Il nostro è il tempo della paura. E la politica ne trae vantaggi

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Foto: il segretario della Lega Nord Matteo Salvini

Distopie e utopie si incrociano o si alternano secondo cicli storici imprevedibili. Perciò, niente paura, se la gente ha paura! E nessuno scandalo, se qualche politico investe sulla paura. È da sempre successo così. Ma accade anche sul versante opposto. La gente ha speranze, talora enfiate, e qualche politico o partito investe sulla speranza. Tuttavia, questo che viviamo sembra essere il tempo della paura.

LA PAURA DELLA CITTÀ ASSEDIATA PRIMA DELLA RESA

È quella delle città assediate prima della resa – quale la descrive il grande storico del medioevo Georges Duby – è quella della peste in arrivo, cui allude il Decamerone? E’ la paura davanti a un mondo che si va disfacendo, mentre il non-ancora appare minaccioso all’orizzonte. Non per tutti e non per tutte le generazioni allo stesso modo: ciascuno ha il proprio orizzonte di paura e di speranza. Ai piccoli il mondo viene incontro con l’ineluttabilità e lo splendore della primavera. Più le generazioni si snodano lungo gli anni e più l’orizzonte si carica di nuvole nere e di sprazzi passeggeri di luce, come un quadro fiammingo.

LE PAURE INOCULATE DA TV E INTERNET

Quando le paure fanno massa critica, allora può arrivare chi le convoglia e le scaglia contro le mura della città. È sempre accaduto, cambiano i meccanismi. In questa nostra liquida semiosfera non sono più i pellegrini, i predicatori, i cavalieri erranti a costruire le narrazioni della paura, sono i mass media e social media. Si fa con un click! Basta leggere almeno un paio di quotidiani al giorno. O fare un rapido zapping in un paio di serate sulle TV dei talk-show e dei comici alla Crozza. O dare una rapida scorsa a Facebook e simili per vederti travolto dai marosi di emozioni, rabbie, lacrime, grida, rancori, insulti, violenze verbali.

NON FATTI MA EMOZIONI

Sulla scena non appaiono più i fatti, ma le emozioni. Già Nietzsche aveva suggerito un nuovo criterio ermeneutico, quando aveva scritto: “non ci sono fatti, solo interpretazioni”. E’ il nichilismo e i mass-media ne sono i profeti e l’epifania. La caduta della Realtà è il prodotto della caduta dell’orizzonte entro cui essa ci viene incontro: la Ragione. La “radura” in cui la Realtà si manifesta è oscurata da molte ombre. Al posto della ragione raziocinante il filtro torbido e cangiante delle emozioni. Non si tratta di suscitare la meraviglia di fronte alla realtà, ma di eccitare emozioni, tutto in diretta, sulla piazza dell’audience. C’è dunque una convergenza di epistemologie tra la politica che cerca il consenso della paura e i mezzi di informazione che la eccitano. Molti sono i seminatori e pochi, ma sempre troppi, i raccoglitori: oggi Grillo o Salvini, ieri altri. Il fatto è che la politica, tutta quanta, quella buona e quella cattiva, parla alle persone così come sono, alle loro paure e alle loro speranze. E se le viscere hanno la meglio sul cervello ciò non dipende dai politici. I quali possono solo rinforzare un segnale che arriva e rilanciarlo in retroazione.

E  L’OPINIONE PUBBLICA COME SI FORMA? FAMIGLIA E SCUOLA

Il che apre interrogativi: una persona come si forma un’opinione sul mondo e come, di conseguenza, si costituisce un’opinione pubblica oggi? Che cosa compone lo sguardo che ciascuno di noi volge verso il mondo? Chi costruisce il prisma attraverso il quale traguardiamo la realtà? Lasciando stare qui la neurobiologia e la gnoseologia, resta un interrogativo pratico: si può invertire la rotta, risalire contro-corrente dalla foce alle sorgenti, fare contro-informazione? Sì, si può e si deve. I luoghi della battaglia sono almeno due: la famiglia e la scuola. Alla famiglia spetta il compito decisivo dell’educazione al principio di realtà, cioè al primato intellettuale e morale della realtà rispetto alle emozioni. Si tratta dell’educazione emozionale e sentimentale. La sequenza logica è quella dei trascendentali: ens, verum, bonum: la realtà, la verità, l’etica. Alla scuola spetta l’educazione al principio di realtà attraverso l’esercizio dell’intelligenza storica del mondo e attraverso la pratica del rapporto con gli altri, cioè con la società. Contro le utopie/distopie, con il loro seguito di speranze e di paure assolute, occorre oggi e sempre far valere il Logos, la Ragione, la percezione faticosa della realtà totale, in tutte le dimensioni storico-temporali del già accaduto, del presente, del non-ancora. E i leader politici che gridano e che parlano alle viscere? Si ridurranno a guidare qualche setta che predica, ad ogni scadere di secolo o di millennio, la fine del mondo. Che poi oggi la famiglia e la scuola siano all’altezza dei propri compiti è affermazione audace… A loro volta, hanno bisogno di aiuto.

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