Parrucchieri, grafici, piloti: dai giovani artigiani una carica di energia. Il vescovo: «L’attesa non è passiva, diventa ricerca e fa costruire la vita»

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Per tanti giovani trovare un lavoro è diventata merce rara. Eppure tanti di loro vedono tra le nubi i raggi della fiducia e della speranza grazie alle eccellenze della formazione professionale, capace di rilanciare l’occupazione giovanile. Ne sono convinti i giovani che frequentano i 22 istituti di formazione professionale di città e provincia, che dal 5 all’8 maggio, sul Sentierone, hanno vivacizzato la 2ª Fiera dei mestieri, promossa da Confartigianato e Provincia, con partner la diocesi. È stato allestito un grande tendone con dieci stand (servizi commerciali/turismo e sport, agricola, legno/arredo, meccanica, alimentazione, grafica, moda, acconciatura ed estetica, elettrica, edilizia) dove docenti e studenti hanno mostrato i traguardi raggiunti. «Volevo diventare pilota civile — racconta Andrea Perrucchini, 16 anni —. Poi ho scelto di frequentare il corso di meccanica, riparazione e manutenzione veicoli a motore e aeromobili. Ho molta fiducia nel trovare lavoro, anche perché la nostra scuola offre un aiuto». «Frequento con passione il corso legno e arredo che solitamente non è scelto dalle mie coetanee — aggiunge Denise Sartirani, 16 anni —. Questo settore immette pressoché subito nel mondo del lavoro». Stessa fiducia nel futuro circola anche nello stand grafica, che ha messo in mostra l’antico e il nuovissimo. «Mi ha sempre affascinato l’informatica applicata al mondo grafico, perché spinge alla creatività personale — racconta Nicolò Rota, 14 anni, del Patronato —. Sono al primo dei quattro anni di corso, ma già ora sono sicuro che, al termine, troverò un’occupazione». «Già da piccola sentivo estetica e acconciature come un mondo tutto mio — confida Mayra Gherlini, 16 anni —. E sono molto fiduciosa nel trovare subito un lavoro». Ritmi frenetici nello stand alimentazione. Gli studenti mostrano con orgoglio dolci, pani e piatti usciti dalle loro mani. «È un settore in espansione, dove mancano gli addetti. Per cui è facile trovare lavoro». Gli studenti dello stand agricolo erano invece altrove, impegnati nel comporre una grande aiuola da collocare in serata sul Sentierone.

Sabato scorso quasi 300 studenti hanno incontrato il vescovo Francesco Beschi nel Seminarino. Erano presenti, fra gli altri, Delia Rinaldi, responsabile di formazione e istruzione della Provincia di Bergamo, e monsignor Vittorio Bonati, delegato vescovile per la scuola. «La Fiera dei mestieri mostra cosa i giovani possono fare e dire a noi adulti. Questi giovani la accolgono come un testimone autorevole che racconta il mestiere del vivere», ha detto don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio diocesano pastorale sociale e lavoro, accogliendo il vescovo. Sono stati proiettati tre video dove i giovani parlavano delle proprie attese: «Anche noi abbiamo i nostri problemi. E abbiamo il diritto di sbagliare». «Siamo la generazione dei telefonini sempre in mano. Eppure siamo il futuro». «Gli adulti non sono più felici perché pensano soltanto ai soldi». Parole che fanno riflettere. «Guardando questi video ho avvertita la distanza tra giovani e adulti — ha detto il vescovo —. Anche il mondo dei giovani cambia, ma non le attese, che sono la caratteristica della gioventù». Ci sono due tipi di attese. «C’è l’attesa passiva, che fa diventare morti viventi. C’è l’attesa che si fa ricerca, che mette in gioco e fa costruire la vita. Non smettete mai di cercare il senso della vita, altrimenti diventerete degli addormentati che hanno rinunciato a tutto, senza speranze e attese, come spesso sembrano molti adulti». Il vescovo ha infine invitato i giovani a vedere in Gesù Cristo «un grande esempio di adulto» che invita tutti alla ricerca.

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