Ancora su divorziati e risposati. Opportuno un rito pubblico di riammissione

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Grande dibattito ovunque, anche sul nostro sito, attorno alla riammissione dei divorziati risposati ai sacramenti.
Resta però da fare luce su un particolare che è di rilievo soprattutto dentro la Chiesa. È il come riaccogliere.

Da quello che si legge, anche nella Amoris Laetitia, pare che tutto si debba ridurre al colloquio-verifica personale tra il penitente e un sacerdote. Che questo ci debba essere mi sembra ovvio. Mi sembra però anche che questa modalità per riaccogliere i cristiani passati al secondo matrimonio abbia un punto debole. Se l’evento è ecclesiale si dovrebbe vedere e sapere. Mi sembra caduta lungo la strada, la proposta di un rito, di una celebrazione “ufficiale” di riammissione ai sacramenti. Si era parlato, a questo proposito, di un itinerario, appunto, fatto di incontri, di preghiera, di riflessione per mettersi davanti a Dio e alla comunità, riconoscere i propri peccati per essere, alla fine, riaccolti, con un rito comunitario.
Invece, se tutto resta come sembra dai dibattiti di questi giorni, si avrebbe un ritorno alla piena comunione con la Chiesa quasi in silenzio, in punta di piedi, alla chetichella. Forse lo si fa per una forma di rispetto verso gli sposti interessati. Ma certo che vanno rispettati, ma questo non significa che si debba far finta di niente. Non un secondo matrimonio, certo, ma almeno che si sappia, che si dica e soprattutto che si celebri il ritorno alla partecipazione piena ai sacramenti.
Mi sembra istruttivo un confronto con il sacramento della confessione. Facciamo l’ipotesi di una celebrazione comunitaria della penitenza. Mi trovo davanti a una assemblea liturgica. Esco dall’assemblea e vado da un confessore. Se lo faccio è perché sono peccatore. In quel momento tutti sanno che io sono peccatore. Nessuno sa quali sono i miei peccati.
Qualcosa del genere si potrebbe ipotizzare con un eventuale rito ufficiale di riammissione dei divorziati risposati. Tutti dovrebbero sapere che sono riammessi, nessuno sapere il perché. Quello è – dovrebbe essere – ufficiale. Questo dovrebbe restare segreto.
Personalmente mi auguro che, prima o poi, si arrivi a questo atto di coraggio. In fondo si tratta di dire, con uno stile veramente ecclesiale, quello che la Chiesa ha deciso di fare.

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3 commenti

  1. Brunella Conca on

    Mi piacerebbe poter fare un percorso biblico sul matrimonio. Dio non l’ha istituito. Ha creato l’uomo e la donna ponendo come base la fedeltà, perché Lui è fedele in eterno. Ha creato un uomo per una donna e una donna per un uomo. In un rapporto unitario e paritario. Poi sono arrivate le leggi e hanno regolamentato il rapporto. Si può partire dall’inizio della Bibbia e cercare di capire lo sviluppo?

  2. silvana messori on

    bellissimo! una risposta alle sollecitazioni(a volte solo giornalistiche mediatiche)… leggendo ma anche non andando oltre…così anche per gravi problemi che affliggono l’umanità, non si sono mai sperimentate… il dubbio rimane che forse si è messo il dito nella piaga!… “io ho ricevuto del male e sono rimasto un santo, invece tu fai del “male” ma non fai parte del nostro “club”… non ne sei degno… possiamo andare avanti così… possiamo… pubblicamente in chiesa, che vengano fatti percorsi di “rinnovamento dello Spirito”, di ri-amissione alla Mensa del Signore purché pentiti,…possiamo dire e fare ciò che la Chiesa(istituzione giuridica-morale) ritiene giusto fare… ma….ma…. ma…. chi potrà mai stabilire se non Lui, se le nostre sono solo “pratiche” di facciata(ecco un passo nel testo di M.Carrara, non preso in considerazione, in approfondimento concettuale), o veramente noi desideriamo con tutto il cuore che il perdono ricevuto, produca frutti nei fatti di una vita.. diversa, non egoista, con lo sguardo rivolto alla, e per la felicità” dell’altro,…Devo dire purtroppo… che questo lo vediamo tutti i giorni… nelle banali relazioni di uomini sempre contro… e non “per”… e ciò comporterà, sempre di più a guerre ideologiche sì, ma che, conseguono anche quelle materiali… e per la maggior parte inconsapevolmente!… sulla Terra c’è posto per tutti … se lasciamo la porta aperta…. aggiungeremo sempre di più… un posto a tavola….condividendo e frammentando lo stesso Pane, sorseggiando a piccoli, quasi bagnando solo le labbra, sorsi, lo stesso Vino …. Quanta gioia dà… saper donare… in “iperbolica” apertura di cuore! Ciao… e Grazie di cuore a tutti.

  3. Francesco Rampinelli on

    “…L’idea che consisterebbe nel riporre il magistero in un bello scrigno separandolo dalla pratica pastorale, la quale potrebbe evolvere a seconda delle circostanze, delle mode e delle passioni, è una forma di eresia, una pericolosa patologia schizofrenica…” card. Robert Sarah, Dio o niente, 2015.

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