Miriam Bonalumi racconta il Servizio volontario europeo. Vent’anni, tempo di sogni e di avventure: così hanno un altro sapore

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Nuovo appuntamento con la nostra rubrica #Vieniviaconme. Oggi Miriam Bonalumi, giovane bergamasca appena rientrata da un progetto di Servizio di volontariato europeo in Transilvania, dove ha trascorso dieci mesi, spiega perché vale la pena di partire.

Troppo piccola per un viaggio con la «V» maiuscola. Troppo grande per la classica villeggiatura genitoriale adriatica con noleggio ombrellone incorporato.
I vent’anni sono il tempo dei sogni e delle avventure per il mondo – ti dicevano quando ne avevi dodici, mostrandoti col dito una cartina sconosciuta e inesplorata.
Poi ci arrivi, ai vent’anni, e inizi a capire che, anche senza compiti di matematica e con un bel diploma nel cassetto, il sogno è più complesso di quanto sembrasse: come incastrare date degli esami universitari, impegni di utilità sociale, eventuali lavoretti qua e là con ridicole retribuzioni con le ambizioni primordiali del viaggio, del viaggio che sognavi da piccola?
«Tra vent’anni – rieccoci – non sarete delusi dalle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite». (Mark Twain)
Una frase che pulsa nella testa, provocazione saggia dal passato, scuote l’animo…
Lasciando agli altri le soluzioni.
Per caso, senza aspettative, come accade per le cose migliori, ecco trovata una pratica risposta, su misura per le mie (forse anche per le vostre) esigenze di esplorazione low-cost.
Cercasi:
giovane (tra i 18 e i 30 anni), non necessariamente indipendente a livello economico (eccoci!), curioso, aperto alle novità, conoscenza base della lingua inglese (ma imparerete in fretta), cittadino europeo. Europei? Siamo noi! Quello del Servizio Volontario Europeo, di cui Helena, Alice ed io vi parliamo in questa rubrica è un’opportunità grandiosa di partire, seguire il desiderio di avventura, scoprire nuovi orizzonti. Un’immersione in culture diverse, che permette di scoprire tanto di sé stessi, sperimentandosi nella più totale novità. La cooperativa Aeper, pioniera in Bergamo, vi offre l’opportunità di scoprire e sviluppare questo tipo di mobilità internazionale: il mio vivo consiglio da ex-volontaria Sve è di approfittarne!

La foto: Villaggio transilvano, estate 2015, di S. Antonini

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