Casaleggio, tra utopia e fumisteria. I 5 Stelle sul crinale fatale tra movimento e partito

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Foto: Gianroberto Casaleggio

DAI MOVIMENTI AI PARTITI

L’incontro tra un pensiero e un movimento socio-culturale può, a volte, generare un movimento/partito politico. La storia dei partiti politici è esattamente questa. Senza tornare fino all’800, basterà fermarsi agli ultimi 50 anni. Il movimento più imponente – quello del ’68 – è stato il primo. Ha prodotto, alla fine, alcuni piccoli partiti politici. Negli anni ’80 i Verdi. Poi è arrivata la Lega. Poi Di Pietro. Poi Alleanza democratica. Poi la Rete. Poi i Girotondini, poi gli Arancioni, poi Azione civile, poi Rivoluzione civile, poi il M5S… Di tutto questo vortice di sigle, alla fine sono rimasti a galla la Lega, ormai istituzionalizzata in partito, e, per ora, il M5S, sul crinale fatale tra movimento e partito. Fatale, perché assai spesso è lì, in questo periglioso passaggio a Nord-Ovest, che i movimenti socio-politici si dissolvono. Benché il sistema dei partiti abbia subito mutazioni radicali (nessuno dei partiti classici dell’arco costituzionale è sopravvissuto alla svolta storica dell’89), ha tuttavia resistito all’azione corrosiva della storia e all’assalto dei movimenti extra-partitici. Il filo che lega queste diverse esperienze è quello dell’alterità al sistema dei partiti. Sulle ragioni di questa insoddisfazione radicale verso i partiti non c’è bisogno qui di tornare. Da capire è, semmai, perché l’antipartitismo diffuso e la rivolta antipolitica, che da decenni percorrono il sottosuolo della società italiana e della politica, siano così copiosamente venuti a galla e si siano condensati nel M5S. Ciò che amalgama le forze, alla fine, non sono principalmente le determinazioni socio-economiche, ma la coscienza di sé, cioè il pensiero.

IL CASALEGGIO PENSIERO

È qui che arriva Casaleggio. Il quale è riuscito a creare il canale ideologico dentro il quale convogliare umori sociali e culturali plurali e, spesso, reciprocamente contraddittori. Il video postato in rete, dal titolo Gaia, sintetizza i pensieri, che ha costituito il M5S. Si tratta di pensieri tutt’altro che nuovi o originali. Appartengono al filone utopico/distopico della fine ‘800 – si pensi a Marx e a Comte,- e di tutto il ‘900 –  si pensi al bio-comunismo di Trostky o a Aldous Huxley -, che ha trovato nuove ragioni negli scenari della terza/quarta rivoluzione industriale. Uno dei massimi pensatori di questo filone è Ray Kurzweil, che, a dispetto del cognome ebraico-teutonico, è un puro yankee. Un ricercatore e uno scienziato geniale dell’informatica, che ha scritto nel 1990 The Age of Intelligent Machines, nel 1998 The Age of Spiritual Machines, nel 2005 The Singularity is near, un volume di 652 pagine, il cui Prologo è intitolato The Power of Ideas. Quasi tutti questi libri sono stati tradotti in italiano. Nel 2013 è stata pubblicata la traduzione italiana del suo ultimo volume How to Create a Mind.

“L’UOMO È DIO”

