Bergamo e Taizé: così lontani, così vicini. Uno stile forte e contagioso: basta il passaparola

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Il fascino di Taizé è contagioso e don Fabio Picinali lo racconta con un sorriso: “Quando siamo partiti per la prima volta per trascorrere un breve periodo nella comunità monastica ecumenica fondata da frére Roger eravamo soltanto in venti. Il frére referente ci disse: facciamo una scommessa, l’anno prossimo sarete il doppio. Ed è stato davvero così. E lo stesso è accaduto l’anno successivo”. Insomma, in questo paesino sperduto della Francia si fanno esperienze straordinarie. Ed è proprio l’esperienza, la testimonianza, a catturare i giovani, tra i 16 e i 30 anni, che ogni anno partono da Bergamo, e il contagio avviene per passaparola.
Ma qual è il segreto? “Di certo – spiega don Fabio – la semplicità e la spontaneità della preghiera sono molto attraenti, e poi piace e convince lo stile di vita che si conduce in quel luogo, una sorta di ritorno alle origini. Cadono barriere e pregiudizi e si riesce a interfacciarsi con gli altri vedendoli per quello che sono”.
La forma della preghiera è un po’ diversa da quella a cui siamo abituati: “E’ una preghiera ecumenica basata sul canto e su una serie di ritornelli che a lungo andare entrano in testa e ci si ritrova a cantarli per strada”.

Don Fabio da anni fa un po’ da referente e da trait d’union tra Taizé e Bergamo, ma come è nato questo incontro? “Quando sono diventato prete nel 2003 – racconta – avevo un periodo libero in attesa della destinazione e ho sentito che un prete organizzava questi viaggi e partecipava. Così è nata l’idea di vivere questa esperienza in prima persona. Ho portato con me i ragazzi dell’oratorio con il quale collaboravo ed è stata una bellissima esperienza, che poi si è diffusa per passaparola”.

Come mai questa esperienza è così attraente per i ragazzi di oggi? “I giovani hanno sete di spiritualità, ma diversa da quella che noi gli trasmettiamo per tradizione. Quando diciamo loro di pregare istintivamente pensano al rosario oppure alla catechesi, cose bellissime ma che forse non corrispondono, in quel momento, a ciò che più desiderano e di cui sentono il bisogno. Il modello di preghiera di Taizé è fatto di silenzio, di ritornelli, di ascolto della Parola. E’ un’esperienza che coinvolge profondamente e negli anni si radica nel cuore in modo così tenace da provocare forti cambiamenti nelle persone. “Tutti si portano a casa un pezzetto di Taizé e alla fine scoprono che quella che sembrava una magia legata al luogo è invece qualcosa che si può portare con sé per viverla ovunque si vuole, senza pregiudizi, imparando ad accogliere l’altro per quello che è”.

 

Il legame tra Taizé e Bergamo è profondo, ma trasformarlo in un’esperienza continua, in gruppi di preghiera stabili non è semplice: le persone che seguono questo stile sono sparse in tutta la diocesi. Gli appuntamenti in città per alcuni sono proibitivi. “Ci vorrebbe una comunità disposta a ospitare gli incontri mensili per mantenere vivi i gruppi locali. L’interesse delle persone c’è”

“Per adesso – osserva don Fabio – continuiamo l’esperienza annuale del pellegrinaggio di fiducia ad agosto e poi quella del pellegrinaggio di fiducia sulla terra in occasione di Capodanno, che ogni anno si svolge in una diversa città europea”.

 

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