L’inno di cemento: un libro fa da lente d’ingrandimento sulla chiesa di Pizzigoni a Longuelo

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Giovedì 23 giugno, in occasione del cinquantesimo anniversario della dedicazione della chiesa parrocchiale, è stato presentato in anteprima alla comunità di Longuelo il volume L’inno di cemento | chiesa della Beata Vergine Immacolata in Longuelo. Il libro è il primo numero di un nuovo progetto avviato dall’Ufficio Beni Culturali che rinnova e amplia la sua storica collana dedicata alle Guide delle chiese della diocesi di Bergamo. La collana, che verrà presentata nella sua interezza in autunno, prevede una sottosezione dedicata esclusivamente alle chiese contemporanee della diocesi di Bergamo. Il volume può essere acquistato presso gli uffici della segreteria parrocchiale di Longuelo (per info: 035 402336) e ha un prezzo di copertina di 14 euro. Maria Elena Notari Nardari ha recensito per il Santalessandro questo volume.

 

Diversi sono gli ambiti di indagine dei contributi che costituiscono L’INNO DI CEMENTO, un volume a cura di Giovanni Berera attorno alla chiesa parrocchiale  della Beata Vergine Immacolata di Longuelo, che apre  una collana dedicata alle chiese cotemporanee della Diocesi di Bergamo.  La varietà degli  specialismi professionali e culturali, delle sensibilità personali e degli angoli di osservazione ha prodotto conclusioni in larga parte convergenti, rispondenti al progetto di dare all’opera di Pizzigoni un ampio orizzonte di riferimenti e di individuare una rete di relazioni. Il risultato non è un’antologia di testi, ma una proposta organica per la comprensione dell’opera dell’architetto Pizzigoni .

Già il capitolo introduttivo di don Massimo Maffioletti, parroco della Comunità, delinea una direzione di senso e di lavoro presentando il libro come strumento pastorale. Nei riguardi del singolare organismo architettonico il suo interesse si focalizza sulla tenda grembo accogliente della comunità, in armonia con la liturgia e la  preghiera dell’uomo moderno in cerca di serenità spirituale. Nello spessore temporale del mezzo secolo dall’inaugurazione nello spazio della chiesa si sono sedimentate esperienze e memorie degli itinerari di fede di generazioni, si sono vissuti modi fraterni di celebrare il rito. Negli anni più recenti lo spazio liturgico è stato segnato e in certo modo riproposto con altro senso dall’immissione temporanea di opere di arte contemporanea, che con il suo linguaggio spesso provocatorio ha sollecitato riflessioni sull’essere comunità in relazione alla Parola e allo spezzare del pane. Dopo la premessa del Parroco i saggi si susseguono secondo una progressione spaziale e temporale: dal lontano al vicino, da situazioni generali al particolare locale. Il contributo di Giovanni De Vecchi apre un ampio orizzonte di tipo storico-geografico-urbanistico in cui ambientare la chiesa di Longuelo. Per grandi  linee  si evoca la fisionomia agricola della piccola contrada suburbana, la sua funzione difensiva, il sistema viario, il rilievo assunto a partire dal Cinquecento dalla presenza della chiesa e del convento dei francescani in una realtà sostanzialmente statica, fino alla radicale  trasformazione fra Ottocento e Novecento , quando il Piano Regolatore

tracciando  nuovi sistemi viari provoca la perdita di centralità dell’insediamento originario. Negli anni ’60 Longuelo è  una periferia interessante solo per gli insediamenti residenziali che, come altrove, vanno espandendosi senza alcuna regolamentazione.

Non hanno esiti concreti i progetti di ricucitura e di ridefinizione di un centro di aggregazione policomprensivo, primariamente luogo di incontro per la comunità.

Il PRG del 1969 attorno alla nuova Parrocchiale, avvertita come potenziale centro, prevede la costruzione del cuore del quartiere. De Vecchi ancora lamenta  la mancanza in un efficace legante.