Lo scenario è quello di un’integrazione crescente tra intelligenza artificiale e biologia umana, fino al trascendimento della biologia. La “singolarità” è un nuovo tipo umano, la cui apparizione nella storia dissolve religioni, filosofie, conflitti… La data cruciale di Kurzweil è il 2030. Quella prevista dalla Gaia (è il nome del futuro governo mondiale) di Casaleggio è il 2054 (a 100 anni dalla nascita dell’autore). Per completezza di informazione, va aggiunto che al 2020 scoppierà una guerra mondiale, che durerà vent’anni e che lascerà su questa terra solo 1 miliardo di persone, gli altri 6 miliardi saranno bruciati nel fuoco atomico mondiale. Qui l’Huntington del Crash of Cvilizations del 1993 non è così lontano. Fortunatamente, a partire dal fatidico 2054, incomincerà una nuova era della storia umana, che F. Fukuyama faceva iniziare già dopo l’89 con il suo The End of History and the last man del 1992. Scrive Casaleggio: “L’uomo è Dio. È ovunque, è tutti, conosce tutto”. La società umana si è trasformata in un unico flusso di conoscenza, un immenso cervello (o alveare?) collettivo. La politica coincide con il perenne flusso dell’esperienza qui e ora.

TRA PROVOCAZIONE E GIOCO INTELLETTUALE

Simili previsioni stanno consapevolmente tra la provocazione e il gioco intellettuale. Ma da questa antropologia/sociologia segue una più contingente e attuale teoria della democrazia e della politica, che Casaleggio fa risalire a Rousseau: un rapporto diretto tra il singolo e la Volonté générale, che le nuove tecnologie per la prima volta consentono in tempo reale. D’altronde, proprio Rousseau si chiama la piattaforma informatica del M5S, attivata nei giorni della sua morte, che Casaleggio ha lasciato in eredità. A questo punto, non servono più enti intermedi, quali i partiti. Si discute, si decide e si governa in tempo reale. Questa teoria della democrazia, in cui si recupera su scala nazionale e mondiale l’agorà ateniese, è ciò che ha fornito la base ideologica al confuso movimento antipolitico del M5S, gli ha fornito un orizzonte.

UN PO’ DI SAVONAROLA. LA POLITICA SACRALIZZATA E IL RISCHIO TOTALITARISMO

Dentro stanno la decrescita felice degli anti-trivelle, la religione new age del corpo, la politica come convivialità, l’indignazione per le insopportabili brutture del mondo, la voglia di purificazione e di rinascita, la nostalgia di una “polizia del costume” alla Savonarola, la descrizione apocalittica dell’Italia e dell’Europa… Come non ricordare il De ruina mundi  e il De ruina Ecclesiae del succitato frate domenicano? Un osservatore più informato di molti incolti articolisti, che hanno esaltato in questi giorni il genio visionario di Casaleggio, potrebbe agevolmente mettere in evidenza le radici lontane e ricorrenti dell’utopismo apocalittico, che percorre da sempre le grandi transizioni epocali delle società umane. E quella che stiamo vivendo lo è. Ma potrebbe anche far notare come, finora, dei due corni del dilemma formulato dallo stesso Padre fondatore: “la democrazia diretta con la partecipazione collettiva e l’accesso a un’informazione non mediata, oppure una neo-dittatura orwelliana in cui si crede di conoscere la verità e di essere liberi, mentre si ubbidisce inconsapevolmente a regole dettate da un’organizzazione superiore?”, il M5S abbia prediletto il secondo. Resta da chiedersi come sia possibile che le giovani generazioni e non solo si aggrappino in tempi di crisi epocale a queste grandiose quanto labili visioni utopico/distopiche. La risposta, forse semplicistica, è che abbiamo bisogno di una filosofia o di una teologia della storia. Cerchiamo disperatamente un senso al nostro agire privato e pubblico. Tramontate le grandi ideologie del ‘900, resta un grande vuoto. Di qui la tentazione sempre emergente – accadde già all’indomani della Prima guerra mondiale e della Seconda – di una sempre nuova “teologia politica”, nella quale la politica viene sacralizzata ora dai credenti ora dai neo-pagani come riduzione definitiva della complessità sociale, delle sue contraddizioni, delle sue miserie. La storia è semplificata in due fasi: quella della distruzione apocalittica e quella di un nuovo paradiso terrestre. Ma, il nome esatto della tentazione? Totalitarismo.

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