«Green Room»: Oscar Giaconia in mostra al Baco di Città Alta. Tra cinema, fondali marini e vele nautiche

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«Green Room»: Oscar Giaconia unisce pittura, cinema ed effetti scenografici nella mostra che si inaugura negli spazi di Baco Base Arte Contemporanea (via Arena 9, Città Alta), il 14 maggio alle 15,30.
L’esposizione è curata da Stefano Raimondi e Mauro Zanchi. Al centro lo sviluppo possibile di un green screen, il noto fondale usato nel cinema. «Green Room» è una sorta di ibrido tra un fondale marino, un chroma key cinematografico e il dispiegamento di una vela nautica.
Nell’esposizione gioca un ruolo di primo piano la presenza di un green screen che domina lo spazio ospitando una varietà di sviluppi possibili. Per sua natura, infatti, il green screen è un fondale in potenza, il luogo dove si esercita la post produzione, la cui finalità è differita e spostata nel
tempo. A ribadire la natura interstiziale e fantasmatica dell’esposizione è il materiale stesso di questo grande telo: la salpa, prodotto in-organico generalmente utilizzato nell’industria pellettiera, la cui funzione è l’essere supporto per altri materiali. Di fatto, un sostegno invisibile. L’installazione diventa un pretesto, una parodia per attivare una serie di processi, il cui punto d’arrivo sarà affidato alla pittura. All’interno dello schermo è stato incastonato “Colon” (2016), una grande scenografia che mostra i resti di un naufragio la cui texture stratificata, realizzata attraverso l’impiego di acidi, fertilizzanti, acqua marina e ossidi, richiama processi minerali sotterranei e invisibili.
Il cinema ha una parte importante nell’esposizione: saranno evidenti non solo per i materiali utilizzati ma anche grazie alla realizzazione di una particolare performance in programma per il 30 maggio (chiusa al pubblico). Grazie all’intervento di Vittorio Sodano, truccatore prostetico di fama internazionale, Oscar Giaconia sarà trasformato in una figura ambigua, un sunto di soggetti estrapolati dall’ambito marinaresco (lupo di mare, comandante, nostromo, mozzo) e impostori pretendenti al ruolo del comando (monomani, attori, controfigure, ventriloqui, green man).
Associando il trucco alla successiva elaborazione pittorica, l’artista produce un meccanismo che si alimenta del suo stesso corpo, servendosene per poi espellerlo sotto forma di immagine.
Tutto il materiale video e foto prodotto durante la performance sarà rielaborato in pittura dall’artista. Di fronte al green screen, esposta a parete, una doppia scultura-tavolo da
gioco (MotherBoard, 2016), allude alla trasformazione, alla metamorfosi, offrendo una congettura sul concetto di bordo. Dal piano del tavolo fuoriescono dei tubi, che generano un fumo denso e intermittente in grado di creare una cortina che camuffa la messa in scena di un paesaggio
fantasma. Completano l’installazione Colon (Fly Paper – 2016) e Colon (Exquisitor – 2016), rispettivamente delle sculture-acquario contenenti carte istoriate immerse sott’olio e il ritratto di un nostromo/disinfestatore. Quest’ultimo è il ricorso ad un personaggio virale e infestante, senza storia e senza tempo, già comparso in lavori precedenti e in quest’occasione precipitato dentro
un’etichetta. Questa è la prima mostra personale di Giaconia, che è nato a Milano ma vive e lavora a Bergamo, ospitata da un’istituzione italiana. La mostra è aperta dal 14 maggio al 12 giugno ogni sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Gli altri giorni solo su prenotazione.

La foto è di © Marco Ronzoni

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