Parliamo di preti. Situazioni nuove, modi nuovi di “fare il prete” nella Chiesa di oggi

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LA CHIESA CAMBIA. I PRETI CAMBIANO

La Chiesa cambia. I preti, invece, pure, avrebbe detto Renato Rascel. Inevitabile che i due cambiamenti vadano di pari passo. Anzi, si deve dire che il cambio dell’uno è parte del cambiamento dell’altro. In questi giorni il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, sta parlando di un cambiamento della Chiesa di Bergamo, la riduzione dei “vicariati” da 28 a 10-11. Ma questo cambiamento va di pari passo con il cambiamento della vita dei preti diocesani e si parla di “fraternità”, con modi diversi di vivere gli impegni pastorali e con nuovi tipi di rapporti con gli altri preti e con il vescovo. Anche in questo caso i due cambiamenti sono di fatto due facce di un cambiamento unico e non si può ipotizzare l’uno senza ipotizzare l’altro.

CAMBIAMENTI PROFONDI E LENTI

Ma non sono fenomeni che cambiano fragorosamente dall’oggi al domani. Sono lenti, spesso dettati da situazioni pratiche, a partire, nel caso dei preti, dalla loro vistosa diminuzione. E poi sono cambiamenti che non vanno tutti nella stessa direzione: la diversità delle situazioni detta spesso anche la diversità dei cambiamenti.

In ogni caso il prete, ritenuto, forse a torto, la figura esemplare nella Chiesa (non si usa infatti parlare dei preti come di “uomini di Chiesa? Come se i laici non fossero uomini e donne che appartengono essi pure alla Chiesa…), paga – il prete – più di tutte le altre figure della Chiesa il cambiamento di questa. La crisi della Chiesa è soprattutto crisi del prete.

L’IDENTITÀ INCERTA DEL PRETE

D’altra parte il problema è antico almeno come la Chiesa stessa. Il prete di parrocchia, così come la storia ce lo ha consegnato, ha qualcosa del monaco perché non si sposa, è in parte almeno “segregato”, “uomo del sacro”. Ma ha anche qualcosa del laico perché non vive in un convento, ma in mezzo alla gente di cui condivide in buona parte la vita. Oltretutto questo “stare con la  gente” è ritenuta la dimensione qualificante della sua missione.

Proprio per tutta questa complessità, ci è sembrato utile andare a chiedere a quattro preti, diversi fra di loro e impegnati in forme discretamente nuove di vita ecclesiastica, di raccontarci come vivono, come si sentono preti nelle loro diverse e “nuove” situazioni. Non c’è nessuna pretesa di completezza, naturalmente. Soltanto un saggio, un piccolo saggio di una situazione sempre in evoluzione e sempre più vasta dei singoli casi.  I quattro sono: don Alberto Varinelli, curato di Grumello del Monte e Telgate, don Claudio Avogadri, studente a Parigi, don Michele Lievore, curato nella “unità pastorale di Sovere-Bossico, don Bruno Cescon, direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi di Pordenone.

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