I sacramenti ai divorziati risposati. Adesso alla luce del sole

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EMERGE IL SOMMERSO

Dunque divorziati e separati che si sono sposati di nuovo possono essere riammessi ai sacramenti. È una delle novità della “Amoris laetitia”, l’”esortazione apostolica” che Papa Francesco ha scritto a conclusione dei due sinodi sulla famiglia. Se ne è parlato molto, come era logico aspettarsi. E se ne è parlato anche in commenti a caldo tra amici. Più di un prete ha commentato: “Si fa già, si faceva già da molto tempo”. Ma, aggiunge un amico che ha il senso dell’umorismo: “Era artigianato locale”, benigna concessione di preti larghi di maniche. Adesso si fa alla luce del sole: il Papa stesso esorta ad andare in quella direzione.

IL CENTRO ASCOLTA LA PERIFERIA

Il fatto che si sia passati da un “artigianato locale” a prassi di tutta la Chiesa, non è cosa da poco. La Chiesa ha recepito una pratica sommersa e l’ha fatta sua. Non è la prima volta che capita. Anzi, capita spesso. Soprattutto è capitato alla confessione, il sacramento che, forse, ha cambiato di più nella storia della Chiesa. La confessione così come l’abbiamo adesso non esisteva nei primi secoli del cristianesimo: ci si confessava una sola volta, per lo più in fin di vita, come una specie di “secondo battesimo”. Attorno al VI-VII secolo i monaci irlandesi hanno istituito una penitenza che si poteva ripetere e poteva essere impartita dal semplice sacerdote e non dal vescovo come era prima. Riforma di enorme portata, ma adottata, si direbbe oggi, in periferia e recepita dal centro. Anche stavolta, dunque, la “periferia” ha iniziato a ragionare su alcuni situazioni, a distinguere caso da caso, a fare discorsi onesti ai penitenti. Alla fine la Chiesa “ufficiale” ha preso atto e ha accettato.

NON SEMPLICE EROGAZIONE DI UN SERVIZIO

Naturalmente, resta aperto il discorso sul “dopo”. Perché adesso il rischio – rischio che ovviamente esisteva anche prima – è che tutto si riduca all’atto della riammissione. Come ci dovrebbe essere un cammino “prima”, così ci dovrebbe essere un cammino “dopo”. In altre parole chi si è risposato fa parte di una comunità, adesso in maniera più “piena” rispetto a prima. Sarebbe deludente che chi ha faticato tanto per essere rimesso “dentro”, si rimettesse poi di nuovo subito “fuori”.

Il che significa, dunque, che anche questo rilevante aspetto della vita della Chiesa o è parte della vita di tutta la Chiesa o rischia di ridursi a essere un altro “servizio” erogato, uno dei tanti, ma che non costruisce la Chiesa e non fa maturare la fede dei credenti.

Ho dato una risposta ad alcuni dei problemi posti dai lettori. (A. C.) Per leggere clicca qui.

Si dovrebbe celebrare un rito di riammissione. Clicca qui.

 

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42 commenti

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    Francesco Rampinelli on

    E’ proprio sicuro, reverendo, di quel che scrive in questo editoriale? Ne trae ispirazione da fonte certa o dai titoli di Repubblica? Provi un po’ a trarre le immediate conseguenze di ciò che lei sostiene in questo pezzo.

    Se i Sacramenti possono ora essere dati ai “risposati”, significa che:

    1) il matrimonio non è più considerato indissolubile;
    2) se non è indissolubile, la Chiesa Cattolica ammette il divorzio e riconosce le nozze seconde, terze, …;
    3) se è ammesso il divorzio, il matrimonio non è un sacramento e parallelamente l’adulterio non è più considerato peccato mortale;
    4) la nozione stessa di peccato mortale è superata, perché Dio perdona tutto e tutti a prescindere (a prescindere anche dalla nostra volontà di essere perdonati);
    5) se il peccato è perdonato a prescindere, non occorre essere in grazia di Dio per accedere ai Sacramenti;
    6) di fatto, i Sacramenti quali strumento di grazia non servono a nulla;
    7) di conseguenza, la Chiesa non serve a nulla: siamo già salvi (che lo vogliamo o no, che crediamo o no, che facciamo la volontà di DIO o no).

    E’ così? Sono sicuro che lei non potrebbe dirsi nemmeno lontanamente d’accordo con nessuna di queste affermazioni, eppure il suo editoriale legittima il lettore a farsi un’idea differente. Anzi, peggio, legittima il lettore a considerare che si sia verificato un rovesciamento grazie al quale qualcosa, o molto, è cambiato. In meglio, ça va sans dire.

    Ma se anche fossimo costretti dall’evidenza a riconoscere che quest’ultima esortazione papale prolissa, ambigua, contraddittoria e (ci dicono autorevoli membri della Chiesa) priva di carattere magisteriale stravolgesse inequivocabilmente la dottrina fin qui insegnata e tramandata dalla stessa Chiesa Cattolica (ciò che non può essere proprio a causa dell’ambiguità del testo), sarebbe sicuro dovere di ogni cristiano quanto meno non tenerla in nessun conto, perché una verità che contraddice una verità antecedente non può essere vera! Né invero un papa è padrone della dottrina: può conoscerla o ignorarla, può riverirla o disprezzarla, ma non può certo sovvertirla perché è incardinata in Cristo, testimoniata dal sangue dei martiri, vissuta dai santi, precisata dai dottori, rispettata nei secoli da milioni di sempici fedeli! E nella fattispecie, la dottrina cattolica sul matrimonio discende direttamente da quanto Gesù ha esplicitamente insegnato! E dunque, di che cosa andiamo cianciando?

