I cinquant’anni della chiesa di Longuelo: «Ma il vero cemento di cui è fatta la comunità è il Vangelo»

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Sono giorni di grande fermento e di genuina festosità questi per la comunità di Longuelo: i lavori di restauro dei cementi esterni della chiesa parrocchiale – cominciati nel novembre scorso – sono da poco terminati, giusto in tempo per festeggiare sotto una “tenda rinnovata” i 50 anni di una delle chiese più discusse e sperimentali della provincia di Bergamo dopo il Concilio Vaticano II: la tenda di cemento dell’architetto Pino Pizzigoni (1901-1967). Ne parliamo con il parroco di Longuelo, don Massimo Maffioletti: «È una felice coincidenza il fatto che il restauro dei cementi esterni coincida con i cinquant’anni della nostra chiesa. Personalmente credo molto al fatto che la chiesa non debba essere soltanto di mattoni e cemento ma debba essere soprattutto fatta dalle persone che la vivono. Noi, comunità di Longuelo, non abbiamo pensato di restaurare i cementi semplicemente per fare in modo che questa nostra chiesa appaia più bella; l’abbiamo fatto immaginando precisamente che il cemento di una comunità non sia il cemento di cui è fatta la chiesa, bensì il Vangelo. Solo avendo ben in mente questo passaggio ha senso ristrutturare la chiesa: crediamo fortemente che sia ancora importante avere una comunità cristiana che sul territorio testimoni la bellezza del Vangelo».
E’ stato un lavoro enorme ma il risultato è stato decisamente soddisfacente: la tenda del Pizzigoni è ora tornata alla bellezza originale, agghindata con una nuova veste che ne esalta le linee e le curve. Un lavoro tanto bello quanto costoso – ammonta infatti a circa 575.000 euro il costo del restauro – che ha costretto don Massimo e tutta la comunità ad uno sforzo economico non indifferente: «E’ evidente che nel prendere una decisione di questo tipo, in questa difficile stagione dal punto di vista economico, emergono forti alcune questioni che bisogna tener da conto. Primo su tutti: ha senso restaurare i cementi di una chiesa quando questi non hanno più un grande appeal? Ha senso restaurare una chiesa tenendo conto che ormai più nessuno la frequenta? Ha senso solo se questo ci obbliga a riprendere in mano la grande sfida cristiana: come deve essere oggi la chiesa per essere all’altezza del Vangelo? Come può porsi in maniera seria di fronte al mondo e agli uomini per essere all’altezza del compito che il Vangelo le assegna? E questo compito non è realizzare il maggior numero di edifici possibili, ma è provare ad essere concretamente una comunità cristiana che certamente ha bisogno di una casa che la accolga. E la domanda che viene da farsi è proprio questa: oggi la chiesa di Longuelo – ma non solo quella di Longuelo – è ancora un punto di riferimento per il suo territorio? Non lo so. I numeri fanno certamente riflettere: dei 4200 residenti in questo quartiere alla messa domenicale ne verranno circa 500. Tuttavia credo che valga la pena onorare una memoria storica riconsegnando alla città e al quartiere un gioiello architettonico prezioso».
Un quartiere che ora si ritrova festante attorno alla sua chiesa-tenda pronta ad accogliere nuovamente la comunità che – ammette Maffioletti – deve imparare a farsi specchio della simbologia che questa chiesa le consegna: «Questa chiesa ha due simbologie importanti. La prima è certamente quella della tenda: fu proprio l’architetto Pizzigoni che, in concordanza con i committenti, scelse questo tema in obbedienza al primo capitolo del Vangelo di Giovanni che recita: “e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14) che nel testo greco si traduce “e pose la sua tenda in mezzo a noi”. Mi piace pensare che questa chiesa, proprio perché tenda, abbia il preciso compito di essere una casa ospitale per tutti gli uomini. Siamo fortunati perché abbiamo una chiesa che parla e che ci racconta qualcosa del Vangelo già analizzandola per la sua forma esteriore. E sono convinto che una comunità cristiana debba rispecchiare quello che la sua chiesa, come edificio, le consegna come simbolo. E il secondo grande simbolo che ci rappresenta è quello del grembo: una chiesa deve essere sempre capace di generare e di ri-generare, di dare speranza agli uomini; il grembo è questo: dare la vita perché la vita è una promessa. La comunità cristiana di Longuelo può e deve camminare proprio a partire da questi due simboli che, gioco forza, la rappresentano. Aggiungo anche questo: la nostra chiesa obbedisce alla grande rivoluzione pastorale lanciata del Concilio Vaticano II che voleva appunto una chiesa che fosse casa tra le case. Per utilizzare le illuminanti parole dell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, una “Chiesa in uscita”, non autoreferenziale. Una chiesa ospitale e amica dell’uomo. Ecco, la nostra comunità deve cogliere l’occasione di questo restauro e del cinquantesimo anniversario per mettere in gioco la sua identità; il restauro dei cementi esterni provoca la comunità cristiana a tornare sulla sua identità di chiesa».
Oltre al grande lavoro di restauro a Longuelo si è voluto festeggiare questi 50 anni con altri due piccoli lavori: il primo è il numero speciale del giornale di quartiere Longuelo Comunità uscito con una edizione extralarge di 60 pagine che vuole raccontare la storia e le vicissitudini della chiesa; il secondo lavoro realizzato in questi mesi è il libro “L’inno di cemento” che verrà presentato giovedì 23 giugno alle 20.45 presso la parrocchiale di Longuelo. Il libro, curato da Giovanni Berera con l’apporto dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Bergamo di don Fabrizio Rigamonti e della Fondazione Bernareggi di don Giuliano Zanchi, è il primo volume di una collana voluta dalla diocesi di Bergamo che vuole dare conto delle chiese contemporanee, nate nell’immediato dopo-Concilio.

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