La misericordia. Io monaca mi sento commuovere dallo sguardo di Gesù sui poveri

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Si parla molto di misericordia in questa Quaresima. Per te quale il tratto evangelico più bello in rapporto a questo tema? Angelo

DIO È MISERICORDIA

Il giubileo straordinario che stiamo vivendo, caro Angelo, offre a tutti l’opportunità di riflettere sulla misericordia e di scoprirne la portata nella nostra vita di fede. Essa, infatti, è l’essenza stessa di Dio, la caratteristica del suo volto, la manifestazione concreta del suo amore: Egli ama con viscere di misericordia. Non esiste, a mio avviso, espressione migliore per esprimere l’essere stesso di Dio.

Gesù è la rivelazione e la manifestazione concreta della misericordia del Padre: guardando Lui e vivendo in relazione con Lui possiamo vedere il Padre e vivere da figli.

Il Vangelo rivela peculiarità molto belle in rapporto a questo tema; ogni aspetto della personalità di Gesù, tutto ciò che è, dice e opera racconta la misericordia del Padre! Dire: “Vangelo”, infatti, equivale ad affermare: “amore misericordioso”; è sufficiente scorrere i testi della liturgia delle ore e delle celebrazioni eucaristiche di questo tempo quaresimale per scoprire la verità di quanto affermato.

Sono molteplici i tratti evangelici che esprimono ed esplicitano questo tema; personalmente, tra di essi, prediligo quello della compassione: lo sguardo compassionevole di Gesù sulle folle, smarrite come pecore senza pastore, la sua vicinanza ai poveri, ai peccatori, ai malati, agli ultimi della società, ai più sfortunati ed abbandonati, ai condannati e ai rifiutati. Abbiamo tutti ben presente, a tal proposito, i numerosi episodi evangelici.

LA TENEREZZA DI QUELLO SGUARDO E NOI

Lo sguardo amoroso che Gesù stende come un manto su quanti si avvicinano a Lui non si limita ai protagonisti del Vangelo, ma raggiunge anche la nostra esistenza e quella di ogni uomo e ogni donna, qualunque sia la sua situazione esistenziale; entrando, con discrezione, nella storia quotidiana, ne purifica le relazioni, restituendo dignità e valore a quanti si sentono feriti e delusi dalla vita.

È proprio sulla fedeltà e sulla tenerezza di questo sguardo totalmente gratuito possiamo ancorare la nostra esistenza.

LA NOSTRA COMPASSIONE VERSO  GLI ALTRI

Tale dono ci trasforma in strumenti di compassione verso i fratelli e le sorelle che, smarriti come pecore senza pastore, sono alla ricerca di perdono, di senso, di luce, di pienezza. La compassione non ci è data perché la custodiamo gelosamente per noi, o perché, come l’uomo pauroso della parabola, la nascondiamo nel terreno del cuore, ma perché sia donata e riversata a piene mani nei cuori di tutti quei nostri fratelli che non riescono a cogliere su di sé il medesimo sguardo di Gesù.

Proviamo a guardare dentro il nostro cuore, freddo e malato, e ci accorgeremo della necessità di essere risanati dalla misericordia di Dio; consideriamo le situazioni di sofferenza e di scandalo che ben conosciamo: un solo uno sguardo colmo di compassione, seppur velato di lacrime e condito di amarezza, può restituire dignità e speranza a coloro che l’hanno perduta.

Così la grazia del giubileo della misericordia potrà inverarsi nella vita di ciascuno e trasformare lentamente il nostro mondo.

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