Alta valle Brembana: lavorare insieme è una necessità. Piccole parrocchie e cammini condivisi

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Il territorio frammentato, caratterizzato da una bassa densità di popolazione, ha stimolato, già da diversi anni, la pastorale vicariale dell’alta valle Brembana.

Sono 19 le parrocchie, con una decina di sacerdoti e un numero totale di abitanti che non raggiunge i 7000. Quasi la totalità delle parrocchie conta meno di 1000 residenti, molte solo poche centinaia. «In questo quadro – spiega il vicario don Alessandro Beghini – è praticamente impossibile non lavorare insieme». Molti ambiti della pastorale si sono aperti alla dimensione vicariale, che, su alcuni temi, vede svilupparsi il lavoro in tre grandi zone: il centro, la val Fondra e la valle dell’Olmo.

La pastorale giovanile, il percorso di preparazione al matrimonio, la formazione dei catechisti, la scuola di preghiera, la celebrazione dei Sacramenti della Cresima, della Prima Comunione e della Prima Confessione sfondano i confini parrocchiali e vedono le parrocchie unite in cammini comuni e condivisi. Anche il bollettino ha storicamente una dimensione vicariale, con una parte generale di interesse comune e alcune pagine riservate a ciascuna delle parrocchie o Unità pastorali.

Coinvolge il vicariato anche l’attività dell’Osservatorio sul lavoro e, sul fronte della pastorale giovanile, si è aperto un dialogo attivo con le amministrazioni e le realtà sociali. «Il tema della soggettività parrocchiale – spiega don Beghini – viene garantito soprattutto dalle feste patronali e dei santuari che rivelano la tradizione e l’appartenenza locale». A livello parrocchiale resta anche la dimensione legata alla pastorale degli ammalati e degli anziani. «È un tema su cui saremo chiamati ad interrogarci. Il nostro è un territorio con un’alta presenza di persone anziane. Facciamo però fatica a parlarne e a trovare risposte efficaci alla domanda: che relazione possiamo costruire fra la comunità e le famiglie con un malato in casa, con la fascia delle persone entrate nella pensione, con gli anziani soli? Il tessuto comunitario non può restare indifferente a quello che realmente è la vita delle persone».
Don Beghini vede il futuro del vicariato nella capacità di uno sguardo più grande. «Non si tratta semplicemente di abbattere nella pastorale i confini delle parrocchie, ma di essere autori di un vero cambiamento pastorale. Non possiamo limitarci ad una Chiesa solo sacramentale, ma dobbiamo lasciarci coinvolgere in uno spirito di Chiesa vicina alla vita delle donne e degli uomini. I cinque ambiti di Verona ci indicano il modo in cui la Chiesa può diventare capace di un nuovo modo di stare nel mondo». Il cambiamento invita ad uno sguardo rinnovato anche rispetto ai laici. «La loro presenza non può limitarsi ad un volontariato impegnato a svolgere quanto viene indicato dai preti. Vanno valorizzate le competenze e le professionalità e c’è ancora molta strada da fare sul fronte della condivisione, superando il solo passaggio di informazioni o di decisioni». Nell’annunciata riforma dei vicariati don Beghini vede orizzonti stimolanti. «È un cambio strutturale che implica in modo forte un cambiamento pastorale e ci obbliga ad uscire da alcuni schemi consolidati. Non significa cancellare la storia, ma aprirsi ad una pastorale maggiormente inserita nei contesti sociali, culturali e storici del territorio». A giocare un ruolo importante sono anche i sacerdoti. «È indispensabile camminare insieme. A volte diventiamo noi il limite, quando non si crede nella validità di qualche proposta o quando ancora ci arrocchiamo nelle nostre parrocchie. A noi è richiesto forse il cambiamento maggiore, perché il nostro vivere la fraternità possa essere la forza delle nostre comunità».

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