A Scampia con il vescovo Francesco abbiamo incontrato uomini e donne che vivono la fede con coraggio

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“E tutti giudicherà e perdonerà i buoni e i cattivi e i mansueti, e quando già avrà finito con tutti, allora favellerà anche a noi: “Venite avanti, dirà, anche voi, ubriaconi, venite avanti tutti senza vergognarvi”, e noi ci faremo avanti tutti senza vergognarci e ci fermeremo e dirà: “Porci, siete, immagini e impronte di bestialità, ma venite anche voi”, e favelleranno i sapienti, favelleranno i saggi “Signore, perché accogli costoro?”, e dirà “Per questo li accolgo o sapienti, per questo li accolgo o saggi: perché non uno di costoro si è mai stimato degno di ciò, e ciò tenderà le mani sue e noi ci prostreremo e piangeremo e capiremo tutto!”

Delitto e Castigo, Fëdor Dostoevskij

Proprio in quest’anno in cui Papa Francesco ha indetto il giubileo straordinario della Misericordia la scelta del pellegrinaggio diocesano organizzato da Ovet e guidato dal vescovo Francesco è ricaduta sulla Campania, definita da Plinio il Vecchio “Felix” e su Roma: un pellegrinaggio che è apparso come un “dittico della Misericordia”. Quasi 400 i pellegrini che hanno partecipato al pellegrinaggio e che hanno camminato, insieme al vescovo, tra i segni belli e buoni della Misericordia. Il cammino è iniziato lunedì 27 giugno, alla scoperta della bellezza e della bontà dell’ospitalità incontrando la comunità monastica di Casamari, abbazia cirtercense in provincia di Frosinone. Il viaggio è poi proseguito, alla ricerca della bellezza e della bontà di Maria, facendo visita al santuario di Pompei e incontrando le storie di chi, tra fatica e caparbietà cerca di riscattare la propria vita inseguendo la legalità nella quotidianità del proprio lavoro. Non sono mancati certo momenti in cui si è potuto contemplare la bellezza e la bontà del creato: la traversata in mare e il panorama della costiera amalfitana hanno offerto l’occasione per riflettere sul nostro essere chiamati ad essere misericordiosi anche verso il creato e la terra che a noi è affidata. Quella terra che, in città come Napoli, sembra “spaccata”, ferita e non solo per via di quella” spaccanapoli” che divide in due la città. Eppure c’è qualcuno che, nonostante le ferite di una terra divisa tra bellezza e illegalità, testimonia che anche vivere a Scampia è bello, come suor Debora delle Poverelle di Bergamo. E bello è stato avere l’opportunità di conoscere storie di uomini e di donne che fanno della loro vita bellezza, che vivono quello stile così poco celebre dell’essenzialità, del sacrificio, della legalità, del servizio. Storie di uomini e di donne che non hanno nulla di straordinario ma che cercano di vivere la loro fede nelle opere, nella concretezza delle scelte, perché siano segno per coloro che non si stimano degni di quella Misericordia che a tutti è offerta. Bello è stato vedere riuniti tutti i pellegrini bergamaschi su via della Conciliazione raccolti in preghiera per varcare la Porta Santa, celebrare insieme l’Eucarestia in San Pietro e condividere con la piazza il momento dell’Angelus di domenica 3 luglio. La bellezza e la bontà dell’essere parte che si è sperimentata in quei giorni di pellegrinaggio resteranno il ricordo più bello perché segno di una Chiesa che, insieme al suo vescovo, è in cammino.

E allora la scelta del vescovo Beschi di condividere e di riflettere insieme ai pellegrini sul monologo di Marmeladov, ubriacone protagonista del romanzo “Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij, resta forse, aldilà della Parola gustata in quei giorni, il messaggio più forte. Per coloro che provano vergogna per la propria umanità e per il proprio peccato, per coloro che non si ritengono degni di essere salvati, per coloro che si sentono esclusi, forse proprio per questi la Misericordia continua a far fiorire segni di bellezza e di bontà.

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