Con una prospettiva antropologica  e storico-culturale don Fabrizio Rigamonti nel suo articolato intervento UNA TENDA PER LA LITURGIA DELLA COMUNITA’ ,dopo aver sottolineato  il legame fra ogni tipo di esperienza religiosa e il luoghi sia naturali sia costruiti appositamente per il culto di un’assemblea, rileva che la progressiva autocoscienza della stessa assemblea e la liturgia conseguentemente praticata plasmano lo spazio sacro, tanto  da mutare il concetto di  Chiesa casa di Dio in quello di Chiesa casa del popolo di Dio, proprio come si realizza nell’opera di Pizzigoni. Sullo sfondo di una tale svolta  don Rigamonti pone il clima culturale del decennio fra ’50 e ’60, quando in ogni ambito la tradizione viene messa in questione e la stessa Chiesa,avvertito il suo isolamento culturale, allenta la sua intransigenza verso la modernità, mentre i movimenti cristiani di base cercano un nuovo modo di proporre il Vangelo. Il movimento liturgico avanza richieste di incontro fra liturgia e arte contemporanea. Grandi architetti innovatori anche nell’architettura sacra. come Le Corbusier e Alto, producono esiti ammiratissimi della loro ricerca. Il ’61, anno della della prima pietra della chiesa di Longuelo, di un anno precedente all’apertura del Vaticano II, è dunque un crocevia della storia; contemporaneamente procedono il cantiere della nuova parrocchiale e il cantiere del Concilio per la riforma del Cattolicesimo. Nei documenti conciliari e nelle Encicliche successive viene espressa una visione globale della comprensione che la chiesa ha di sé e della sua manifestazione liturgica. A questa visione appare in sintonia lo spazio plasmato dall’architetto Pizzigoni, che affida un ruolo primario all’assemblea dei fedeli che insieme ascolta la Parola e condivide l’Eucarestia.

Carla Zito, storica dell’ architettura, autrice del saggio CHIESA E QUARTIERE, inquadra la cultura di Pizzigoni e la  progettazione della chiesa nella fase in cui buona parte della cultura architettonica italiana più avvertita, di fronte all’espandersi invasivo e incontrollato degli insediamenti abitativi, elaborava nuovi  modelli di quartiere per evitarne l’anonimato e la semplice funzione di dormitorio. In tale situazione gli edifici di culto potevano svolgere un ruolo cruciale determinante per l’identità delle aree periferiche di recente edificazione. D’altra parte in linea con la riforma liturgica maturata con lo scopo di far partecipi al mistero celebrato tutti i fedeli, le forme degli edifici sacri andavano pensate come un magistero dello spazio. La chiesa di Pizzigoni è un modello in cui si riassumono le problematiche del tempo di progettazione e di edificazione nel suo connubio di scienza e arte e nell’attenzione alle nuova esigenze liturgiche, ma sotto il profilo urbanistico la sua potenziale centralità è oscurata dalla prepotente edilizia residenziale.

Già nel titolo del suo contributo ARTE STRUTTURA SPAZIO l ’architetto Paolo Belloni, direttore artistico del restauro della chiesa, definisce con efficacia l’unità organica della creazione di Pizzigoni  fra forma espressiva, concetto strutturale e valore simbolico. La pianta centrale, le sottili volte strutturali in cemento armato coprenti un ampio spazio con un impiego ridotto di materiali danno vita a uno spazio liturgico concepito come una tenda. Insieme alla formazione personale e agli elementi ricorrenti nel percorso artistico di Pizzigoni Belloni ne evidenzia la partecipazione a un mondo di ricerche di raggio internazionale, supportate da una prestigiosa realtà locale come l’Istituto di sperimentazione di Modelli e Strutture fra i più avanzati del mondo, con laboratori di ricerca sul calcestruzzo. Il progetto della chiesa tenda rende manifesto in tutti i suoi aspetti l’aggiornamento dell’Architetto sul dibattito storico e artistico e nelle sperimentazioni tecniche  del suo tempo.

