L’amore e la fede. Anche l’alfabeto del legame coniugale ha a che fare con Dio. Un convegno al Seminario di Bergamo

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L’esercizio della «misericordia» – idea guida di questi primi tre anni di pontificato di Jorge Mario Bergoglio – non presuppone anche uno sforzo di conoscenza, un impegno a confrontarsi con la realtà circostante senza abbellirla troppo né denigrarla per partito preso? Ci pare che questo atteggiamento di onestà intellettuale caratterizzi anche l’impostazione del convegno di studio L’amore e la fede. Il legame coniugale e l’amore come sacramento, in programma nelle mattinate da giovedì a sabato, dalle 9 alle 12, nell’Aula Magna “Orlandi” del Seminario di Bergamo. Come negli scorsi anni l’iniziativa – aperta alla partecipazione del pubblico – è stata promossa dalla Scuola di Teologia dello stesso Seminario, diretta da don Massimo Epis: «Nel 2015 – egli spiega – avevamo affrontato la questione dell’immagine dell’uomo dal punto di vista delle neuroscienze. Il passaggio al tema di quest’anno, il legame coniugale, potrebbe sembrare un po’ troppo brusco, eppure un nesso c’è: per dirla con Terenzio, “nulla di ciò che è umano lo riteniamo estraneo”; oppure, volendo riprendere le parole pronunciate nel 1965 da Paolo VI, nel discorso conclusivo del Concilio Vaticano II, potremmo dire che i cristiani, più di tutti, devono essere “cultori dell’uomo”. Le tematiche dell’identità personale – anche in rapporto alle funzioni del sistema nervoso centrale – e dell’amore di coppia sono cruciali, nell’esperienza umana. Che una scuola di teologia se ne occupi non è un lusso, ma una necessità, proprio perché il cristianesimo ritiene che l’umanità non abbia un ruolo di spettatrice dell’agire di Dio, ma sia chiamata a interloquire con Lui. Se parliamo della rivelazione divina non in termini generici, ma nella forma specifica che essa assume in Gesù di Nazaret, scopriamo che Dio ricorre spesso all’alfabeto del legame coniugale per significare la novità della sua grazia: pensiamo, in particolare, all’importanza che hanno nel Vangelo i riferimenti alle nozze e l’immagine dello “Sposo”»

Giovedì, nella mattinata inaugurale del convegno «L’amore e la fede», Susy Zanardo, docente di Filosofia morale all’Università Europea di Roma, prenderà in esame insieme al teologo don Lorenzo Testa «lo scenario e le sfide etico-antropologiche» connesse oggigiorno all’istituto del matrimonio; l’incontro di venerdì avrà per titolo «Il legame uomo-donna, l’amore nuziale e il sacramento» (interverranno come relatori don Andrea Bozzolo, professore di Teologia sacramentaria all’Università Pontificia Salesiana di Torino, e monsignor Eugenio Zanetti, docente di Diritto canonico presso il Seminario di Bergamo); sabato, infine, il vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla parlerà della «cura della Chiesa per la famiglia» (il pieghevole con una presentazione dettagliata del convegno può essere scaricato dalla pagina Internet www.seminariobergamo.it).
«Riguardo alla successione degli interventi – afferma don Massimo Epis –, mi pare significativo che la relazione di apertura sia affidata a una studiosa e che si dia una regolare alternanza tra docenti nel nostro Seminario ed esperti esterni. Da sempre, infatti, il convegno annuale della Scuola di Teologia è occasione preziosa per una verifica interna e per il confronto con sensibilità e prospettive di più ampio respiro».

Si diceva della necessità di indagare la realtà contemporanea per ciò che è, senza piegarla ai propri desideri. In materia di legami coniugali – osserviamo –, i dati statistici sono impressionanti: in Italia si registra un drastico calo dei matrimoni, religiosi e civili, mentre le unioni di fatto sono più che raddoppiate rispetto al 2008.
«Sarebbe un’inutile ipocrisia – commenta don Epis – parlare del legame nuziale in termini idilliaci e zuccherosi. Anche la cronaca, purtroppo, ci richiama alla triste realtà di violenze e soprusi, tanto più odiosi quando consumati tra le mura domestiche. Soprattutto, non possiamo ignorare le trasformazioni profonde che hanno investito negli ultimi decenni l’istituzione matrimoniale. Di fronte alle statistiche occorre fare lo sforzo di interpretare i numeri, riconoscendo le sfide e assumendole con responsabilità. Infatti, nonostante nella nostra cultura serpeggi un certo fatalismo o determinismo, l’elemento peculiare della condizione umana è che possiamo decidere chi essere».
«La famiglia – prosegue il nostro interlocutore – attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Il calo vertiginoso dei matrimoni religiosi non autorizza però giudizi sommari. Certamente interroga seriamente la comunità cristiana. Forse è giunto il momento propizio per riproporre un annuncio rimasto troppo spesso presupposto: e cioè che nel legame tra l’uomo e la donna che si promettono una fedeltà senza scadenze è custodito il segno della verità intima di Dio. Quando l’amore tra i due matura in un legame stabile detiene un valore teologale. Il titolo che abbiamo dato al convegno – L’amore e la fede – non indica un semplice accostamento, piuttosto suggerisce un’implicazione originaria».

Riconosce, don Epis, che quando si parla della famiglia come di una «piccola Chiesa» si corre il rischio di scadere nella retorica: «Però è vero che, proprio perché la realtà familiare è luogo strategico per imparare i “fondamentali della vita”, essa può diventare anche un luogo privilegiato per una iniziazione alla fede. Accade quando le parole e i gesti rendono concreta e percepibile un’affezione che abbraccia il mistero della vita. Gesù non soltanto benedice questa affezione, ma impegna tutto se stesso – corpo e sangue – perché sia fondata in una alleanza nuova e definitiva: quella di Dio con noi, nel Figlio. Per la testimonianza che è chiamata a dare di Gesù, la Chiesa è perciò anche sollecitata a profondere le sue migliori energie nella cura delle famiglie, non trattandole come destinatari passivi, ma offrendo loro un aiuto perché possano esercitare il loro specifico ministero».

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