Togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini. Un’idea ingenua e balorda

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Foto: Bergamo, la Torre dei caduti, inaugurata da Benito Mussolini il 27 ottobre 1924

MUSSOLINI E L’INAUGURAZIONE DELLA TORRE DEI CADUTI

Il 22 maggio 1924 il Commissario straordinario per il Comune di Bergamo, comm. Franceschelli, delibera l’attribuzione a Benito Mussolini della cittadinanza onoraria e lo invita a presenziare alla cerimonia di inaugurazione della Torre dei Caduti in Piazza Vittorio Veneto. Le parole sono alate: “Nella gara delle città nostre, Bergamo che conobbe la civiltà dell’Urbe e la cui storia è grave di pensiero, di arti e di generosità eroica, anch’essa oggi proclama Vostra eccellenza suo cittadino onorario, poiché alla nuova grandezza italica la serena e severa virtù del saggio ha saputo piegare e trascinare uomini ed eventi. La Torre che la città ha dedicato ai Suoi Caduti nella forte guerra vittoriosa, attende che la Eccellenza vostra si degni di inaugurarla; e nessun auspicio sarà più caro e fortunato di quella del nuovo e migliore cittadino, che nei cimenti delle trincee e nelle gare civili ha portato e porta consapevole l’ardore nobilissimo dell’apostolo e la fede nei più superbi destini”. Amen! si sarebbe tentati di aggiungere…

1924: ANNO CRUCIALE NELLA STORIA DEL FASCISMO

Il 1924 è un anno di transizione del fascismo, un anno decisivo. Il 25 gennaio è stata sciolta la Camera dei deputati. Il 6 aprile si svolgono le elezioni, in base al nuovo meccanismo elettorale della cosiddetta Legge Acerbo. Per vagliare quel testo di legge, redatto dall’on. Giacomo Acerbo, era stata istituita nel 1923 una Commissione nella quale erano  presenti tutte le forze politiche. Giovanni Giolitti ne è il presidente. Ci sono V. E. Orlando, Salandra (i Liberali di destra), Ivanoe Bonomi, Alcide De Gasperi (per i Popolari), Costantino Lazzari (per i socialisti), Filippo Turati (per Socialisti unitari), Antonio Graziadei (per i comunisti). La proposta modifica il sistema elettorale proporzionale del 1919: chi superi il 25% dei voti, ha diritto a 2/3 dei seggi. In Commissione la proposta fu approvata con 10 voti contro 8. Nell’Aula fu approvata con 223 voti a favore e 123 contrari. La appoggiarono il Partito nazionale fascista, la maggioranza del Partito popolare, i liberali e le destre, rappresentate da Antonio Salandra. Votarono contro i socialisti, i comunisti e quei popolari che facevano riferimento a don Sturzo. 53 deputati restarono assenti. Così la legge Acerbo fu approvata con 178 a favore e 157 contrari. Le elezioni del 6 aprile 1924 assegnano al listone fascista il 64,9%, alle opposizioni il 35,1%. Pertanto i seggi sono 356 per i fascisti, 161 per l’opposizione.

IL CONSENSO E LA CRISI

Il 30 maggio, pochi giorni dopo l’attribuzione della cittadinanza onoraria a Mussolini, Giacomo Matteotti denuncerà in Parlamento le irregolarità, i brogli, le violenze della campagna elettorale. Il 7 giugno viene rapito, il 10 giugno la notizia trapela pubblicamente, il cadavere sarà ritrovato il 16 agosto. Saranno i mesi di crisi profonda del fascismo, al quale la vigliaccheria del Re, le divisioni delle opposizioni in Parlamento e l’aventinismo impotente lasceranno il tempo per riorganizzarsi. Il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925 alla Camera segna il passaggio al regime totalitario. Tuttavia, negli anni successivi, dal 1925 al 1941/42, il consenso al fascismo crescerà fino a divenire ultramaggioritario, anche in terra di Bergamo, nonostante l’opposizione tenace del cattolicesimo popolare bergamasco, di cui leader intellettuale prestigioso sarà l’arcivescovo Adriano Bernareggi. Solo dopo che i nostri ragazzi incominceranno a morire a migliaia sui fronti di guerra, quando gli alpini torneranno in pochissimi da Nikolajewka, quando la Divisone Acqui sarà sterminata a Cefalonia, quando le città del Nord saranno bombardate, quando la Dalmine sarà demolita il 6 luglio 1944 dal primo bombardamento, solo allora la generazione dei nostri nonni e dei nostri padri toglierà la fiducia ai “superbi destini” del fascismo. Così sono andate le cose. Il fascismo non è stata una parentesi della storia nazionale, ne è un pezzo costitutivo, cui il popolo ha partecipato massicciamente e ne ha pagato i prezzi.

UN ANELLO DI UNA CATENA DI TRAGICHE COMPLICITÀ

La cittadinanza onoraria che Bergamo decise di dare a Mussolini fu solo il primo anello di una catena di tragiche complicità, cecità, calcoli, vigliaccherie, che hanno portato l’Italia alla catastrofe della guerra. E’ un atto storico e una colpa storica collettiva – o i soli colpevoli sono Hitler e Mussolini?! – che non ha senso cancellare dai nostri archivi e dalla nostra memoria, in nome di un approccio giacobino e iconoclastico alla memoria. La damnatio memoriae, che i romani hanno deciso a carico di una trentina di imperatori spodestati o uccisi, che Stalin ha applicato ai suoi compagni bolscevichi, cancellandoli dall’Enciclopedia sovietica, dopo averli debitamente torturati e fucilati, che le Guardie rosse maoiste hanno praticato contro persone e monumenti, che i Talebani e l’Isis hanno riproposto in questi anni è un modo tragico e, nel caso della proposta di togliere la cittadinanza onoraria, infantile di vivere la storia del mondo. Distruggere Palmira e bruciare un diploma di cittadinanza onoraria non sono la stessa cosa, ovviamente, ma il meccanismo ideologico è lo stesso. La storia non si rimuove! Dalle colpe della storia, cioè dei padri, le generazioni successive non possono autoassolversi, cancellando con un tratto di penna.

La cittadinanza onoraria? La conserviamo negli archivi del Comune di Bergamo, a perenne memoria delle nostre responsabilità e delle nostre colpe. L’identità nazionale, di cui molti oggi lamentano la perdita, è il prodotto della nostra storia, di tutta la storia, di quella buona e di quella cattiva.

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