Non è tutto oro quello che luccica. Gli immigrati e la solidarietà oltre le mura di casa

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FORTI RESISTENZE

“Sondaggi ed inchieste convergono su un punto: la maggioranza degli italiani è contraria all’arrivo dei profughi/richiedenti asilo/rifugiati. Anche nella minoranza i dubbi e le incertezze non mancano, soprattutto quando la maggioranza si fa sentire ed apprezza chi urla la contrarietà attraverso i media. I contrari sono presenti negli schieramenti culturali, religiosi, politici. E anche tra gli stranieri. Le parole che segnano questa dominanza sono invasione, ondata, esodo, tsunami… E tra le reazioni primeggia il termine paura, che in queste ultime settimane ha anche un elenco (“le paure degli italiani”) e relative gerarchie (criminalità, profughi ecc.). La minoranza oppone richiami al senso di umanità, ai doveri legislativi nazionali ed internazionali, ai valori democratici, ai precetti morali e ai testi sacri, ma non si registrano cambiamenti. Questa situazione, non prevista e forse non prevedibile prima dell’inizio del biennio  2014-2015, richiede un approfondimento per comprendere i sentimenti di contrarietà per tentare di arginarli.”

Cosi inizia il contributo dal titolo “Immigrazione e opinione pubblica. 2014-2015: il biennio terribile (e il 2016 non va meglio) scritto da Eugenio Torrese, responsabile dell’Agenzia per l’integrazione, un’associazione senza fini di lucro, promosso nel lontano 2002 da Comune e Provincia di Bergamo, Caritas, Nuovo Albergo Popolare e Cooperativa Migrantes. Un testo da leggere e da far conoscere. Poche pagine – che si possono leggere direttamente dal sito dell’Agenzia:www.agenziaintegrazione.it – dove si smontano alcuni luoghi comuni diffusi attorno al tema delle migrazioni. Ma anche alcuni stereotipi frutto di (calcolata?) ignoranza: la confusione, ad esempio, tra immigrati e profughi, la proporzione del fenomeno (cifre alla mano, l’enfasi dei media che parlano di invasione, tsunami, esodo… sono tutte fuori luogo),  la convinzione, a dispetto della storia anche recente, che l’immigrazione sia una novità assoluta e le cose da fare siano da “inventare”. Torrese, recuperando alcuni dati delle neuroscienze, cerca di superare la dicotomia tra razionalità ed emotività e poi  fa propria la tesi degli evoluzionisti: è proprio alla mobilità delle specie, tra cui la nostra “homo sapiens”, che oggi siamo qui e siamo quello che tutti possiamo constatare. Senza mobilità non ci sarebbe stato futuro, cioè il nostro oggi. Non si è trattato certo di una storia né lineare né priva di drammi e conflitti. Quelli odierni rientrano nell’evoluzione della specie rappresentando l’ennesimo capitolo (per la scala cronologica evolutiva si tratterebbe di un frammento di tempo), ma non l’ultimo. L’autore sa che attorno a questo tema si giocherà il futuro presso della nostra civiltà e si chiede quale parte giochino gli intellettuali: sia quelli contrari per i quali la democrazia occidentale è in pericolo e lo è ancor di più l’identità per i grandi numeri e l’assenza di contrasto e controlli, la componente religiosa e cioè il massiccio arrivo di musulmani e il non rispetto delle regole, sia per coloro consapevoli  che oggi la democrazia è messa a rischio da un mancato rispetto di leggi ed accordi internazionali, dal filo spinato ai confini, dall’indifferenza, dalla riduzione di umanità.

QUALE STRATEGIA

Infine, con una serie di rapsodiche suggestioni Torrese termina il suo contributo con la domanda che molti oggi si pongono: quale strategia adottare? Il responsabile dell’Agenzia per l’Integrazione propone alcune scelte da fare subito: distinguere tra accoglienza come politica e accoglienza come strutture ricettive; favorire azioni specifiche per aumentare l’informazione corretta e renderla più penetrante,  migliorare la qualità dell’informazione dei media attraverso l’aumento delle competenze dei suoi operatori, comprendere che la “questione profughi” non nasce e si conclude nel perimetro del Noi aperto o chiuso. E poi l’affondo finale, che obbliga tutti a metterci in discussione. “Bergamo e il volontariato sono un binomio inscindibile. E’ una certezza della storia emotiva della provincia. Ma è tutto oro quel che luccica? I dubbi non sono peregrini. Il più importante può essere così esplicitato: anche tra i volontari la contrarietà verso immigrati/profughi/richiedenti asilo è diffusa. Si tratta di un volontariato, questo sì a “geometria variabile”, perché il perimetro è stato più volte modificato e ristretto. È certamente un capitale sociale importante ma può operare solo al di qua delle mura di città alta? Se il fronte della contrarietà è ampio, allora non è sbagliato pensare che anche tra insegnanti, dirigenti di organizzazioni sportive, sacerdoti e nei sindacati ci sia chi vive ed incarna una contraddizione rispetto ai principi dell’organizzazione in cui opera.”

CONTRADDIZIONI AUMENTANO

Dunque, queste contraddizioni ci stanno accompagnando. Nessuno è immune. Attraversano anche le nostre comunità cristiane. Come le stiamo accompagnando a discernere il nostro tempo e farvi scorrere l’alito del Vangelo? Ce lo ha ricordato poco fa papa Francesco: “Il Signore potrà dirci: Ma tu, ti ricordi quella volta sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo mezzo morto ero io. Ti ricordi? Quel bambino affamato ero io. Ti ricordi? Quel migrante che tanti vogliono cacciare via ero io. Quei nonni soli, abbandonati nelle case di riposo, ero io. Quell’ammalato solo in ospedale, che nessuno va a trovare, ero io.”
E noi, noi dove eravamo?

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1 commento

  1. silvana messori on

    L’ultimo paragrafo è quello che pone la domanda giusta! direi : noi dove siamo ora, in questi giorni?
    dalla teoria alla pratica il salto non è così semplice. i motivi sono tanti ed i sociologi li hanno messi in evidenza con numeri e comportamenti ma l’obiettivo da raggiungere era un altro, proprio nella concezione di come essere “cristiani”. siamo molto spesso chiamati buonisti, imbecilli nel non capire il vero problema, incapaci di individuare il nemico che ci è piombato in casa, ecc. (basterebbe leggere i commenti di tanti cristiani sui giornali e localmente l’Eco) che a mio avviso, non è imputabile alla sola politica, ma alla deflagrazione di un comportamento etico morale individuale, dettato dallo stesso comportamento di fedeli ad una Chiesa, abituata a gestire le difficoltà altrui, ma non a subirla. Parlo della Chiesa, perché L’amo profondamente ed è per questo che desidero puntare il dito sulle piaghe che La circondano ed un amico dice sempre ciò che pensa all’amico a cui tiene. Cambiare la prospettiva e di conseguenza il comportamento: donare in quanto ci è stato donato, accogliere perché noi siamo stati accolti, ecc. senza sovrastrutture mentali di “pietà” o di “buonismo” ma semplicemente perché l’altro sono io, e quindi Gesù stesso, raggiungendo la felicità di cui tanto si aspira. L’odio perpetrato in questi tempi,verso chi viene ad occupare il suolo della nostra Italica Terra, è solo conseguente alla rabbia di dover perdere le nostre certezze, e dobbiamo dire, che le politiche,sporcate da biechi interessi, non sempre sono state fatte per agevolare il sentimento comune ad accettare il momento storico dei nostri giorni. seguiremo gli eventi…

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