    Ma sembra che una coltre fitta di nebbia ottenebri oggi le menti di molti pastori, tanto da impedirvi di vedere ciò che è più evidente e più semplice. Non aggiungete confusione a confusione, perché un vostro errore ha gravi conseguenze anche per le anime che vi sono affidate.

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      Alberto Carrara on

      Si vede benissimo che lei non è un pastore e non le importa molto delle pecore. Ma lei scusi, è cattolico? Tanto per sapere, visto come parla del Papa e del magistero del successore di Pietro

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        Emanuele Ciriachi on

        Cosa c’entra il suo commento con quanto scritto qui sopra? Non ha risposto nel merito, quanto detto dal Sig. Francesco é assolutamente corretto – il matrimonio o é indissolubile o non é indissolubile, e essendo indissolubile chi si risposa e ha rapporti sessuali con il nuovo coniuge commette adulterio, che é peccato mortale e quindi esclude dalla Comunione.

        Quanto scritto dal Papa non puó cancellare questi fatti auto-evidenti – affermare che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» non rimuove il requisito dell’essere in Grazia di Dio per accedervi.

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        Guido Villa on

        Forse Lei ignora la storia della Chiesa, nel corso della quale vi sono stati molti pronunciamenti – non coperti dall’infallibilità papale ex cathedra – che si sono rivelati sbagliati e perfino eretici: basti pensare a Giovanni XXII e le sua affermazioni contro l’immediata visione beatifica di Dio dei defunti, e a papa Onorio ‘anatemizzato’ da un Concilio guidato dal suo successore. E un personaggio scomunicato due volte da Onorio perché lo contrastava, è stato canonizzato. Quanto alla questione in essere, basti pensare a come agisce il Cielo a Medjugorje… nel link che segue il racconto di un figlio di divorziati che vivevano altre relazioni.http://www.lanuovabq.it/it/articoli-io-figlio-di-divorziati-risposati-diconegare-la-comunione-e-vera-misericordia-8647.htm

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    Emanuele Ciriachi on

    Questo articolo é molto, molto fuorviante e non fa altro che aggiungere confusione alla confusione causata da Papa Francesco nell’Amoris Laetitia – certamente i divorziati possono accedere ai sacramenti, ma possono farlo alle stesse identiche condizioni degli altri fedeli – e cioé quando sono in Grazia di Dio, senza essere in condizione di peccato mortale.

    Si puó certo ragionare caso per caso – il peccato richiede piena avvertenza e deliberato consenso – ma rimane come é sempre esistito l’indissolubilitá del matrimonio e l’impossibilitá per chi commette adulterio senza esserne pentito di accostarsi all’Eucaristia.

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    Andrea Sperelli on

    Divertente la reazione del monsignore canonico che non sa argomentare una risposta al Rampinelli: “Lei non sa chi sono io!”. “Lei non è cattolico”. “Lei non è pastore”.

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    Guido Guidi on

    Buongiorno Padre

    più che mettere in dubbio la cattolicità del suo commentatore (un po’ polemicamente, potrei dire: chi è Lei per giudicare?), sarei interessato ad una risposta nel merito visto che, anche se spiegato in maniera forse troppo polemica, il primo commentatore solleva punti importanti.

    Soprattutto cosa intende nel suo articolo: “Sarebbe deludente che chi ha faticato tanto per essere rimesso “dentro”, si rimettesse poi di nuovo subito “fuori”.”? Intende dire che non si può dire che il sacramento del matrimonio è indissolubile?

    Personalmente non ho problemi sulla riammissione dei divorziati, ma esisterà un cammino di accertamento dell’errore che oggettivamente hanno fatto? O non si potrà più dire nulla sul fatto che esiste, all’origine un errore? Perché più che il resto, questo è il rischio che vedo: grande confusione sul matrimonio.

    Attendo fiducioso un suo commento nel merito. Senza polemica, ma se i pastori non sono chiari, il gregge si confonde (e, personalmente, non l’ho mai percepito così confuso).

    Grazie.

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      Alberto Carrara on

      Il matrimonio resta indissolubile. Soltanto, con lo sguardo da pastore, il Papa non decide che un cristiano è escluso per sempre dai sacramenti se ha un matrimonio fallito alle spalle. In fondo si tratta di prendere atto che l’ideale alto del matrimonio non è perfettamente realizzato, in quel caso (e in tanti altri, e in tanti altri modi, anche in matrimoni rigorosamente indissolubili e fedeli). Certo che ci vorrà una verifica, un itinerario, nel quale si dovrà prendere atto di errori e di peccati. Poi ci si affida alla misericordia. E in ogni caso è meglio eccedere in misericordia che in rigore. Anche questo, credo, è Vangelo.

