Triciclo: qui mobili, giocattoli, abiti e oggetti iniziano una seconda vita. Mercatino dell’usato e opportunità di lavoro

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«Se penso al mercatino un’immagine che mi piace e che mi fa sorridere è quella di alcune persone che, magari anche senza automobile, vengono a prendere dei mobili e li riportano a casa caricandoli sopra una bicicletta, come si vede in fotografie che raccontano paesi lontani». Così Federica Fassi, operatrice della cooperativa Ruah e coordinatrice del mercatino Triciclo riassume la sua esperienza in questo particolare punto vendita.
Triciclo è un mercatino dell’usato che nasce nel 1997 con l’obiettivo di offrire opportunità di lavoro ai migranti, incaricati di sgomberare case, cantine e uffici, così che il materiale raccolto e rivenduto diventi fonte di reddito per loro e da quest’idea iniziale di creare opportunità di lavoro oggi si è arrivati a contare 23 dipendenti. Il materiale che viene raccolto con gli sgomberi o da donazione di cose portate direttamente in negozio viene poi suddiviso in tre categorie: abbigliamento, oggettistica e mobilio. Oltre al recupero materiali, altra attività di cui si occupa Triciclo è la gestione degli indumenti che vengono donati a Caritas attraverso i famosi cassonetti gialli: questi non vengono rivenduti direttamente ma considerai rifiuti e pagati al chilo (denaro questo con cui si stipendiano 6 dipendenti incaricati della raccolta e che in parte viene donato a Caritas Bergamasca per sostenere il progetto Zabulon). Successivamente, se nella filiera degli abiti usati, questi vengono ritenuti ancora in buono stato, vengono igienizzati e rivenduti sul mercato, anzi, al mercato; se, invece, in cattive condizioni vengono usati come stracci. Un altro progetto di cui si occupa il laboratorio Triciclo è il progetto Ri.Ca.Ri.Ca con cui si raccolgono toner esauriti: anche in questo caso un obiettivo etico di inserimento di migranti nel mercato del lavoro si unisce ad un obiettivo ecologico di riciclo. «Non esiste il cliente medio del mercatino, né l’oggetto più venduto – continua Federica –. Interessante che la clientela sia variata e vari tuttora a seconda dei movimenti migratori che interessano la città: forte la presenza di senegalesi, sostituiti poi da boliviani e questi da eritrei; ma oggi, per esempio, stanno tornando molto gli iniziali clienti senegalesi. Non bisogna pensare, però, che al mercatino abbiamo solo clienti stranieri; diciamo che ad ogni nazionalità appartiene un modo differenti di acquistare: donne boliviane e ucraina, ad esempio, sono interessate all’acquisto di vestiario da spedire nei Paesi d’origine; uomini tunisini ritirano oggetti di vario genere in grande quantità per poi rivenderli sul loro mercato nazionale; gli italiani più giovani arrivano alla ricerca di capi d’abbigliamento vintage e di mobili da sistemare, quelli meno giovani sono più interessati a pezzi d’antiquariato o oggettistica da collezionare o rivendere in altrettanti mercatini. Vengono così a crearsi circoli collaterali di mercato sostenibile, dai quali nascono opportunità di guadagno e grazie ai quali nulla viene buttato». E obiettivo di Triciclo è quello di raggiungere e coinvolgere in questa rete eco – solidale sempre più persone, soprattutto sempre più giovani, che alimentino un mercato consapevole, nonostante i prezzi concorrenziali soprattutto nel settore dell’arredamento. E questa attenzione per i più giovani è rivolta anche ai bambini:  nel 2013, durante la settimana di riduzione dei rifiuti, è nata un’iniziativa di coinvolgimento delle scuole con la quale si chiedeva a ciascun bambino di donare un giocattolo e di scrivere una storia che raccontasse l’oggetto, storie che sono poi state inserite in un concorso e tra le quali sono state selezionate le migliori. Lo stesso progetto è stato ripreso negli anni successivi e, ad oggi, l’oratorio di san Paolo d’Argon, per la Quaresima, ha rivolto lo stesso invito. «Facciamo 1.300 sgomberi l’anno, di cui l’80% in città e gli altri in provincia, e un totale di 15.000 scontrini, che speriamo si mantengano tali o vadano ad aumentare grazie alla conoscenza sempre più diffusa del mercatino, attraverso il sito internet, la pagina Facebook, ma soprattutto il passaparola».

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