Andrea Navicella, un bergamasco al Festival di Cannes: il mio corto «Tommy» mi ha portato tra le star

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Reduce dal Festival di Cannes, il regista Andrea Navicella, bergamasco, classe 1983, ci racconta la sua esperienza al più importante festival internazionale di cinema che si è svolto dall’11 al 22 Maggio, dove Andrea ha portato il suo cortometraggio, Tommy, storia di un bambino che da grande vorrebbe diventare un cecchino, ispirato dal protagonista di un vecchio film in televisione. Andrea, che coltiva la passione per il cinema fin da quando era un ragazzino (a 13 anni le prime riprese), svela così come l’esperienza sia stata per lui molto istruttiva: «Ho imparato come muovermi e come siano importanti i contatti per farsi conoscere ed attrarre l’attenzione di registi e produttori, fondamentali se si vuole entrare nel mondo del cinema». Così Andrea Navicella, insieme al più fedele dei suoi collaboratori, ovvero Andrea Facheris, musicista e compositore della colonna sonora di Tommy, muniti di gadget e di biglietti da visita, hanno cominciato a cercare i contatti giusti per la promozione del loro nuovo progetto, un lungometraggio horror di cui è già stata ultimata la sceneggiatura a cura di Manuel Leale.

«È un grande onore per me essere stato selezionato per Cannes -, commenta Andrea, – tra i corti selezionati c’era anche il mio e questo per me è già un importante traguardo. Non abbiamo potuto essere in gara per nessuna premiazione, però, in quanto Cannes prevede l’esclusiva e noi, avendo già partecipato con Tommy ad altri festival non potevamo gareggiare. Essere lì è stata comunque un’esperienza fantastica e ho conosciuto alcuni produttori americani, francesi e spagnoli interessati al mio lungometraggio, che vorrebbero conoscere di più riguardo a questo progetto, proprio quello di cui avevo bisogno in questo momento». Giornate intense quelle a Cannes, dal 15 al 22 maggio, infatti, le giornate si svolgevano più o meno così come ci racconta Andrea: «Si cominciava alle 8 del mattino e con agenda alla mano andavamo agli appuntamenti che mi ero premunito di fissare prima di partire, con produttori e distributori cinematografici, mostrando loro Tommy per dare un’idea del nostro modo di lavorare. Solo dopo illustravo il mio progetto del lungometraggio horror, che girerò interamente in lingua inglese». «Ciò che porterò maggiormente nel cuore di questa esperienza -, continua Andrea – è l’emozione di essere stato ad un passo dallo star system, sentendomi quasi parte di quel mondo. Non me ne sarei più voluto andare ma sono certo che l’anno prossimo ci tornerò con un altro cortometraggio da presentare e proseguirò lì la mia avventura. Infine, a tutti coloro che vorrebbero fare il mio mestiere, anche se può sembrare banale, dico solo di provarci, perché arrivare a Cannes non è impossibile, basta avere tenacia e credere in quello che si fa, costruendo il proprio futuro giorno dopo giorno».

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