In.Con.Tra Cre: al Patronato un gioco speciale. Proviamo cosa si prova a mettersi nei panni dei migranti. E lo sguardo cambia

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Questa settimana dedichiamo il nostro dossier al viaggio estivo del Cre raccontando le esperienze di alcuni oratori della diocesi e la novità del laboratorio In.Con.Tra.Cre al Patronato San Vincenzo.

Agli appuntamenti fissi dell’estate che ruotano attorno alla grande macchina del CRE, promossi dall’UPEE e non solo, quest’anno se n’è aggiunto uno nuovo: In.Con.Tra Cre, un laboratorio nato dalla collaborazione tra UPEE, Caritas Diocesana, Ufficio per la pastorale migratoria, Cooperativa Sociale Ruah e Centro Missionario Diocesano. “Il laboratorio – spiega Francesco Bezzi, coordinatore del progetto, insieme a Sara Pezzotta e Dalila Raccagni – nasce per far conoscere ai ragazzi il viaggio dei migranti che arrivano in Italia. Si tratta, infatti, di mettersi in viaggio, con i popoli, tra le nuvole, ma di farlo attraverso la dimensione del gioco, per rendere accessibile a tutti la comprensione di un tema tanto fondamentale quanto complesso”.

Il laboratorio è rivolto ai preadolescenti che accompagnati dai loro animatori, si mettono in viaggio per un pomeriggio e una sera con gli operatori del progetto. Per far sperimentare loro che cosa un migrante è costretto ad affrontare si parte con il primo gioco che è la contrattazione, in cui i ragazzi devono, con i soldi che hanno a disposizione, comprare un biglietto di prima, seconda o terza classe, obbligatorio per partire, e con quanto rimane loro possono cercare di acquistare un giubbotto salvagente o del cibo. Si prosegue affrontando il viaggio, imbarcandosi sulla barca che è stata appositamente realizzata dal laboratorio di falegnameria del CentroMeta del Patronato San Vincenzo. Una volta terminato il viaggio i ragazzi vengono smistati attraverso la consegna di un braccialetto, come realmente avviene per i migranti, e da qui iniziano un percorso di quattro prove in cui affrontano i problemi con cui i migranti sono costretti a scontrarsi: anzitutto la rotta che dal Paese di origine devono percorrere per raggiungere l’Italia, riconoscendo bandiere e terreni; si passa poi alla barriera della lingua, gioco in cui i ragazzi sono chiamati ad eseguire compiti impartiti in dialetti africani; da qui si va al gioco sulla burocrazia, durante il quale i ragazzi devono trovare domande e risposte sulle pratiche che un migrante deve svolgere per poter abitare in Italia, cercando tra montagne di carta; infine, viene proposto un confronto, attraverso l’utilizzo di video, su come la Siria fosse prima e dopo la guerra e, durante un finto bombardamento, viene chiesto ai ragazzi di recuperare l’oggetto a loro più caro. “Abbiamo scelto di toccare ognuno dei punti cruciali che, per davvero, chi arriva forzatamente nel nostro Paese affronta e di farlo per far comprendere ai ragazzi la realtà dei fatti – continua Bezzi – i giochi, infatti, sono proposti insieme ad una serie di filmati che parlano di numeri sulle migrazioni e che illustrano come vite umane posso essere divise e distrutte dal muro e dalle frontiere dell’indifferenza. La realizzazione della serata prosegue grazie all’aiuto dei volontari del gruppo Sermig di Bonate che propongono ai ragazzi una riflessione sulle disparità nel mondo attraverso la cena dei popoli. La serata, infine, si conclude con dei giochi che aiutano i ragazzi a riflettere su quanto vissuto durante la giornata, su quali sono i valori che come stelle illuminano le loro vite e su quali macigni sono costretti a trasportare nel loro viaggio quotidiano e le loro riflessioni e le loro preghiere salgono nel cielo, leggere come la mongolfiera, che ogni sera si alza dal cortile del Patronato.

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