Aprite le porte. Di fronte all’urgenza di accogliere, l’invito: «Tutti possono offrire il loro aiuto»

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«Aprite le porte». Senza esitazione, senza paura. Deciso e chiaro è l’invito di Papa Francesco davanti a donne, uomini e bambini che vivono il dramma, invocano aiuto e cercano un luogo da abitare nella pace e nella dignità. Un appello che non bussa solo alle porte dei governi, ma che si rivolge a quelle realtà che sono la nostra casa, le parrocchie. La diocesi di Bergamo ha raccolto l’invito del Papa e ha voluto essere cassa di risonanza efficace di quelle parole. Consiglio pastorale e Consiglio presbiterale diocesano, sotto la guida del vescovo, hanno posto sul tavolo la questione. Confronto, riflessione, narrazione di esperienze, lavori di gruppo sono stati gli strumenti del percorso che hanno condotto alla stesura – ormai definitiva – di una lettera circolare che si prefigge di aiutare le parrocchie ad individuare forme e modalità per ampliare la rete dell’accoglienza a favore dei richiedenti asilo e dei rifugiati che giungono nel nostro Paese. La lettera sarà presto consegnata alle comunità perché si renda possibile un’accoglienza evangelica attraverso l’iniziativa creativa e singolare di ciascuna parrocchia, anche delle più piccole. La lettera consegna il frutto del lavoro dei due Consigli e la riflessione sul tema dell’accoglienza dello straniero declinata su diversi ambiti di vita. Parlare di accoglienza tocca i temi del bene comune, del territorio e delle istituzioni, coinvolge il mondo della comunicazione e della legislazione, suscita le questioni legate al dialogo interreligioso e apre lo sguardo sulle già avviate esperienze di accoglienza diffusa. La nuova sfida è quella che la pastorale ordinaria delle comunità si lasci “contagiare” da questa nuova passione per l’uomo e si costruisca sulla prossimità, sulle relazioni e sull’appartenenza reciproca. Nella parte conclusiva della lettera fioriscono le indicazioni concrete che partono da un accompagnamento formativo e che attraversano lo sviluppo di collaborazioni e di lavori in rete con le istituzioni e con le realtà territoriali. Appello chiaro che entra nel vivo e afferma che l’azione dell’accoglienza è cosa possibile a tutti. Alle parrocchie, ai monasteri e ai santuari che potranno mettere a disposizione locali di loro proprietà, alle famiglie che potranno accogliere una persona maggiorenne, agli istituti religiosi che potranno dedicarsi alle situazioni più fragili, soprattutto delle donne in gravidanza o con bambini. Chi accogliere? Singoli e famiglie, persone della stessa nazionalità che hanno presentato domanda d’asilo e sono ospitate in un Centro di accoglienza straordinaria, persone che hanno visto accolta la domanda e che stanno per intraprendere o hanno concluso un percorso nel progetto Sprar verso una prospettiva di integrazione sociale nel nostro Paese. Le iniziative saranno monitorate e accompagnate dalla diocesi attraverso le diverse realtà già attive sul fronte dell’accoglienza. La lettera vuole aprire domande e accompagnare nelle risposte concrete, perché le comunità non scivolino nell’indifferenza, ma, alla luce delle risorse strutturali e umane a disposizione, diventino luogo di pace e di dignità per chi, dopo aver perso tutto – terra, casa, beni e affetti – rischia ora di perdere anche il bene più grande, la speranza.

 

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