Il disastro ferroviario in Puglia. Non è un bel morire

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Non è proprio un bel morire. Si sta andando a casa, o al lavoro, o in vacanza, o a trovare parenti, amici… e, improvvisamente, sullo stesso unico binario arriva, in direzione opposta, un altro treno che non doveva arrivare. Ed è il macello. Il disastro ferroviario in Puglia ha impressionato per il numero dei morti, certo, ma anche per certi particolari che rendono quelle morti non solo tragiche, ma anche strane.

Intanto il luogo: piena campagna, in mezzo agli ulivi. Un uomo sta lavorando il suo campo e viene falciato dalle lamiere dei due treni che si scontrano. Il treno, che è già un intruso in una campagna tanto tranquilla, lo è doppiamente quando porta una devastazione così.

Su quel treno 27 persone perdona la vita, in un istante: una morte senza preavvisi, senza dignità, banale. Tanto più banale se si pensa che è avvenuta forse per un errore, forse per una paletta di un capostazione alzata per sbaglio, certamente perché non esistevano su quel tratto i sistemi di allarme necessari. Nell’era della tecnologia più spinta si muore perché manca la tecnologia più elementare.

Tutto avviene in pieno luglio, quando, almeno chi può, ha la testa altrove, alle vacanze e all’evasione estiva. Il disastro del treno in Puglia sembra voler dire che evadere è comunque impossibile quando qualcuno che stava “evadendo” muore a quel modo. La spensieratezza, anche stavolta, è impossibile.

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