Unioni civili. Anche San Remo ha contribuito. Restano alcuni dubbi

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Le unioni civili vanno avanti, per ora. Anche questa volta, soprattutto questa volta, l’opinione pubblica si è impadronita del problema e tutto si è colorato in maniera diversa. Chi si opponeva alla step child adoption era automaticamente retrogrado, un tagliato fuori che non capiva niente di mondo moderno. Soprattutto era un nemico dell’amore. Del tema si sono poi impadroniti attori e cantanti – san Remo in testa – e essere favorevoli era una condizione per non sentirsi scomunicati. Si è ripetuta ancora una volta una situazione che torna, a più riprese, nei dibattiti pubblici: una verità non è approvata perché vera ma diventa vera perché è approvata. La fonte della verità è l’opinione pubblica. E, siccome l’opinione pubblica è invasiva, dispone di giornali, televisione, attori, cantanti, giornalisti… è diventato difficile dissentire. Nella maggior parte dei casi, chi dissente tace e non può far altro che tacere. Primo perché si sente assediato, secondo perché anche se parla non dispone di mezzi per far sentire la sua voce.

Tanto che si potrebbe porre di nuovo, provocatoriamente, una domanda. In questa società quali sono i margini di libertà che sono lasciati al singolo cittadino? Sembra cioè che la libertà sia una faccenda rigorosamente privata. Si è liberi a casa propria, ovviamente, ma non in piazza. Perché la piazza, le piazze virtuali soprattutto, dell’informazione e del web, sono preoccupate non di accettare il dissenso, ma di gridare il consenso con la forza del numero.

Resta da dire che il legislatore ha deciso, o deciderà. Il buon cittadino prende atto. Restano i dubbi. Il calore del consenso di questi giorni ha forse bruciato la possibilità di pensare bene a tutto, anche alle possibili conseguenze a lungo termine, ai destini  futuri della nostra società. Questa passione nel mettere in discussione, anche a furore di legge, le strutture portanti – culturali, antropolotiche prima che sociali – della nostra cultura, è sicuro che farà il bene della società? In questi giorni tutto quello che ha a che fare con le unioni civili è soltanto luminoso progresso. Ma ogni progresso deve pagare dei prezzi. Quale è il prezzo da pagare per questo progresso, se di progresso si tratta? Il cittadino che coltiva i suoi dubbi nonostante tutto, si augura soltanto di avere torto. Ma non ne è sicuro.

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