I giusti che parlano arabo. Un altro Islam, non quello dei terroristi

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Foto: il Giardino dei giusti, Tunisi

Khaled al-Asaad, Khaled Abdul Wahab, Faraaz Hussein, Mohamed Bouazizi e Hamadi ben Abdesslem. Cinque nomi di cinque uomini arabi. Sconosciuti ai più ma in realtà sono nomi e persone da ricordare e non dimenticare troppo in fretta.

L’IMPRENDITORE ARABO CHE SALVA EBREI E TANTI ALTRI

Khaled Abdul Wahab fu un imprenditore che salvò numerosi ebrei negli anni dell’occupazione nazista in Africa, Khaled al-Asaad, l’archeologo che ha pagato con la vita la strenua difesa dei tesori della città siriana di Palmira, Faraaz Hussein, lo studente bengalese che a Dacca nel recente attentato costato la vita anche a molti italiani, non ha abbandonato le amiche per mettersi in salvo come avrebbe potuto fare, pagando con la morte questo gesto, Mohamed Bouazizi, l’ambulante e attivista divenuto simbolo delle rivolte popolari del 2010 e 2011 dopo essersi dato fuoco per protestare contro le condizioni economiche e sociali del suo paese, e Hamadi ben Abdesslem che lo scorso anno salvò numerosi turisti italiani durante l’azione dell’Isis al museo del Bardo di Tunisi.

IL GIARDINO DEI GIUSTI A TUNISI, DOPO L’ATTENTATO AL MUSEO DEL BARDO 

A loro, nei giorni scorsi, è stato dedicato il Giardino dei Giusti di Tunisi, voluto per fare memoria di donne e uomini arabi o islamici che hanno messo a repentaglio la vita per lottare contro la persecuzione, il terrorismo e la difesa dei diritti umani. Alla cerimonia ufficiale ha partecipato Hamadi ben Abdesslem, l’unico Giusto vivente. Che così ha raccontato: “Dopo aver trascorso oltre due ore con un gruppo di una quarantina di turisti italiani, abbiamo fatto ingresso al Museo del Bardo. La visita iniziava dalla sala di Virgilio e l’atmosfera era assolutamente rilassata, direi divertita. Quando abbiamo sentito gli spari, ho pensato provenissero dalla vicina caserma e che fosse in atto un’esercitazione. Poi ho capito che non era così. Fortunatamente conosco benissimo il museo e ho trovato un corridoio alternativo attraverso cui ho condotto le persone, le ho fatte uscire, passare per il parco retrostante e lasciate al sicuro in un posto di polizia. Io sono un musulmano praticante, ho già svolto il pellegrinaggio alla Mecca e posso dire di rappresentare il vero, unico volto dell’Islam, perchè dalla mia religione il solo senso che ho appreso è amare l’altro”.

CHI SALVA UNA VITA SALVA IL MONDO

L’idea del Giardino è tutta italiana.  Come chi l’ha pensato, il giornalista Gabriele Nissim. Come l’associazione che l’ha tenacemente voluta e sostenuta: Gariwo, acronimo per Gardens of the righteous worldwide, il giardino dei Giusti per l’appunto, dove per Giusti si intendono coloro che spesero parte della loro esistenza per salvare il prossimo. Perché – come dice il Talmud – “chi salva una vita, salva il mondo intero”. Applicato per la prima volta in Israele in riferimento a coloro che hanno salvato gli ebrei durante la persecuzione nazista in Europa, il concetto di Giusto è stato ripreso per ricordare i tentativi di fermare lo sterminio del popolo armeno in Turchia nel 1915 e per estensione a tutti coloro che nel mondo hanno cercato o cercano di impedire il crimine di genocidio, di difendere i diritti dell’uomo – in primo luogo la dignità umana – nelle situazioni estreme, o che si battono per salvaguardare la verità e la memoria contro i ricorrenti tentativi di negare la realtà delle persecuzioni.

LUOGHI DELLA MEMORIA

Per diffondere questo concetto, da anni Gariwo ha dato vita a veri e propri luoghi della memoria, piccole foreste fatte nascere in quelle terre che nel corso del XX secolo sono state teatro di genocidi, stermini di massa e crimini contro l’umanità. Da Milano, dove nel 2003 è stata piantata la prima foresta a Monte Stella, un’altura artificiale a Milano composta essenzialmente dai materiali provenienti dalle macerie dei palazzi bombardati durante la seconda guerra mondiale, a Varsavia, passando per l’Armenia, la Bosnia, la Repubblica Ceca e il Rwanda: i Giusti ricordati fino ad ora sono soprattutto quanti sono resistiti, fisicamente e moralmente, ai totalitarismi del secolo scorso.

LA STORIA DEI GIUSTI E QUELLA DEGLI INGIUSTI

Come ha scritto Anna Foa sull’Osservatore Romano:  “il ruolo dei giusti, quello della solidarietà, quello del gesto generoso di bontà, non è un elemento marginale della guerra. Salvare è significativo come uccidere, forse di più. La storia degli atti di solidarietà, della resistenza al male, è parte essenziale della storia, del male stesso, dei genocidi, delle violenze contro i civili. Senza i giusti non potremmo raccontare neanche la storia degli ingiusti. Senza i giusti, Dio non salverà Sodoma e Gomorra. Nessuna salvezza senza misericordia”.

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