Il messaggio del vescovo Francesco per il Primo Maggio: “Il nostro lavoro crea vita e non solo prodotti. Non dimentichiamo chi è in difficoltà”

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Lavorare bene, lavorare insieme e lavorare davanti a Dio. Tre imperativi morali che il vescovo di Bergamo, Monsignor Francesco Beschi, ha voluto ricordare nel corso della messa celebrata all’interno dell’azienda Gildemeister in occasione della celebrazione del Giubileo del mondo del lavoro. Centinaia le persone che hanno affollato gli spazi lavorativi dell’azienda di Brembate Sopra, salutate dall’amministratore delegato Mario Stroppa e da don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro. “In questo Giubileo, che è occasione di festa- ha sottolineato lo stesso don Re- non dimentichiamo le fatiche di questo mondo, i tanti disoccupati, le molte storie tristi. Occorre continuare a seminare con coraggio gesti e parole di speranza, mettendoci qualcosa di nostro per il bene di tutti”.
Alla cerimonia hanno partecipato, oltre ai dirigenti e ai dipendenti dell’azienda con le loro famiglie, i rappresentanti delle istituzioni, i segretari provinciali dei sindacati confederali, esponenti dell’associazionismo: una vera celebrazione di comunità per la festa dei lavoratori. Per questo il vescovo Beschi ha voluto inizialmente salutare e ringraziare personalmente “tutti coloro che lavorano in questa azienda”, senza dimenticare “le persone che hanno concluso il loro iter lavorativo, ora possano godere in salute e serenità la loro pensione” e anche “coloro che sono rimasti feriti o che sono morti sul lavoro, a volte a causa del loro lavoro”. Nel corso dell’omelia il vescovo Beschi ha ricordato come “evocare la Misericordia significhi evocare la miseria, in quanto la parola stessa è composta dalle parole “miseria” e “cuore”: si evoca la miseria umana, che può essere materiale, culturale, relazionale o spirituale. Non possiamo quindi dimenticarci le miserie che attraversano il mondo del lavoro, di chi lo vive con precarietà, di chi vive la responsabilità lavorativa con fatica, sofferenza e incomprensione, né possiamo dimenticarci i tanti fallimenti, veramente impensabili a volte, e le miserie che hanno a che fare con lo sfruttamento. Lo immaginiamo in paesi diversi dai nostri, ma la possibilità dello sfruttamento è reale anche nel nostro: esistono giovani, donne, anziani che subiscono questa condizione. A fronte di questo è necessario evocare in noi un senso profondo della giustizia, che viene arricchito dalla misericordia. Chiediamo quindi perdono per i peccati del mondo del lavoro, in questo quadro ricordo alcune vicende che segnano il nostro territorio, che a volte ci fanno pensare che le persone che lavorano rappresentino una variabile tra le altre, la variabile più fragile nell’organizzazione del lavoro. Le preoccupazioni di ordine umano e sociale sono determinate non da autentiche verità, ma da problemi di immagine, ordine pubblico, rapporti di forza. Il vescovo Beschi ha quindi voluto donare tre prospettive legate al modo di lavorare dei bergamaschi: “In questo luogo avvertiamo l’importanza e la bellezza umana del lavoro: in queste settimane sto percorrendo la nostra Diocesi e uno dei temi emergenti è proprio quello del lavoro. Una delle caratteristiche che ci appartiene è quella di lavorare bene, aspetto che connota il nostro modo di concepire il lavoro e che ci ha qualificato rispetto ad altri territori. Il nostro lavoro è riconosciuto perché continuiamo ad alimentare questa qualità che trova la sua espressione nel “lavorare bene”: non è solo una qualità produttiva, ma morale. In questo senso assume particolare rilievo anche il “lavorare insieme”: sempre più spesso si sente parlare di necessità di creare sinergie, di fare squadra, ma lavorare insieme significa capacità di creare coesione, solidarietà, che non sono destinate solo a una maggiore efficienza o produttività, ma ad alimentare la dignità umana, che non può essere alimentata quando affermiamo diritti di indole individuale, dimenticando l’altro, lasciando perdere l’altro, che magari fa più fatica. Per questo lavorare bene e lavorare insieme sono imperativi morali che alimentano la speranza nei momenti difficili. E voglio infine ricordare, a chi crede e a chi non crede, la bellezza di lavorare davanti a Dio. Durante l’Offertorio, nella Messa, si mette in evidenza l’unità tra natura, responsabilità umana e dono di Dio. Quando questa unità si compie anche nel nostro ambito lavorativo, il nostro lavoro crea veramente vita e non solo prodotti”. Le offerte raccolte ieri durante la celebrazione verranno destinate al fondo diocesano “Famiglia- Lavoro”.

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