Il giubileo, il giudizio, la misericordia

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LA VITA È LA REALIZZAZIONE DI UN SOGNO GIOVANILE

Il parroco di Belsito e io, mi pare di poterlo dire, siamo dei sognatori. Sogniamo un po’ su tutto, soprattutto sulla Chiesa, e coltiviamo i nostri sogni parlandone spesso tra noi. A volte durante queste conversazioni io sospiro: “Chissà se i nostri sogni si realizzeranno prima del giorno del giudizio!”. “Chissà”, si associa sospiroso anche l’amico. Un giorno, dopo il sospiro, egli aggiunse sorridendo: “A proposito di giorno del giudizio, la sai l’ultima?”. “No. Son rimasto alla penultima. Racconta”.

AL GIUDIZIO UNIVERSALE SI VEDRÀ. UNA BARZELLETTA 

“Il giorno del giudizio tutta l’umanità è radunata nella valle di Giosafat. L’Arcangelo S. Michele, incaricato della regia, stabilisce che il giudizio avvenga procedendo a griglia sulla base dei dieci comandamenti. L’arcangelo Gabriele proclamerà via via le dieci sacre parole e, ad ogni comandamento annunciato, coloro che l’hanno osservato avanzeranno, mentre gli altri saranno fermati.

Si comincia. Al primo comandamento si fermano tutti gli idolatri; al secondo tutti i bestemmiatori e anche i bigotti che tirano in ballo Dio per ogni sciocchezza; al terzo quelli che non santificano e profanano le feste e così via. La schiera si assottiglia, ma, tutto sommato, il grosso va avanti.

Alla proclamazione del sesto comandamento (“Non commettere atti impuri”) tutti restano fermi; avanza solo un eremita, magrissimo, di una magrezza penitenziale. Le tre persone della SS. Trinità si guardano smarrite. Si sta profilando davanti al mondo un clamoroso fallimento dell’opera di salvezza. E per che cosa? Per un comandamento che non è nemmeno tra i primi. Da non crederci.

‘E ora che facciamo?’ chiede incerto l’eterno Padre. ‘Sospendiamo tutto per il pranzo; – propone Gesù – intanto studieremo il da farsi’.

Subito dopo la pausa pranzo, nuova convocazione. La Trinità nel frattempo ha trovato la soluzione. Gabriele prende la parola e all’umanità in attesa grida: ‘Udite! Udite! Il giudizio universale continua. Siamo arrivati al quinto comandamento. Ora, per benigna concessione dell’Altissimo, soprassediamo al sesto e passiamo subito al settimo’. Al che tutti acclamano: ‘Deo gratias!’. Ma dal fondo si fa avanti l’eremita che, levando la mano, protesta: ‘Eh, no. Questo bisognava dirlo prima’”.

IL RAPPORTO TRA GIUSTIZIA E MISERICORDIA

Ridemmo a lungo. Poi: “È evidente – osservò l’amico – che il sesto comandamento non è propriamente il più amato ed è pure chiaro che la ‘bella virtù’ di tanti nostri beatoni non è poi così limpida”.

“Se non altro, – continuai io – di bello risulta che e il criterio del giudizio non potrà mai essere la legge… Certo, non è che si debbano perciò buttare a mare i Comandamenti. S. Paolo afferma che la legge ha una sua funzione che è quella di dare piena coscienza della caduta” (Rm 5, 20). E ha sempre fatto bene la sua parte. Infatti stando al salmo 14, ‘Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se c’è uno che cerchi Dio e vede che tutti hanno traviato'”.  (Proprio come nella barzelletta…).

L’unica soluzione che, a rigore, si imporrebbe sarebbe un nuovo diluvio che spazzi via tutto. Ma, dopo il diluvio di Noè, Dio aveva preso una decisione ferma: “Non colpirò più ogni essere vivente come ho fatto” (Gen 8, 21). Dio, come dice la Sapienza (12, 23-26) è davvero “amante della vita, ha compassione di tutti e non guarda ai peccati degli uomini, in vista del pentimento”.

Gesù, mandato per ricapitolare tutto in se stesso, lo dirà chiaro: “Non sono i sani che han bisogno del medico, ma i malati… Infatti io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9, 12s).

CONCLUSIONE SUL GIUBILEO

Le ragioni e le modalità della morte di Gesù in croce rivelano in modo chiarissimo che da parte sua “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2, 4); rimarranno esclusi solo quelli che rifiutano la benedizione di Dio (Sl 109, 17). Stupisce perciò il fastidio e a volte perfino l’ostilità di alcuni “giusti” verso il Papa per la sua insistenza martellante sulla misericordia di Dio. La stessa indizione dell’Anno della Misericordia per loro non è un dono, ma un danno. Invece il Giubileo viene a proposito per ribaltare la nostra idea di giudizio di Dio che proprio non sta in piedi. Infatti è lampante che Gesù – lo dice lui stesso – non è venuto per condannare il mondo, ma per salvarlo (Gv 12, 47).

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