Rumoroso silenzio: i giovani in scena raccontano le Foibe, tra memoria ed emozione. E fanno il tutto esaurito

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Ferdinando ha 31 anni, è un disordinato cronico e ama i libri; Norma ne ha 29 e da piccola giocava a fare la ballerina nella sua camera. Norma e Ferdinando, i protagonisti di “ Rumoroso silenzio ”, lo spettacolo andato in scena ieri in prima nazionale in un teatro “Gavazzeni” di Seriate tutto esaurito (prossima data il 20 febbraio al teatro “Don Bosco”di Colognola), sono due giovani italiani qualunque, come potremmo essere noi. Ma vivono in tempi difficili, dopo la seconda guerra mondiale, e in un posto complicato: le terre che in quel periodo sono state cedute alla Jugoslavia (Fiume, Pola, Zara). Il senso del testo scritto e diretto da Luca Andreini e interpretato dalla compagnia Teatro Nuovo Bergamo (la più giovane d’Italia per età media) è tutto qui. Due ragazzi che si amano e che, insieme ai loro amici, si trovano per questo davanti a un terribile obbligo: fuggire da casa per salvarsi la vita, perdendo la propria identità. Possono scegliere solo – se così si può dire – se fuggire senza niente e raccogliendo le proprie cose (una banalissima sedia, per esempio) e già questo causa tra loro grande tensione. Perché una scelta sbagliata può avere conseguenze tragiche: migliaia tra i loro concittadini e amici trovano la morte nelle foibe, vengono torturati, impazziscono per la sofferenza. Tutto questo, in scena, non viene mostrato, ma bastano le parole, qualche effetto scenico e le note di un musicista che dietro le quinte suona dal vivo (Christian Paganelli) per rendere l’idea. L’intero spettacolo, in fondo, è un racconto appassionato: il custode del magazzino dove rimangono pezzi di quel periodo (esiste davvero, al Porto Vecchio di Trieste) lo narra a uno scolaro capitato lì per caso, perso durante una gita scolastica, che non ne sapeva nulla. “Rumoroso silenzio” non ha una morale e nemmeno un finale vero e proprio, perché in fondo non è così importante chiudere le storie di fantasia. È molto meglio tramandare la memoria di fatti che altrimenti sarebbero dimenticati. Il destino di Ferdinando e Norma (i bravissimi Andrea Salierno ed Elisa Giorgio), oltre il sipario, può immaginarlo il pubblico mentre si emoziona.

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