«L’alcol mi aveva tolto tutto. Poi un incontro speciale mi ha aiutato a riscoprire il valore della vita»

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«Ci sono obiettivi nella vita per i quali vale la pena rinunciare al proprio orgoglio, ma non è questa la difficoltà più grande. La cosa più complicata è saper scegliere le proprie battaglie, riconoscere quelle per cui è indispensabile mettersi in gioco». E le battaglie in cui è importante mettersi in gioco sono quelle contro cui hanno lottato P.F., Y.K e G.L, tre uomini che hanno dovuto sconfiggere diverse forme di dipendenza, come droga e alcolismo. P., che ha voluto raccontarci la sua storia, ha vissuto il problema dell’alcolismo, ma grazie all’aiuto della parrocchia della Malpensata, di Don Claudio e del vicinato è riuscito a uscire una volta per tutto dal terribile circolo vizioso della dipendenza dall’alcol. «La dipendenza dall’alcol mi ha tolto tutto -, racconta P. – Ho passato un anno al Nuovo albergo popolare, gestito dall’Associazione Opera Bonomelli, che si occupa di aiutare le persone con problemi di dipendenza, ma dopo quell’esperienza sono tornato nuovamente in strada dandomi al vagabondaggio. L’alcol mi aveva ormai tolto tutto: il lavoro, i soldi, la famiglia. Ho fatto il mendicante per un certo periodo ma i soldi che mi davano li usavo solo per bere. È stato solo grazie al direttore dell’associazione Bonomelli, Giacomo Invernizzi, che sono riuscito a risollevarmi. Lui infatti mi ha fatto conoscere Don Claudio, parroco della Malpensata, che mi ha fatto lavorare come addetto alle pulizie nella casa parrocchiale. I soldi guadagnati li utilizzavo per pagarmi il dormitorio all’Opera Bonomelli dove condividevo una casa con altri due ragazzi che avevano problemi di tossicodipendenza. Da quel momento ho cominciato a entrare in contatto con la gente del quartiere, con le famiglie che frequentavano la parrocchia e che spesso mi invitavano a pranzo da loro. Ho capito solo allora che potevo dare qualcosa a queste persone e che loro potevano dare qualcosa a me, e che l’alcol non è la soluzione per risolvere dei problemi, ma anzi distrugge tutto quello che hai”. Adesso P. vive nella casa parrocchiale e da tre mesi non tocca più alcool. Ha capito che nella vita è importante affrontare le difficoltà chiedendo aiuto agli altri quando ci si rende conto che da soli non le si riesce a superare. Storia simile a quella di P è quella di Y.K, ragazzo africano originario della Mauritania. “L’alcool è a tutti gli effetti una malattia che non è facile riconoscere e accettare. Esso infatti toglie tutto, a partire dalla dignità della persona. Per uscirne è necessario chiedere aiuto, non bisogna illudersi di poterne uscire da soli. Don Claudio, in questo caso, e anche i City Angels mi sono stati di grande aiuto. Mi hanno spinto ad entrare nella comunità di Bessino di Rogno in provincia di Bergamo e adesso è da metà Settembre del 2015 che mi trovo qui e tra qualche mese uscirò per ricominciare una nuova vita”. Storia simile quella di G.L, che grazie al progetto Rollingstones del Patronato San Vincenzo e all’aiuto della Parrocchia della Malpensata è riuscito a sconfiggere il suo problema di tossicodipendenza e attualmente vive in un appartamento dell’oratorio che un tempo era adibito a cucina. Grazie al lavoro di manutenzione che svolge in Oratorio è riuscito a rifarsi una nuova vita. “Ho conosciuto persone valide della Malpensata che mi hanno accettato per quello che sono senza giudicarmi per quello che ero. Grazie all’incontro con loro la mia vita è cambiata in meglio”, ha concluso G. L.

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