La Pasqua e la sua gioia. Che non è spensieratezza

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Cara Suor Chiara, i giorni che seguono la Pasqua sono segnati da una particolare tonalità gioiosa. Le preoccupazioni che abbiamo e le tragedie che capitano vicino o lontano da noi sembrano però smentirla. La gioia cristiana come può resistere senza essere spensierata? Lucia.

L’ANNUNCIO GIOIOSO DELLA PASQUA

Cara Lucia, questi giorni sono intrisi di una gioia discreta e profonda che la liturgia ci dona di vivere nella memoria della Resurrezione del Signore. Il canto dirompente dell’alleluia unito agli annunci evangelici del Risorto, rinnovano lo stupore per la nostra vocazione di figli amati e redenti dalla morte di Cristo, chiamati a una gioia e a una speranza “altra” che non è di questo mondo. Anche la natura partecipa con il suo risveglio e la fioritura degli alberi e dei fiori a questa rinascita. Il Cristo è qui in mezzo a noi e lo possiamo contemplare e vedere con gli occhi della fede: Egli è presente e vivo ed è la sorgente della gioia e della pace che solo possono rinnovare la nostra vita. La vittoria di Cristo sul male e sulla morte ci dicono che niente e nessuno ci possono separare da Colui che ci ha amati fino alla fine.

LA GIOIA SMENTITA

La realtà e la storia attuale sembrano smentire tutto questo: le preoccupazioni quotidiane, la disoccupazione, la violenza e la tragedia del fondamentalismo presenti in ogni parte del mondo, sono un annuncio apocalittico che sembra dare ragione ai profeti di sventura che popolano il nostro mondo. L’annuncio della gioia pasquale, il “rallegrati” del Risorto, non ha nulla di evanescente come certe pubblicità o modelli culturali ci propinano illudendoci di trovare la gioia a basso costo nel possedere, nell’immagine, nel potere, immettendoci in un mondo fittizio e ovattato. Essa scaturisce dal dramma della morte in croce di Gesù. Ma la morte non ha l’ultima parola ed è foriera di una novità di vita che Cristo ha portato.

IL RISORTO NON FUGGE DALLE NOSTRE PENE, MA LE ABITA

La gioia pasquale riempie il cuore e la vita di quanti incontrano il Signore e si lasciano salvare, liberare dal peccato, dal vuoto interiore e dalla stanchezza e pesantezza e dalla sfiducia nella vita. Egli vuole aprire i sepolcri dei nostri cuori per entrarvi e portare la sua vita, Lui stesso. Ognuno di noi conosce bene le proprie fatiche e sofferenze, le angustie del cuore: il Risorto non vuole rifuggirle, ma abitarle, entrando nel nostro cuore per trasformarlo dall’interno. Egli ci prende per mano, ci rialza, ci vuole far risorgere da quelle situazioni di morte che ci isolano, alimentano paura e angoscia e attenuano la gioia di vivere. La gioia pasquale non elude la complessità dell’esistenza, non risolve i problemi personali o mondiali, ma offre la possibilità di rimanere nella vita, di abitare la terra con passione, con tutto ciò che di bello o di cattivo racchiude. Essa non chiude gli occhi davanti al dolore, non rifugge la sofferenza ma l’ abbraccia come parte della vita; chiede la resilienza della fede, il rimanere ancorati alla certezza che Cristo è vivo e vuole essere il nostro Dio e Signore nostro compagno nel cammino. Ci dona la sua parola come strada tracciata e maestra per vivere con sapienza, i sacramenti per ricevere la grazia necessaria per attraversare il mistero della vita e della morte, lo Spirito santo maestro interiore e sorgente di speranza e di gioia autentiche.

LA GIOIA, PICCOLA PIANTA INNAFFIATA DALLA FEDE

La gioia cristiana non è la spensieratezza, ma il dono fragile di un amore fedele che mai viene meno, anzi, che ha saputo attraversare la morte. È una piccola e umile pianticella innaffiata dalla fede e dalla consegna fiduciosa nelle mani del Padre che sa di cosa abbiamo veramente bisogno. La gioia cristiana è il dono del Risorto, ma è anche il frutto buono di una vita che sa cercare il Signore e rimanere in Lui in ogni passaggio dell’esistenza. Sa aderire al momento presente per essere consapevole di che cosa si muove nel cuore e nella mente, di quei sentimenti e quelle emozioni che arricchiscono e colorano la vita o la impoveriscono e l’avvizziscono; sa accogliere la sfida di un lungo e paziente processo di maturazione che passa attraverso la via dell’amore e del dolore per essere condotti fuori dalla trappola del proprio io egoista e ripiegato su di sé per aprirsi all’eccedenza del dono di tutto ciò che siamo. È il passaggio pasquale quotidiano che apre alla gioia vera che mai viene meno. Il cuore si dilata, si apre al dono, alla magnanimità, alla misericordia e alla gratuità, sa vedere con un cuore nuovo ciò che ci circonda: ecco, ora è tempo di gioia. Non ve ne accorgete?

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