BergamoFestival. Il vescovo Francesco: «Mai dare la pace per scontata. Di fronte ai muri che si alzano e ai confini che si dissolvono, noi costruiamo ponti»

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L’immagine che ci portiamo nel cuore dalla serata inaugurale del BergamoFestival Fare la Pace al Centro Congressi Giovanni XXIII è quella degli allievi del Conservatorio Donizetti di Bergamo, che hanno aggiunto la loro freschezza, la loro genuina emozione alla bellezza del Concerto in la minore per quattro pianoforti e orchestra di Bach. Un concerto in cui si possono ritrovare simbolicamente, come ha sottolineato il vescovo Francesco Beschi, i quattro pilastri della pace così come li ha descritti San Giovanni XXIII nella “Pacem in terris”: verità, giustizia, amore, libertà. I giovani musicisti e la passione che hanno trasmesso con la loro esecuzione rappresentano già un’immagine di speranza, una promessa di un futuro a cui tutti sono chiamati a dare sostanza.

La pace, ha detto il vescovo, «è il frutto di una concertazione morale». Non è insomma, qualcosa di già acquisito, qualcosa che possiamo dare per scontato: «Siamo tanto abituati alla pace da illuderci che essa sorga ogni giorno, come il sole, ed è invece non il prodotto ma il frutto di una costante presa di coscienza morale a cui nessuno dovrebbe sottrarsi». Soprattutto in un momento in cui, come ha sottolineato monsignor Beschi, «c’è un grande continente a Sud del nostro, e i suoi confini si stanno sgretolando, ed è inquietante. Il nome di questo continente è Caoslandia. Muri che si alzano, inquietudini che crescono. E dentro ci poniamo noi, le nostre pigrizie, ma anche il nostro impegno, la nostra speranza, e appuntamenti come questi che rappresentano una forma di resistenza morale rispetto alla tentazione di rassegnarsi alla guerra, una tentazione che esiste da sempre, dai tempi dell’Iliade e fino ad oggi. A questo vogliamo opporre l’immagine, spesso usata anche da Papa Francesco, di ponti che si costruiscono».
Un ragionamento sulla pace, ha aggiunto il vescovo, non può prescindere dalle parole di un uomo di pace come Papa Giovanni: «Egli scrive nella “Pacem in terris” che la convivenza tra gli esseri umani è ordinata, feconda, rispondente alla dignità delle persone quando si fonda sulla verità e si attua secondo giustizia, nell’effettivo rispetto dei diritti e nel reale adempimento dei rispettivi doveri. Una convivenza vivificata dall’amore che fa sentire come propri bisogni ed esigenze altrui rende partecipi gli altri dei propri beni, e mira a rendere sempre più vivida la comunione nel mondo dei valori spirituali e infine questa convivenza è attuata nella libertà, nel modo che si addice alla dignità di esseri portati dalla loro stessa natura razionale ad assumere la responsabilità del proprio operare. La convivenza umana dev’essere considerata anzitutto come un fatto spirituale».
Il Festival, con il filo conduttore «Muri che si alzano, confini che si dissolvono», è frutto del grande lavoro di un affiatato comitato scientifico diretto da don Giuliano Zanchi offre ora – come hanno ribadito nei ringraziamenti Casto Iannotta, presidente della manifestazione e don Fabrizio Rigamonti, direttore dell’ufficio per la pastorale della cultura – 10 giorni di incontri di notevole interesse per confrontarsi su questi temi e approfondirli. Con l’impegno di offrire una nuova prospettiva, che già ha incominciato ad affiorare dalle parole di George Bernanos, lette all’inaugurazione dall’attore Roberto Herlitzka, tratte da “I grandi cimiteri sotto la luna”: «È davvero rischioso subentrare ad una società che si è inabissata in un uragano di risate, perché anche i frantumi saranno inutilizzabili. Voi dovrete ricostruire. E dovrete ricostruire tutto davanti ai fanciulli. Ritornate dunque bambini. essi hanno trovato il modo di armarsi e voi disarmerete la loro ironia solo a forza di semplicità, di lealtà, di audacia. Voi li disarmerete solo a forza di eroismo».

Cortometraggio

Gli appuntamenti del 7 maggio
Il Festival Fare la pace continua sabato 7 maggio con numerosi appuntamenti. Alla Fondazione Adriano Bernareggi un convegno su «Con quali parole raccontare la violenza ai nostri figli?» rivolto ai genitori con laboratori paralleli per bambini, e organizzato in collaborazione con l’ufficio. Si comincia alle 16. Domenico Simeone, professore straordinario di Pedagogia generale e sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, affronterà il tema della narrazione della violenza e dei conflitti ai più piccoli; a moderare l’incontro don Edoardo Algeri, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Famiglia della diocesi di Bergamo. In contemporanea al convegno, rivolti ai bambini dai 6 ai 12 anni, andranno in scena laboratori di narrazione e scrittura non violenta. Per informazioni e prenotazioni: info@bergamofestival.it – tel. 0355358938. Sabato 7 è anche la giornata dedicata a «C’è un tempo per…l’integrazione»: appuntamento alle 20.45 al centro di accoglienza «Casa San Giuseppe» di Sedrina. Bergamo Festival rinnova la collaborazione con Festival di Cortometraggi “C’è un tempo per… l’integrazione” e porta in tour, nei centri di accoglienza dei cittadini richiedenti asilo, una selezione di film che affrontano il tema dell’integrazione tra persone, famiglie e popolazioni di diversa appartenenza culturale e provenienza nazionale. Programma corti proiettati durante la serata: Dreaming apecar – Siamo tutti della stessa tribù (Spot) – Nel mio paese – Dernier voyage – Chi fa Otello? – La mia Italia – Madre o matrigna? – Giornata nera… – Imagine.

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