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        Guido Guidi on

        Grazie per il chiarimento. Sostanzialmente il punto che Lei dice è che l’errore commesso in passato (il matrimonio, ancora valido, ma finito male) non “inchioda” la persona ai suoi errori, corretto?

        Il ragionamento mi sembra corretto, ma come si rende compatibile con le unioni successive? Cioè, come si giustificano e che valore hanno le unioni “non indissolubili”, come si fanno ad accettare dal punto di vista dottrinale? Come si inquadrano?

        Personalmente, ho guardato con interesse e gioia l’accento sulla misericordia di Francesco. Ora però mi chiedo, con un certo timore, fin dove potrà spingersi.

        Grazie.

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    Antonella Gambirasion on

    Ha ragione Sig. Rampinelli, del suo commento sottolineo virgole e spaziature.
    Ce l’hanno fatta ad inculcarci la nuova dottrina che purtroppo ci porterà alla perdizione.
    Già lo prevedeva Gesù quando si chiedeva se avrebbe trovato la fede sulla terra al Suo ritorno.
    Per fortuna ci sono ancora persone come Lei che sotto la cenere mantengono un barlume di speranza.
    Al giorno d’oggi si trova più fedeltà al Vangelo immutabile tra laici che tra consacrati.

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    Guido Villa on

    Legendo questo articolo, ringrazio il Signore per avermi fatto lasciare la Diocesi di Bergamo dodici anni fa. Qui dove vivo, in Croazia queste cose non esistono, anzi, i media cattolici nascondono al popolo le “novità” introdotte da papa Francesco…

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    silvana messori on

    quante preoccupazioni! si continua a prendere a pretesto “Cristo”… che mi pare, a difesa di “Pastore di anime” e quindi di tutti i preti, compreso il Papa, ci fa considerare il rapporto “unico”, tra Lui ed ogni singola persona. Gesù,… così come io ho interiorizzato, da emerita ignorante sulle dotti e precise considerazioni “dottrinali” , ce lo ha detto e ripetuto in moltissimi passi nel Vangelo, come dovrebbe essere l’approccio di un “pastore” nei confronti di ogni sua, singola pecora,(noi unici, lo siamo per Sua Creazione) e non per l’intero gregge senza alcuna differenziazione di sorta . Ciascuno di noi, merita da chi professa che il Papa è “Vicario di Cristo” su questa Terra , uno sguardo, un’attenzione vigile e di attesa, con comprensione conseguente al contesto, dimostrando l’Amore che Lui da all’infinito, in fiducia che per Primo concede, e per il tempo che ci vorrà, affinché, ognuno di noi, finalmente consapevole del male che a noi per primi ci siamo inferti, convertiamo il nostro cuore,… che quando accadrà, sarà per sempre! a volte mi chiedo… ma ci troviamo gusto ad infliggere ad altri, ciò che Cristo ha subito per tutti noi… per ciascuno di noi peccatori ma con possibilità di rivalsa ricevendo Amore, prima di poterlo ridonare.?.. Se invece vogliamo parlare di “Chiesa e dottrina”… forse, tutti dovremmo fare un passo indietro e contemplare ciò che l’Infinito Amore di Gesù, nel profondo silenzio, ripeto … silenzio… possa fare dei veri “miracoli”… per citare San Filippo Neri: preferisco il Paradiso!!!

  8. Pingback: Comunione ai divorziati risposati. Nelle Filippine e a Bergamo è già cosa fatta - Settimo Cielo - Blog - L’Espresso

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    Annamaria Baldo on

    Quante preoccupazioni e fastidi solo perché la Chiesa chiede uno sguardo di misericordia verso tutti coloro che, pur credendo nel sacramento indissolubile del matrimonio, per vicissitudini varie hanno subito un pesante fallimento. E allora, distinguendo caso per caso, a condizione di un cammino serio e di un atteggiamento onesto, perché non dare una nuova possibilità di riammissione? Spesso mi chiedo “e se fosse successo a me?”.

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      Guido Villa on

      Gentile signora, vuole per favore leggere la testimonianza che ho messo in un post precedente?Oppure leggere questa: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-sposati-civilmente-vivono-castamente-per-25-anni-14500.htm Cosa farei se capitasse a me? Vorrei non vivere nel peccato, e, con l’aiuto del Signore, farei come quei due coniugi americani, che con il loro sacrificio hanno guadagnato al Cielo una vocazione sacerdotale. E sono certo che questo sacerdote abbia anche la forza di vivere il celibato – altro punto dolente che papa Francesco vuole cambiare – perché guadagnato dal sacrificio, e posso dire, il santo esempio dei genitori. S’, santi genitori perché da una situazione di peccato sono passati a una vita di santità. E mi perdoni – parlo con rispetto per tutte le persone coinvolte in queste situazioni – cosa vuol dire “pur credendo nel sacramento indissolubile del matrimonio”… si fa il contrario? Ecco, la Chiesa propone – perché non è cambiato nulla a questo proposito – di vivere in castità. Non ci riuscite? Non fate la Comunione… nessuno vi espellerà dalla Chiesa. Chiedete al Signore le forza, e il Signore la darà.

