Baschenis torna a Palazzo Creberg: un percorso di 18 dipinti, con il trittico Agliardi e due inediti

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La tentazione di soffiare via la polvere e scacciare la mosca dal dipinto dei «Due liuti» del trittico Agliardi di Evaristo Baschenis, grande pittore bergamasco del Seicento, ve lo diciamo, è sempre molto forte. Le sue nature morte, un po’ in contraddizione – forse – con lo stereotipo di genere (calza meglio, di sicuro, l’inglese “still life” in questo caso) sono piene di energia, anzi, di più, di una vitalità che esplode, contenuta appena dalla definizione accuratissima delle forme. È davvero ghiotta l’occasione di ammirare questo e altri dipinti a Palazzo Creberg (Largo Porta Nuova 2) nella mostra «Baschenis – ritorno a Palazzo» che si inaugura domani, 5 maggio, alle 18 (su invito).

Baschenis - Accademia musicale di Evaristo Baschenis alla spinetta e di Ottavio Agliardi con arciliuto mandola chitarra violone intavolatura per liuto
Questa esposizione, curata da Simone Facchinetti insieme con Angelo Piazzoli, arriva in un momento importante per la Fondazione Credito Bergamasco, in procinto di celebrare il decennale di attività espositiva prodotta direttamente, incominciata nel 2006 proprio con un’altra rassegna dedicata al Baschenis, ed è accompagnata da alcuni grandi restauri. A dieci anni di distanza, e vent’anni dopo la personale all’Accademia Carrara che portò grande attenzione su questo pittore, ecco ben 18 opere, tutte di grande qualità e bellezza, tutte provenienti da collezioni private e perciò anche un po’ «rare», non facili da vedere. Ce ne sono due, in particolare, che hanno il fascino seducente degli inediti: il «Cesto di mele, carciofi, asparagi, un piatto di ciliegie e un garofano bianco», un quadro delicatissimo, equilibrato, forse un po’ insolito per il soggetto e la geometria della composizione,  che arriva da una collezione privata straniera. E poi l’«Interno di cucina con pollame, mortaio, piatto di frutta e vaso di fiori». In questo caso il quadro era già conosciuto, ma c’è comunque una sorpresa: durante un intervento di restauro è emerso un nuovo particolare, un vaso di fiori, che tra l’altro è di una mano diversa, di Margherita Caffi, una pittrice che, come racconta Simone Facchinetti «Baschenis collezionava».
Anche il trittico Agliardi, per scelta dei curatori, è stato disposto in modo non convenzionale, con il quadro dei liuti sulla destra anziché, come avviene normalmente, al centro, tra i due ritratti in cui domina sempre la musica: nel primo Baschenis suona la spinetta accompagnato da Ottavio Agliardi all’arciliuto. Nel secondo c’è Alessandro Agliardi intento a pizzicare le corde di una chitarra intarsiata d’avorio, mentre accanto a lui il fratello maggiore Bonifacio è seduto accanto a un libro aperto. Questo trittico è riconosciuto come uno dei capolavori del Baschenis ed è a buon diritto uno dei punti di forza della mostra: «In città non lo si vede più dal 1996 – sottolinea Angelo Piazzoli – e c’è un’intera generazione di bergamaschi che aspetta di scoprirlo».
«Il percorso della mostra – chiarisce Facchinetti – è stato strutturato in modo da renderla fruibile e piacevole per un pubblico più ampio possibile. Le opere sono state quindi raggruppate per aree tematiche. Ci sono quattro parti, con un “fuori programma” costituito dal cosiddetto Trittico Agliardi. Così i visitatori possono osservare e paragonare dipinti di soggetto simile aggregati in un solo ambiente». Si parte dalle nature morte: la prima opera del percorso è il «Piatto di mele, stelo di rosa e una mela su uno stipo», «considerata – osserva Facchinetti – l’opera più antica di Baschenis». E poi ecco il bellissimo «Cesto di mele, meloni, pere e piatto con prugne» che molti storici dell’arte dicono prenda le mosse dalla celebre «Fiscella» di Caravaggio della Pinacoteca Ambrosiana, l’inedito «Cesto di mele, carciofi, asparagi» al quale accennavamo prima. La seconda parte avvicina «quadri di cucina» di medio formato. In questi quadri, commenta Facchinetti, si sente la mano del pittore che dispone i soggetti come in una sorta di «teatrino»: evidentemente metteva in posa i suoi soggetti. Per quanto «pittore della realtà» metteva nei suoi dipinti anche una forte carica simbolica. L’osservazione di opere di tema affine fa affiorare, come ci fa notare il curatore, anche qualche piccolo trucchetto del Baschenis: le richieste di questo tipo di quadri erano evidentemente molte, e per stare al passo il nostro artista doveva lavorare in fretta. Riprendere ogni volta i soggetti dal vivo sarebbe stato troppo faticoso: e allora lui utilizzava dei disegni, dei cartoni. Lo stesso pollo spennato, così, si ritrova in uguale posizione in composizioni differenti. Un particolare curioso che sembra farci entrare davvero nello studio del pittore. Nella terza parte ancora quadri di cucina, ma di dimensioni più grandi, più complessi e articolati. Infine, nella quarta parte, ecco le nature morte di strumenti musicali, quelle che fanno dire subito «Baschenis!» a chi le guarda, perché è questo il soggetto per il quale il pittore è maggiormente conosciuto a livello internazionale. Colpisce, in particolare, l’architettura elaborata e insieme limpidissima del «Liuto, mandora, fogli con notazioni musicali, spinetta, violino con arco, chitarra e pesca». La perfezione di Baschenis è ammiccante, vuole meravigliare e catturare l’osservatore, stupirlo, portarlo a credere in un’illusione di realtà: un virtuosismo che continua a colpire nel segno. Alla mostra, a ingresso gratuito, si accompagna un catalogo (anch’esso offerto in dono ai visitatori) snello e raffinato, con l’introduzione dei curatori e alcuni saggi di approfondimento. L’esposizione si può visitare da lunedì a venerdì negli orari di apertura della filiale del Credito Bergamasco (8,20-13,20 e 14,50-15,50). Sabato 7,14,21 dalle 14,30 alle 20,30, con visite guidate gratuite ogni ora dalle 14,30. Domenica 8,15 e 22 maggio dalle 10,30 alle 19,30 (visite guidate gratuite alle 10,30 – 11,30 – 14,30 – 15,30 – 16,30 – 17,30 – 18,30).

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