“Non credo nella risurrezione dai morti”. Mia nonna mi ha scandalizzato

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“Io non credo alla risurrezione dei morti”. Così, quasi violentemente, mia nonna che mi è sempre apparsa persona di grande fede. La cosa mi ha sconvolto. Pensavo che, avvicinandosi alla morte, una persona si attaccasse di più alle grandi verità della fede. E invece… Licia

Cara Licia, immagino la tua stupita reazione di fronte alla risposta categorica e ferma della nonna. Solitamente pensiamo alle persone anziane, soprattutto a quelle che ci sono vicine e presumiamo di conoscere, come a modelli di fede certa che hanno oltrepassato gli eventi lieti e tristi della vita uscendone indenni.

LA VECCHIAIA, TEMPO DI PROVA

Dimentichiamo che la fede attraversa anche il tempo della purificazione e della prova, del silenzio e dello sconforto, soprattutto quando l’età avanza e la morte non è più una possibilità futura ma un evento prossimo. L’anzianità è soggetta a trasformazioni fisiche e psicologiche che fanno sperimentare la dipendenza, il venir meno delle forze, l’inutilità: accogliere questo progressivo decadimento è un arte difficile che non si improvvisa ma si prepara durante il corso della vita nell’accettazione e integrazione paziente del limite che segna il corpo. Anche la fede necessita di questo percorso perché il vissuto e l’esperienza possano divenire sapienza e consegna fiduciosa nelle mani di Dio Padre. L’avanzare dell’età pone dinnanzi, in modo chiaro, la realtà delicata e difficile dell’atto del morire, di quel passaggio dalla vita alla morte che trova tutti, credenti e non, timorosi e un po’ impreparati.

LA NON FEDE DELLA NONNA È UNA DOMANDA DI AIUTO

Non so quale percorso personale abbia condotto la nonna a fare questa affermazione, potresti parlarne con lei per comprendere realmente il valore, ma accoglila come un “grido”, una richiesta di aiuto che lei pone in questo passaggio della sua esistenza. Non guardare solo al contenuto, ma alla domanda nascosta che essa racchiude e che deve essere interrogata, svelata e accompagnata. La sua vita, come quella di molte donne anziane, è stata un’accoglienza semplice del mistero di Dio e delle sue verità, scandita da una preghiera sobria, vocale, da quelle pratiche di pietà che possono apparire superate, ma che hanno fondato e sostenuto una consegna umile nelle mani di Dio, una fiducia illimitata nella provvidenza e un amore concreto e fedele ai propri impegni e alla vita, nei suoi eventi lieti e tristi. Tutto questo è rimasto come patrimonio fondante, ma ora è richiesto un passaggio ulteriore che necessita di accoglienza, accompagnamento, una ricomprensione di sé in una nuova tappa del cammino.

COME POSSO RISORGERE CON QUESTO CORPO CHE SI STA DISFACENDO?

La domanda seria può essere: come posso credere, non con la testa ma con tutto il mio essere, che il mio corpo risorgerà quando sto sperimentando il suo decadimento e la vita è ormai al limite del suo corso e la solitudine e il buio abitano l’esistenza? Questa partita si gioca certamente tra lei e Dio, ma ha bisogno della vicinanza dei familiari, di coloro che più sono vicini. La chiamata per te e per i suoi cari è di prendersi cura di lei, del suo corpo, della sua solitudine, dell’ incapacità a esprimere quanto il cuore vive e soffre, senza giudicarla. Avvolgere la sua esistenza con i legami dell’amore, con gesti di cura e di tenerezza, di pazienza per le lentezze, le chiusure; ricolmarla di riconoscenza per la trasmissione della vita, per il dono della saggezza ricevuta, per i sacrifici vissuti. Restituirle la gratitudine per quando il suo corpo, la sua vita è stata donata, spezzata e quindi è divenuta sorgente di benedizione per molti.

NEL TEMPO UN FRAMMENTO DI ETERNITÀ

Questa benedizione è una realtà che pone nel tempo un frammento di eternità, perché tutto ciò che è vissuto nell’amore è divino, e tutto ciò che è divino è profondamente umano. Nella vita spesa nella dedizione e nel dono è inscritto un principio di resurrezione, perché l’amore è eterno. Vince la vita ogni volta che si esprime l’affidamento, la consegna, la fedeltà a un legame; la morte è sconfitta quando non si accondiscende all’egoismo, all’autoconservazione alle chiusure del cuore… e si dimora nell’amore. Credere alla resurrezione dei morti non è solo una realtà che riguarda il tempo futuro, ma abita anche l’oggi e, in qualche misura, lo prepara e lo anticipa. Se è vero che Cristo ci risusciterà nell’ultimo giorno, è anche vero che siamo già risuscitati, in e con Cristo, grazie alla sua Pasqua. Siamo già inseriti in una comunione che unisce il cielo alla terra, ed è preludio di eternità. Cara Licia, sii custode del seme di eternità che è racchiuso nella vita della nonna e nella tua, e sii per lei testimone di questa realtà che si compie ed è resa visibile, già ora, in tutti quei gesti e azioni della vita quotidiana. Sostieni la sua fede, alimentala con la preghiera, e con lei e per lei continua ad affermare la promessa della resurrezione futura.

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