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    Giovanni Rossi on

    Troppo facile (e poco “misericordioso”) difendersi accusando i detrattori di essere tutti dei cattivi “farisei”.
    Caro Monsignor, il problema è che ha travisato completamente il pensiero del Papa, che nell’esortazione non chiede una riammissione indiscriminata dei divorziati risposati, ma semmai (la questione non è per niente chiara) una riammissione in casi eccezionali e dopo un ponderato e paziente discernimento. Niente di tutto questo nel suo articolo “da rotocalco”. Indegno di apparire su un periodico ufficiale della Chiesa di Bergamo.

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    don Luciano Locatelli on

    Le parole di Alberto, che stimo, sono talmente impregnate di Vangelo che mi risulta difficile commentare e dire altro rispetto a quanto affermato. Le risposte dei molteplici “defensores vinculi” non fanno altro che confermarmi in quanto da tempo vado dicendo, scrivendo e predicando: la misericordia “irrita” perché non traccia dei confini netti, non delimita con norme precise. La misericordia evangelica spazza via le sicurezze del legalismo farisaico da cui non riusciamo a liberarci e, soprattutto, essa mette in crisi tutti quei “fratelli maggiori” della famosa parabola che pensano di rendere gloria a Dio continuando a “lavorare nei campi”, rosicando e arrabbiandosi per il “fratello ritrovato” che irrompe di nuovo nella tranquilla casa “del Padre” le cui porte si supponevano ormai definitivamente chiuse per chi ha “scelto altro”. Par di sentirli… “Qui si lavora! Smettetela con quella musica!”.
    Penso alla cena di Gesù in casa del fariseo Simone. Gesù ha perdonato senza nemmeno chiedere a quella donna di cambiare vita. E noi, invece, stiamo qui a mettere i paletti e a chi vuol cambiare imponiamo norme dal sapore acido della vendetta ammantata di “giustizia”.
    Quando penso a questo, e ad altro, mi ferisce percepire come la nostra meschina mediocrità ci ha condotto a trasformare il Vangelo in un Codice di procedura penale mandando il Padre in pensione: a gestire la “tua casa” ci pensiamo noi perché noi “sappiamo”, noi siamo migliori di te nel giudicare le persone… la tua misericordia rischia di rovinare tutto… lascia fare a noi.
    Forse è il caso di riaprire il Vangelo, lasciare cadere la divisa del giudice e indossare il grembiule del servizio… altrimenti rischiamo di sentirci dire, dopo tante “belle Messe”: “Non vi conosco”.

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      Francesco Forti on

      Gesù quando perdonava qualcuno riteneva come base del perdono il pentimento e la conversione, una volta disse in Matteo 19:9 Gesù disse: “Chiunque divorzia da sua moglie, se non a causa di fornicazione, e ne sposa un’altra commette adulterio”. Quindi il divorzio è permesso se c’è stata “fornicazione”. La parola greca porneía, qui tradotta “fornicazione”, significa rapporti sessuali immorali, con qualcuno di sesso opposto diverso dal proprio coniuge o con qualcuno dello stesso sesso, si tratti di rapporti naturali o di rapporti innaturali e pervertiti. In tali circostanze il coniuge innocente è libero di ottenere il divorzio e di risposarsi se lo desidera. Ora alla luce di questo perchè Papa Francesco ha aperto ai divorziati l’opportunità di risposarsi a generato tutta questa cagnara? la bibbia lo permette, ma Gesù è stato chiaro specificando in quali circostanze questo sia lecito, solo in caso di adulterio da parte di uno dei due coniugi, ma Papa Francesco la bibbia non l’ha neppure citata, quello che disse Gesù non l’ha neppure citato, eppure la bibbia è la massima autorità, Gesù è la massima autorità, Dio è la massima autorità, non il vaticano e chi lo rappresenta, oppure sbaglio?

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    silvana messori on

    Forse, la notte non ha portato consiglio! sig. Rossi, facciamo a gara chi è più o meno “misericordioso”? articolo da rotocalco indegno… e come mai c’è chi trova un suo spazio anche qui, lasciato fuori dalle porte delle chiese?. Sono lettrice anche di Bussola, come Timone, come altri siti che trattano i “problemi” di chiesa cattolica, e non solo Italiana, ma “universale” e leggendo e approfondendo i problemi che portano a determinate “rivelazioni” di chi è santo e più santo di altri… mi trova … sempre in accoglienza del “pensiero altrui”, in piena libertà e libero arbitrio in discernimento, sebbene io non sia una estremista di sinistra, né tanto meno di destra(che vedo invece nella Chiesa, molto rappresentata) facendo riferimento ai vari… gruppi ideologici chiamati conformisti o progressisti..!. ma che diamine vogliamo chiamare e quindi secondo alcuni di Voi, lasciarli “scomunicati appartenenti alla comunità PIO X ” o cercare di avere approccio misericordioso da ambo le parti che dia vero senso alla parola “misericordia”? e alla fine se ciò comporta una mia “scomunica per eresia”… (le streghe vengono di solito messe al rogo), esprimo un “concetto”, in riflessione alle vicissitudini in atto (quella della povertà spirituale ci viene sempre ricordata, ma non viene mai seguita da quella pratica materiale) che Cristo al dono di sé ci dice: prendete e mangiatene tutti… e se vogliamo dirla tutta, la “particola” che noi assumiamo, diventa un confessare, un ricevere Grazia, che in Sua Fiducia, noi possiamo essere gioiosamente felici di affrontare l’inferno che dobbiamo tutti giorni e tutti… praticanti, osservanti, o meno, e che solo Lui può giudicare! Altro che protestantesimo… altro che dottrina! per la cronaca ho ricevuto da bambina medaglia d’oro(simbolica ..non era oro, alla gara di “catechismo” della mia parrocchia di formazione ! Che quel Cristo che tanto si vuol metter sotto bambagia a campana di vetro…. possa illuminare il cuore e la mente… e che insieme possiamo essere veramente Popolo in cammino, tutti peccatori, (a volte quelli chiamati veniali” sono i peggiori nell’offesa di una persona… !) senza barriere fino all’estremità della Terra! altrimenti la strada sarà: ognuno per proprio conto e ognuno si faccia una religione tutta per sé… a noi la scelta… un caldo segno di fraternità a tutti.

