Papa Francesco all’udienza giubilare: sappiamo guardare negli occhi chi ci chiede aiuto?

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Mancano pochi minuti alle otto e viale della Conciliazione è già pieno di gente che pian piano passa ai metal detector per entrare in piazza San Pietro a Roma e assistere all’udienza giubilare di Papa Francesco. I cappellini della Federazione italiana dei settimanali cattolici sono una grande macchia rossa: 5.500, all’incirca, i partecipanti. Direttori, giornalisti e collaboratori non sono venuti da soli: in molti casi a guidarli ci sono i vescovi delle diocesi di provenienza, ad accompagnarli centinaia di pellegrini.  Un modo per manifestare, simbolicamente, che cosa rappresentano i giornali diocesani. Presidi sul territorio, attenti alle periferie così care al Papa, strumenti di servizio alle comunità, luoghi di dialogo e di confronto. L’atmosfera è raccolta, ma intrisa d’emozione. Il motivo vero lo si capisce quando Papa Francesco passa con la papabile tra i fedeli, a pochi metri da noi: la sua gioia, il suo sguardo aperto rivolto a tutti ma anche ad ognuno singolarmente arrivano subito al cuore, con un’energia specialissima. Tutto in questo incontro è rituale, come in una Messa vera e propria, anche se in modo meno appariscente: i saluti nelle lingue dei Paesi d’origine dei pellegrini, la lettura del Vangelo, il commento, i messaggi ai diversi gruppi, il padre nostro in latino alla fine. La piazza si scompone appena nei passaggi, agitando i cellulari muniti di bastone per i selfie, ma poi risponde in modo ordinato, con una disciplina che non ti aspetti da così tante persone riunite in una piazza. C’è come una corrente sotterranea, che oggi avvertiamo anche noi, e che si traduce in preghiera.

ELEMOSINA SIGNIFICA MISERICORDIA

Papa Francesco si concentra su un solo tema: l’elemosina come segno di misericordia e d’amore. “Può sembrare una cosa semplice fare l’elemosina – ha detto – ma dobbiamo fare attenzione a non svuotare questo gesto del contenuto che possiede”, e ha ricordato che il termine elemosina “deriva dal greco e significa proprio misericordia”. L’elemosina, quindi, “dovrebbe portare con sé tutta la ricchezza della misericordia”, l’esortazione del Papa: “E come la misericordia ha mille strade, mille modalità, così l’elemosina si esprime in tanti modi, per alleviare il disagio di quanti sono nel bisogno”.

Nella Bibbia c’è “un ritornello continuo – ha continuato il Papa – Il bisognoso, la vedova, lo straniero, il forestiero, l’orfano è un ritornello – ha detto fuori testo – perché Dio vuole che il suo popolo guardi a questi nostri fratelli”. Per Francesco sono loro, infatti, “al centro del messaggio: lodare Dio con sacrifici e lodare Dio con l’elemosina”. “Il dovere dell’elemosina è antico quanto la Bibbia”, ha ricordato il Papa: “Il sacrificio e l’elemosina erano due doveri a cui una persona religiosa doveva attenersi. Ci sono pagine importanti nell’Antico Testamento, dove Dio esige un’attenzione particolare per i poveri che, di volta in volta, sono i nullatenenti, gli stranieri, gli orfani e le vedove”. “Insieme all’obbligo di ricordarsi di loro, viene data anche un’indicazione preziosa”, ha aggiunto il Papa sulla scorta del racconto biblico: “Dai generosamente e, mentre doni, il tuo cuore non si rattristi”.

NON E’ UN PESO O UNA NOIA DA CUI LIBERARSI IN FRETTA

“Offrire misericordia non può essere un peso o una noia da cui liberarci in fretta”. È l’ammonimento del Papa ai 40mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro per l’udienza giubilare, ai quali ha ricordato che “la carità richiede, anzitutto, un atteggiamento di gioia interiore”. Per sottolineare come questo accada raramente nella vita quotidiana, Francesco ha denunciato a braccio: “Quanta gente si giustifica nel dare l’elemosina: ‘Questo qui, io gli dò la carità e lui va a comprarsi vino per ubriacarsi’”. “Ma se lui si ubriaca – l’obiezione del Papa – è perché non ha un’altra strada. E tu cosa fai di nascosto, quando nessuno vede? Tu sei giudice di quel povero che ti chiede una moneta per comprare un bicchiere di vino?”.  Ai fedeli, inoltre, il Papa ha citato “l’episodio del vecchio Tobia che, dopo aver ricevuto una grande somma di denaro, chiamò suo figlio e lo istruì con queste parole: ‘A tutti quelli che praticano la giustizia fa’ elemosina. Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo’”.  “Sono parole molto sagge che aiutano a capire il valore dell’elemosina”, il commento di Francesco.

NON E’ L’APPARENZA CHE CONTA MA LA CAPACITA’ DI GUARDARE LE PERSONE

“Sono capace di fermarmi e guardare negli occhi la persona che mi sta chiedendo aiuto? Sono capace?”. È la domanda che il Papa ha rivolto a braccio ai 40mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro. Gesù, ha sottolineato, “ci chiede di non fare l’elemosina per essere lodati e ammirati dagli uomini per la nostra generosità”:  “Non è l’apparenza che conta, ma la capacità di fermarsi per guardare in faccia la persona che chiede aiuto”, ha ammonito. “Non dobbiamo identificare, quindi, l’elemosina con la semplice moneta offerta in fretta, senza guardare la persona e senza fermarsi a parlare per capire di cosa abbia veramente bisogno”, ha proseguito. Nello stesso tempo, per Francesco, “dobbiamo distinguere tra i poveri e le varie forme di accattonaggio che non rendono un buon servizio ai veri poveri”. In sintesi, secondo il Papa, “l’elemosina è un gesto di amore che si rivolge a quanti incontriamo, è un gesto di attenzione sincera a chi si avvicina a noi e chiede il nostro aiuto, fatto nel segreto dove solo Dio vede e comprende il valore dell’atto compiuto”.
Elemosina è “coinvolgersi nel povero: io mi privo di qualcosa di mio per darla a te”. Lo ha detto il Papa, che ha terminato l’udienza giubilare di oggi con un aneddoto raccontato a braccio. “Fare l’elemosina deve essere per noi una cosa che sia un sacrificio”, ha esordito. “Io ricordo una mamma – ha raccontato – che aveva tre figli, sei, cinque, tre anni più o meno, e sempre insegnava ai figli che si doveva dare l’elemosina a quelle persone che la chiedevano. Erano a pranzo, ognuno stava mangiando un filetto alla milanese, come si dice nella mia lingua, impanato. Hanno bussato alla porta e il più grande è andato ad aprire: “Mamma, c’è un povero che chiede da mangiare. Che facciamo?”. “Gli diamo!”, la risposta di slancio della mamma, che ha poi invitato i tre figli a dividere a metà il loro filetto per mettere insieme il pasto del povero. “Tu prendi la metà”, l’invito a ciascuno dei bimbi, e alla loro obiezione: “Tu dà del tuo!”, la risposta della mamma.  “Educare i nostri figli a dare così le cose, a essere generosi con quello che hanno”, l’invito finale, sempre a braccio, del Papa.

 

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