La vedova di Nain. Gesù si commuove, ridona la vita al figlio e gli affetti alla donna

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Immagine: Mario Minniti (1577 – 1640), Il miracolo della vedova di Nain, Messina, Museo Regionale

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei (Vedi Vangelo di Luca 7, 11-17. Per leggere i testi liturgici di domenica 5 giugno, decima del Tempo Ordinario, clicca qui)

LA SOFFERENZA DELLA VEDOVA E LA COMMOZIONE DI GESÙ

Mentre Gesù sta svolgendo il suo ministero in Galilea, si imbatte, insieme con i suoi discepoli, in un corteo funebre. Luca in mette in scena lo strano incontro di due cortei: quello del Signore e quello del funerale: la gente che soffre, da una parte, e gli amici di Gesù, dall’altra. La prima reazione di Gesù, come davanti a Lazzaro, è la compassione, il soffrire insieme con chi soffre. Gesù non piange, ma si commuove nel vedere la gente che soffre e soprattutto nel vedere la madre che piange per la morte del figlio: lei vedova e dunque poverissima ha perso l’unico figlio che aveva. È per questo che Gesù si rivolge a lei, le parla, la incoraggia. È il suo primo, commovente gesto. Ma non fa solo questo: fa ben altro. E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Giovinetto, dico a te, alzati!». Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre.

LA RESTITUZIONE DELLA VITA

Dopo aver sofferto nel vedere soffrire, Gesù ridà la vita. Ma anche mentre fa questo egli continua ad avere un’attenzione specialissima verso la donna: è a lei che restituisce il ragazzo tornato alla vita. I gesti di Gesù sono dunque di una straordinaria bellezza: la compassione per il dolore, diventa il motivo convincente per ridare la vita. Gesù tocca la bara: il contatto trasmette la vita, infatti: il ragazzo si alza, viene restituito alla madre, parla. Gesù gli ridona quindi non solo la vita  fisica, ma le relazioni.

LA PASQUA DEGLI AFFETTI FERITI

Ci commuoviamo nel vedere la commozione di Gesù. È la parte più profonda, forse, della sua umanità: ci è vicino, è davvero come noi.

Ma la sua commozione non basta. Ci è vicino non solo perché soffre come noi, e soffre nel vederci soffrire ma ci prende per mano e ci risolleva. Non è solo il sofferente, è il Risorto. Si potrebbe dire, quindi, che il miracolo di Nain è una piccola pasqua, la pasqua degli affetti feriti.

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