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    Antonella Gambirasion on

    Non credo stia così la faccenda don Luciano, non rigiriamo la frittata.
    Il figlio ritrovato lo è in quanto si è PENTITO dalla sua avventura fuori casa tornando sui suoi passi, per questo il Padre Prodigo lo ha perdonato riaprendogli la porta di casa.
    Tanta misericordia corrisponde a tanto pentimento, (ecco il motivo del pianto dell’adultera) alla quale Gesù ha detto quel che sappiamo.
    Nel nostro caso, come afferma il Card. Nolan, non si sono ancora viste file interminabili di divorziati risposati pentiti che supplicano per ricevere la S . Comunione il quale ( gesto) io vedo come una grande superbia sfacciata nei confronti di coloro che invece hanno vissuto in castità dopo il loro divorzio per rimanere fedeli al Vangelo.
    Il problema secondo me è che si vuole in tutto e per tutto imitare altre religioni non cattoliche in nome di un ecumenismo che non potrà mai attecchire perché se così fosse il Signore avrebbe subito la morte in croce per nulla. Come si serebbero lasciato decapitare per nulla sia S. Giovanni

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        don Luciano Locatelli on

        Io mi limito al testo evangelico. Il figlio torna a casa per “fame”, non per altro e per riuscirci si inventa la “preghierina” che poi il Padre manco gli lascia terminare. In secondo luogo, nel testo della cena a casa si Simone, non si parla di “pentimento” ma di “amore” (a tanto amore tanto perdono, se proprio si vuole…). I testi bisogna leggerli come sono non come vorremmo che fossero. In terzo luogo smettiamola di propagandare idee distorte su Dio: Gesù è Colui che ci rivela il volto del Padre, quindi non tanto Gesù come Dio, ma piuttosto Dio come Gesù. E questo ci dà tanto fastidio, ma tanto, perché siamo costretti a rinunciare alle nostre belle rappresentazioni di Dio, che ci fanno comodo,soprattutto quando si tratta di giudicare gli altri. Mi fermo qui e alle parole del Vangelo (ammesso che leggiamo lo stesso testo).

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          Guido Villa on

          Reverendo padre, l’unica cosa essenziale che per potere ricevere la mIsericordia e il perdono è convertirsi e abbandonare la strada del peccato. O comunque desiderarlo. La Misericordia di Dio è impotente dinanzi al nostro ‘no’.

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            don Luciano Locatelli on

            Le riporto solamente le parole di un monaco vissuto nel deserto e morto pochi anni fa: “Non posso credere in un Dio che non sia felice anche quando io sono felice senza di Lui”. Questo, credo, è il Dio di Gesù Cristo. buona vita.

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            Rachele Nofrini on

            :))) Don Luciano, ma non si può essere felici senza di Lui!
            Solo la Verità sana.
            La Chiesa è di Cristo, Cristo è il Verbo e il Verbo è immutabile.

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      Francesco Forti on

      Sono d’accordo con la Signora Antonella, si cerca di allargare le maglie perchè la chiesa ha visto le sue acque prosciugarsi, perchè molte persone di ogni estrazione, ma parliamo della cattoliche hanno uno stile di vita palesemente contrario agli insegnamenti di Cristo, vedi adulteri, omosessuali, ladri, corrotti, bugiardi, avidi, malvagi, allora che fare? “Dio accoglie tutti” questo è il messaggio della chiesa, fai quello che vuoi tanto Dio è buono, perdona tutti… questo è il messaggio che condanna milioni di persone a non avere il favore di Dio, perchè convinte di poter fare quello che gli pare, ma la bibbia insegna tutt’altra cosa… Dio è buono, perdona, ma tu devi pentire e da allora in poi devi vivere come Dio comanda. Ricordiamo che Dio non è da beffeggiare, qualunque cosa l’uomo semini questa pure mieterà come dice la lettera dei Galati 6:7

