I giovani della Roma bene hanno ucciso, in un coca party, per vedere “che effetto fa”

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Foto: Luca Varani, il giovane ucciso 

“NON SO COME MI SIA POTUTO TRASFORMARE IN UN ANIMALE DEL GENERE”

Sono figli della Roma bene, Marco Prato e Manuel Foffo, che hanno ucciso Luca Varani in un coca party, sabato 5 marzo, nel quartiere Collatino a Roma. Man mano passano i giorni, vengono fuori nuovi particolari. Marco Prato e Manuel Foffo erano  sotto effetto di droga quando hanno ucciso Luca e lo hanno fatto “per vedere che effetto fa”. Luca è stato ripetutamente ferito alla gola con una serie di fendenti. La vittima è stata finita con un coltellata al cuore. Foffo: “Non so come mi sia potuto trasformare in un animale del genere, Luca ha sofferto molto”.

QUALCHE PROBLEMA PERSONALE E DI FAMIGLIA

Erano della Roma bene tutti e due, anche se di diverse appartenenze. Marco Prato è figlio del professor Ledo Prato, noto docente universitario, mentre Manuel Foffo è figlio di un imprenditore che lavora nell’infortunistica stradale. “Era un ragazzo timido, complessato, ha raccontato di Marco Prato un’amica alla Stampa di Torino, per il suo fisico. Era grassottello, piccolo. Poi quando ha smesso di fingere di essere eterosessuale si è trasformato, è diventato un fico”. I genitori di Manuel, invece, sono separati e Manuel accudiva la madre che abita vicino a lui e che spesso è preda di depressione.

UN ECCESSO DI VUOTO

Anche questa volta vengono fuori delle costanti che inquietano anche chi non ha direttamente a che fare con fattacci del genere. “Per vedere che effetto fa”, la motivazione offerta dai due omicidi. È la perdita di coscienza per via della droga, certo, e quindi non si può prendere troppo sul serio quanto i due hanno detto. Ma impressiona che gli eccessi della droga siano eccessi di nulla: una roba da spettacolo. Tragico per chi ci viene ucciso, futile per chi uccide. Il sospetto – è solo un sospetto perché bisognerebbe conoscere bene le persone – è che quell’eccesso di vuoto sia eccesso quando arriva la droga, ma che sia vuoto anche prima della droga.

DARE TUTTO NON SIGNIFICA EDUCARE

E si pensa, ovviamente, alle famiglie. Famiglie della Roma bene, ci è stato raccontato. La Stampa, nell’articolo citato, riassume così il loro smarrimento: “I nostri ragazzi hanno avuto tutto. Come è potuto succedere?”.  L’avere tutto dovrebbe essere, in questa logica, ciò che scongiura follie del genere. E invece potrebbe essere esattamente il contrario: proprio perché quei ragazzi hanno avuto tutto hanno sentito la voglia di avere qualcosa di assolutamente fuori dell’ordinario. Il che – ci è consentito un po’ di moralismo in questa circostanza? – rimanda al problema educativo. Il dramma di Roma conferma che non basta dare tutto per educare. Perché può succedere che si dia tutto e alla fine ci si accorge che i ragazzi che pensavamo di educare, alla fine,  in realtà, non hanno niente.

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