I cristiani polemici e musoni e la gioia evangelica

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COSA BRUTTA I FEDELI TRISTI

“Cosa brutta i fedeli tristi!”, ha detto Papa Francesco in una delle sue recenti omelie in Santa Marta. Quando si parla della fede cristiana e del suo rapporto con la gioia, si corre sempre il rischio della faciloneria: allegria, il Signore ci vuole bene. Allegria. È un rischio, vero. Ma il rischio non deve far dimenticare comunque la necessità di annunciare anche la gioia. D’altronde molti hanno fatto notare che le prime parole pronunciate da Gesù nel discorso della montagna nel vangelo  Matteo sono le beatitudini: “beati i poveri… beati… beati”: per otto  volte Gesù ripete quella straordinaria parola. E ci viene in mente il romanzo noto di Bernanos che porta il titolo, appunto “La joie”. Non è un romanzo allegrotto, ma semplicemente di forte inspirazione evangelica e quindi si merita ampiamente quel titolo.

PERCHÉ LA GIOIA

La gioia è importante in rapporto all’annuncio cristiano perché rappresenta la risposta all’aspetto gratuito, non dovuto del Vangelo: quasi l’espressione psicologica della sorpresa.

Qualcuno dice che Gesù, nei vangeli, non ride mai. Può darsi ma offre molti motivi per essere nella gioia, a cominciare da lui, espressione vivente di un dono che supera tutte le aspettative umane.

GIOIA E AGGRESSIVITÀ

La gioia, di conseguenza, rappresenta l’esatto contrario dell’aggressività, spesso rancorosa, che alcuni cristiani praticano, soprattutto quando difendono i loro diritti e quando accusano per i torti subiti. Cose tutte comprensibili e talvolta dovute perché succede e anche spesso che i cristiani non si vedano riconosciuti i loro diritti e subiscano torti. Ma quelle rivendicazioni corrono possono portare a usare il vangelo per difendere la Chiesa e spesso danno del vangelo un’idea militante, seriosa, spesso triste. I cristiani più polemici, in effetti, sono generalmente i più musoni. Sono talmente impegnati a difendere le loro idee che dimenticano di dire a tutti come è bello essere i destinatari della “bella notizia”. In fondo la tristezza è la difesa a oltranza di ciò che è nostro, la gioia è l’annuncio straripante di ciò che nostro non è. Ma ci è donato.

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