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    SIMONE BONASIO on

    Come ha scritto Mons. Nicola Bux in una recente intervista sull’argomento: …. “Il pentimento vero implica la disponibilità del fedele a sciogliere quel legame. Nel Vangelo Gesù Cristo dice: “Va’, e non peccare più”. Mica “va’ e continua a fare di testa tua”” …….
    Reverendo Carrara, Il rischio della confusione nel popolo di Dio è davvero grande: all’interno della chiesa vi sono visioni e prese di posizione opposte sullo stesso tema. Molti fedeli rimangono frastornati e non pochi sono convinti che si stia demolendo la bimillenaria dottrina della chiesa cattolica proprio ad opera di alcuni rappresentanti di essa. Interpretando il pensiero di Mons. Nicola Bux, penso sia necessaria una estrema prudenza nell’introdurre una novità di questa portata.
    Caro Mons. Carrara, prego per Lei e la chiesa intera e chiedo le Sue preghiere per me ed i miei familiari.
    Sia lodato GESU’ CRISTO

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    Brunella Conca on

    Vorrei ricordare che Gesù ha detto che “Non il sabato è stato fatto per l’uomo ma l’uomo per il sabato”, nel senso: le leggi non devono incatenare l’uomo, che deve essere sempre al centro. Perché Gesù “litiga” con i farisei? Perché li accusa di essere troppo rigidi con le leggi e di non andare oltre. Nella parabola del “Padre misericordioso” non sta scritto da nessuna parte che il figlio torna perché PENTITO.Torna solo perché ha una fame terrificante e quando torna a casa non chiede scusa. In tutti i racconti e le parabole di Gesù quello che prevale è l’amore per l’essere umano e non la rigidità delle norme da seguire. All’adultera ha forse detto qualcosa che riguardasse le norme che lei non aveva seguito? No, le ha semplicemente detto “Neanche io ti condanno.Va e non peccare più. Il discorso del Papa non è all’insegna dell’allegria e dei facili costumi ma dell’attenzione nei confronti della persona che ha sofferto e che non deve essere lasciata sola. “Sono venuto per i peccatori, per i malati, non per i sani”, dice Gesù. E noi chi siamo per fare il contrario? L’Eucarestia non è un premio per i più bravi, ma un aiuto per irrobustire la nostra fede e il ostro operato, il nostro amore per il prossimo. Durante gli esercizi quaresimali mi ha colpito molto la frase di un celebrante: dopo aver ricevuto l’Eucarestia siamo tutti tabernacoli di Cristo. Mi sono sentita morire…di un’indegnità pazzesca. Eppure, riflettendoci sopra, è vero: ricevendo l’Eucarestia abbiamo Gesù dentro di noi e come Lui dovremmo cercare di diventare. Gesù ha sempre parlato e agito solo in nome dell’amore, dell’accoglienza, del perdono. Chi siamo noi per fare il contrario? Perché, credete che una persona con un matrimonio fallito alle spalle sia contento? Che non soffra? E cosa dobbiamo dirgli: peggio per te, arrangiati?! Scherziamo??!! Che razza di cristiani siamo!!! E provare, invece, ad accoglierli, ad ascoltarli, ad aiutarli a capire gli errori che hanno fatto? Non facciamo i legulei e i farisei e ricordiamoci che il Signore ci chiederà conto non solo del male che abbiamo fatto, ma anche del bene che non abbiamo fatto e della gioia che non abbiamo dato.

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        Rachele Nofrini on

        Andrea 🙂 potrebbe essere tornato anche solo per convenienza, sta di fatto che a suo Padre ciò non interessa, perché come lo vede da lontano già fa’ preparare la festa.
        Però è tornato, questo è ciò che conta, perché fare questo passo implica per ciò solo un inizio di cambiamento, un atto di umiltà. All’inizio occorre un nostro sì, anche solo per obbedienza, per permettere al Padre di dimostrarci il Suo Amore.
        Poi in seguito… secondo le parole del Vangelo di domenica: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di Lui”.
        Quindi, prima di tutto ha bisogno del nostro sì, anche solo per ubbidienza o convenienza, ma poi del nostro amore per Lui/Parola, nel senso di metterla in pratica.
        E la Parola la si ascolta veramente solo se si AMA Gesù… Amandola e ascoltandola, cioè mettendola in pratica, lo Spirito prenderà dimora in noi. Allora, da coloro che semplicemente amano, con lo Spirito diverremo noi stessi amore. “Io non do amore, io sono amore”. Questo l’ho sognato proprio stanotte =)
        Questo però è imprescindibilmente legato alla Parola. Tutto il resto è falso perché non è nella Via, nella Verità, nella Vita.