Nel saggio conclusivo  UN FATTO DI LUCE lo storico dell’arte Giovanni Berera propone un itinerario di lettura integrale della chiesa della Vergine Immacolata dall’architettura agli arredi, ponendo attenzione alle scelte iconografiche, agli aspetti tecnici dell’esecuzione, ai significati simbolici anche relativi alla collocazione.

L’analisi prende avvio dall’involucro spaziale nella sua configurazione esterna ed interna, nell’immagine della tenda, carica di evocazioni bibliche del Primo Testamento e assurta qui a simbolo dell’Incarnazione di Dio nella storia degli uomini, della presenza di Gesù Risorto e della sua Chiesa. Lo spazio interno lambito dalla luce e proposto come spirituale  dallo stesso Pizzigoni crea un ambiente favorevole alla preghiera comunitaria della preghiera dell’assemblea. L’aula liturgica non suggerisce un itinerario predefinito, lo spazio vuoto avvolge chi vi entra e lo predispone a un’esperienza spirituale. Alcuni arredi liturgici e decorativi sono nati da idee dell’Architetto in coerenza con la fisionomia dello spazio  e commissionati per la fase esecutiva a giovani artisti . Dietelmo Pievani ha così dato forma all’immagine dell’Immacolata su disegni e suggerimenti di Pizzigoni  per ottenere la sensazione di una nuvola bianca: da qui l’uso di materiali leggeri, della monocromia e della tecnica optcal per ottenere effetti luministici. L’esecuzione del tabernacolo è affidata a Claudio Nani che conserva la forma piramidale. Le decorazioni floreali sulle facce laterali ricordano il Giardino delle origini e quello dell’apparizione del Risorto, rispettivamente allusivi alla comunione tra Dio e l’uomo e all’Eucarestia pegno di vita eterna. Sul fronte anteriore i simboli trinitari. Sulla stele di pietra su cui poggia il tabernacolo è inciso in lettere greche il cristogramma, che significa Messia, accompagnato dalla prima e dall’ultima lettera dell’alfabeto per indicare Cristo principio e fine di ogni cosa. Nel ’92 è stato sostituito l’originario portale in ferro e in lamiera su disegno di Pizzigoni con un portale in vetro cemento, opera di Carlo Bertocchi, Mino Marra, Vincenzo Villa, recante un complesso programma iconografico dichiarato nella scritta  del basamento: tre sono i testimoni Spirito Acqua e Sangue, come afferma Giovanni nella sua prima lettera e qui riproposta come verifica per il fedele sulla propria fede e sulla propria esperienza sacramentale. Vi sono effigiati episodi tratti dalla Bibbia e ispirati da una Costituzione del VaticanoII .Tema di fondo è il progetto salvifico di Dio iniziato dalla Creazione e operante nel cammino della chiesa. Agli stessi autori sono state commissionate le quattro vetrate raffiguranti i fiumi dell’Eden. Ultime e significative immissioni nello spazio liturgico l’ampio fonte battesimale che nella sua forma richiama le antiche vasche per il Battesimo a immersione e la Penitenzieria, il cui muro suggerisce la separazione del peccatore da Dio e dai fratelli. Le due opere, in marmo arabescato orobico, creazioni dell’architetto Attilio Pizzigoni, con la nettezza del loro segno e con l’evidente significato simbolico si inseriscono con coerenza nel senso globale della Chiesa dell’Immacolata.

Il libro comprende un ricco corredo iconografico proveniente dall’Archivio Pizzigoni della Maj e i suoi scritti attinenti alla chiesa, oltre a testimonianze dalla posa della prima pietra alla consacrazione della chiesa e a reazioni della critica locale. In chiusura le biografie di tutti gli artisti che hanno operato per la nuova parrocchiale e una bibliografia relativa alla chiesa e al suo Architetto

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