi italiani, Ariosto, Boccaccio e Machiavelli, sfidando la complessità delle loro opere per scoprire quanto ancora siano “nutrienti” le loro invenzioni, i loro azzardi, le loro intuizioni.
L’allestimento si preannuncia interessante: in scena è parcheggiato un carro-furgone, “casa” e teatro viaggiante della compagnia che si appresta a mettere in scena l’opera. La struttura modulare del carro permette trasformazioni veloci, e consente quindi di creare di volta in volta spazi adeguati ad ambientare le sette novelle del Decamerone che vengono narrate. Gli attori della compagnia tornano di volta in volta “trasformati” e si mettono alla prova interpretando ruoli diversi. C’è molta attualità nelle novelle del Decamerone che parlano di corruzione, inquinamento, mafie, impudicizia e impudenza dei potenti, menzogna, sfruttamento dei più deboli e malaffare. La narrazione a tratti ironica e graffiante parte dalle fragilità e dalle debolezze dell’uomo per mostrare poi – scrive Baliani – «sotto sotto, il mistero della vita stessa o quell’amarezza lucida che risveglia di colpo la coscienza». «Nel Decamerone – scrive ancora – ci si sposta da Firenze verso la collina e lì si principia a raccontare. La città è appestata, servono storie che facciano dimenticare, storie di amori, erotici, furiosi, storie grottesche, paurose, purché siano storie, e raccontate bene, perché la morte là fuori si avvicina con denti affilati e agogna la preda. Abbiamo scelto di raccontare alcune novelle del Decamerone di Boccaccio perché oggi ad essere appestato è il nostro vivere civile. Percepiamo i miasmi mortiferi, le corruzioni, gli inquinamenti, le mafie, l’impudicizia e l’impudenza dei potenti, la menzogna, lo sfruttamento dei più deboli, il malaffare. In questa progressiva perdita di un civile sentire, ci è sembrato importante far risuonare la voce del Boccaccio attraverso le nostre voci di teatranti. Per ricordare che possediamo tesori linguistici pari ai nostri tesori paesaggistici e naturali, un’altra Italia, che non compare nei bollettini della disfatta giornaliera con la quale la peste ci avvilisce. Per raccontarci storie che ci rendano più aperti alla possibilità di altre esistenze, fuori da questo reality in cui ci ritroviamo a recitare come partecipanti di un globale Grande Fratello».

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