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      Rachele Nofrini on

      Signora Brunella,
      grazie per la metafora del Tabernacolo, che poi non è una metafora: è davvero avvincente. Supera, infatti, qualunque argomento o questione che, da poveri mortali che ancora non conoscono le cose di Dio perfettamente, poniamo in maniera imperfetta.
      Il divenire Tabernacolo può essere l’unica risposta. Solo un corpo mondato dal pentimento, lavato dalla confessione, morto a se stesso per amore della Verità, incastonato nelle Sue piaghe e intriso del Suo sangue è degno di divenire Suo Tabernacolo poiché è un corpo che brama essere trasfigurato per mezzo di quel Pane, che diventerà parte delle sue stesse cellule. E questo vale per tutti noi, per ogni peccato, non solo per quello in discussione. Ciò significa che dovremmo amarLo oltremisura e almeno desiderare e cercare di essere puri per poterLo accogliere.
      Il Suo corpo è sì balsamo: lo è per le ferite che, cadendo nel cammino verso la Santità al quale siamo tutti chiamati, ci procuriamo, o la vita ci riserva. Ferite che prima laviamo con le nostre lacrime, e poi medichiamo col Suo sangue.
      Per cui, posto che il Verbo è immutabile e che solo la Chiesa di Cristo può sciogliere ciò che è stato legato in Cielo, fintanto che permane il primo vincolo matrimoniale, con una seconda unione – qualunque essa sia – si è in stato di adulterio, senza voler giudicare nessuno ma solo chiamando le cose con il loro nome, semplicemente come ha fatto Gesù. Per questo si ama il fratello che si trova in quello stato solo se lo si richiama a questa Verità. Similmente a come si richiamano alla Verità, di fronte al Sacramento Eucaristico, i fidanzati affinché osservino la castità ovvero i coniugi affinché si arrendano alla volontà creatrice di Dio.
      Basta il nostro sì e il nostro amore per la Verità, e lo Spirito potrà fare tutto il resto. Se non ce la facciamo a dire quel sì, la Comunione Sacramentale non può far parte del nostro cammino verso il Calvario. Se vogliamo fermarci al Giordano, liberissimi di farlo, ma se vogliamo incamminarci con l’aiuto dei Sacramenti verso il Regno, dobbiamo passare attraverso la Passione e la Morte, come nostro Signore. Non possiamo fermarci col cuore e le forze al Giordano e poi, senza un cammino onesto, fare una vita sacramentale disonesta.
      Come ha fatto Gesù, la Chiesa deve chiamare alla Via, non alle scorciatoie. L’unica scorciatoia – il piano B come lo chiamo io – forse è appunto il Battesimo, insieme però alla speranza di non morire in peccato mortale. Ma come è facile intuire, è una scorciatoia che, ammesso che funzioni dato il suo altissimo rischio, dopo si pagherà molto molto cara, questo va detto (forse millenni sul fondo del Purgatorio in attesa del giudizio universale). E sin da qui, poiché l’accontentarci e il puntare al ribasso non ci permettono di passare questa meravigliosa vita lassù, cullati dalle mani di Dio, tra vette di felicità insondabile.
      Il Sacramento del Matrimonio, unica via che Dio ci indica per formare una famiglia, è solo per veri duri, per i lottatori, non per le pappamolle. Per romperlo non basta mezzora e una marca da bollo. Lo sposo e la sposa non si fermano ad un bagno ristoratore al fiume ma si incamminano al Golgota. Passando per Gerusalemme, si beccano gli insulti, gli sputi, le spine, il fiele, le piaghe; sudano sangue, si slogano le ossa, se le spaccano, muoiono letteralmente svenati, almeno nello spirito. Croce e delizia, morendo ogni giorno a se stessi. Eccolo il matrimonio secondo Dio, secondo il Verbo. Una carne sola, per sempre e per Amore, che non è un sentimento ma un comandamento, perché nulla è impossibile a Dio, il quale è onnipotente e fa nuove tutte le cose.
      Se per qualunque ragione, anche incolpevole e anche la più tragica, non si arriva al Golgota, Gesù comprende, la Chiesa accoglie, indica la via; e spesso riconosce ma laddove ciò non è possibile, mi chiedo con quale ardire si possa sfidare la misericordia di Dio dato che un caso particolare, per quanto senza colpa alcuna, per quanto ponderato e frutto di discernimento, non può cambiare la Parola. Se Gesù avesse voluto i casi particolari, li avrebbe accordati ai farisei. Invece ha pronunciato una sola parola, al punto da far dire ai discepoli che, se le cose stavano così, non conveniva sposarsi (io ci leggerei: rimango celibe, non coppia di fatto! :)).
      E non vale neppure richiamare errori incolpevoli di persone incorse in matrimoni falliti, come se questa eccezione riguardasse solo il passato e per il futuro resterebbe ferma la Parola di Dio perché è chiaro che non è così.
      Questo tradimento della Parola impone una nuova regola, sotto forma di eccezione, che però non viene da Dio. Dove sta andando dunque la nostra amata Sposa, verso il baratro? Restiamo APERTAMENTE fedeli perché la Chiesa siamo tutti noi e, proprio grazie a noi, non prevarranno!
      Oggi più che mai riecheggiano le Sue parole: “Volete andarvene anche voi?”
      Da chi andremo Signore, solo tu hai parole di vita eterna.

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    silvana messori on

    mamma mia, sig.ra Rachele! che oppressione … che… alcuni passaggi della sua esposizione(ha scritto per caso libri in proposito?) non si intraveda la Gioia, ma solo “sacrifici” e che, mi risulta proprio Gesù ci indicò con: “non sacrifici, ma…”ecc. che personalmente, nonostante le vicissitudine non del mio matrimonio, ma nel matrimonio, che ha raggiunto il 45° anniversario, non mi sento, per niente(mi scuso, ma sono abituata a parlare di cose che ho vissuto personalmente) un’eroina dura e pura, ma per libera scelta tra ciò che per noi era bene, dal male, ritenendo il cammino tortuoso, sempre in salita, ma gioiosamente raggiungibile perché assieme siamo una “forza”. e lì ho sperimentato quel Dio, che mai abbandona e misericordioso nei confronti nostri e di coloro che hanno subito o causato le ferite. per mezzo nostro Dio ha potuto perdonare… e noi ad avere il Suo perdono per mezzo di altri. non vorrei prolungarmi troppo, ma casualmente sono ritornata sul sito che mi ha visto in commenti di radio spada, ed una angosciante sensazione di “impotenza” per coloro che con offese e discriminanti commenti, hanno buttato sul mio cuore, l’ombra della inquietudine che, non io,… ma coloro che non hanno saputo intravedere lo squarcio di Luce a loro diretto, con nessuna misericordia, testardamente non vedono “oltre”. Guardi che di fidanzati casti e puri, ne rimangano ben pochi, anche perché se non se fosse accorta non solo non si sposano più anche solo civilmente, ma proprio non si sposano… più! c’è da chiederci se è meglio che si sposino in Sacramento religioso,perché così dice la dottrina, dalle regole sicuramente valide per chi crede, per poi frantumare ogni sogno di vita al primo intoppo, o, forse è meglio avere un percorso che porti ad avere un vero rapporto in cui si pronostica la durata per l’intera vita? ma se tutto è peccato “prima”, come si possa capire quando c’è veramente il “peccato” ! riporto parole non mie che si riferiscono alla madre di Giovanni Battista, che da anziana ebbe questa sorpresa sull’attesa(la nascita di un figlio)…” Dio dello Spirito, che batteva strade senza confini e senza muri…La salvezza di Israele non verrà dall’ortodossia del sacerdote del Tempio, ma dalla fede di una donna che non aveva mai smesso di “attendere” … e Gesù stesso nacque da una giovane donna, non “sposata” ma affidata a Giuseppe… ecc. ecc. Per ringraziarLa… beata Lei che ha questa grande ed incrollabile Fede, che senza dubbi ne tentennamenti, sa sempre che strada prendere, e cosa Dio “vuole” da Lei, e cosa Lei pensa di Dio!… misericordia è una parola grossa… a cui tutti non sanno abbeverarsi…. forse io sarò una di questi ma… non credo ad un Dio vendicativo che… punisce, e non desidero che nessuno venga punito e basta, nella Chiesa di Gesù Cristo, che ci ha insegnato a non restare in terra (caduto Lui stesso 3 volte nel portare la Croce), ma a rialzarsi e felicemente godere del Suo Infinito Perdono!

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      Rachele Nofrini on

      Cara amata sorella Silvana, la fede incrollabile è una malattia incurabile lo so, lo so… prego Dio perché mi faccia la grazia, ma lei invece aumenta soltanto! :)))
      Non invertiamo il primo col secondo comandamento…La parola di Dio è eterna e né io né Lei né nessun altro può sfiorarla. E se ci si professa cattolici quanto meno la si dovrebbe conoscere un po’: tutto quello che ho scritto sta nel CCC. Comunque ci sono già religioni cristiane ampiamente organizzate per chi la pensa diversamente: Calvino, Lutero e gli altri li aspettano a braccia aperte! Se poi le sa di oppressione essere “cullati dalle mani di Dio, tra vette di felicità insondabile” non so, avremo parametri diversi di giudizio. Ma ciò non cambia che, insieme alla croce, c’è la delizia! E il cristiano deve richiamare a questa eredità. La abbraccio nel Signore.

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    Brunella Conca on

    Esatto, Andrea: il ragazzo è tornato per mera convenienza! Vogliamo leggere insieme la parabola? Scrive Luca nel capitolo 15, all’interno del racconto, che il ragazzo spese tutto, si trovò nel bisogno anche perché subentrò una carestia, e si mise al servizio di uno che lo mise a pascolare i porci. “Avrebbe voluto saziarsi con la carrube di cui si nutrivano i porci, ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati. Si alzò e andò da suo padre. quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli core incontro, gli gettò le braccia al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sonno più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi….” (CEI 2008). Come vede, Andrea, la parola “pentimento” non c’è. Sono i morsi della fame, che spingono il figlio al ritorno. Non solo: “trattami come uno dei tuoi salariati, perché no nono degno di essere chiamato figlio”! E’ una persona che non ha sentimenti ma solo bisogni. Il v. 17 dice “ritornò in sé”: constata che la realtà non era come pensava, la fame gli fa pensare che si è sbagliato nel valutare le cose. E’ l’inizio di un cammino. Chiama “padre” il padre, ma non si riconosce come figlio: trattami come uno dei tuoi salariati. Ha un’immagine sbagliata del padre! Non capisce che il Padre è amore gratuito e pensa di rinunciare alla paterni , perché non se la merita. Questo è il figlio sempre chiamato “prodigo” in una parabola che, in realtà, vuole mettere in luce l’amore del padre che scruta da sempre l’orizzonte, nella speranza del ritorno del figlio. E quando lo vede arrivare gli corre incontro e gli fa festa. Ovvio che questo padre è IL PADRE, che ci aspetta sempre, nonostante tutto, che rivela il suo amore senza condizioni, che ama perdutamente ogni figlio perduto, proprio perché è Padre. Siamo amati da Dio non perché noi siamo buoni ma perché lui è nostro Padre.

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